FMI A ITALIA, DEFICIT DIMEZZATO MA SU DEBITO SERVE SFORZO

(ANSA) – “L’Italia ha dimezzato il deficit, il saldo primario è tornato in attivo e le autorità prevedono un’ulteriore riduzione graduale del deficit.
Il Fmi raccomanda di proseguire questa buona performance e di raggiungere un avanzo primario del 3% del Pil entro il 2027, per ridurre in modo deciso il debito e contenere le vulnerabilità correlate.
Raggiungere questo obiettivo richiederà ulteriori sforzi nel breve termine rispetto a quanto già previsto nei piani fiscali delle autorità”: lo scrive il Fondo monetario nell’Article IV sull’Italia.
FMI ALL’ITALIA, ABOLIRE FLAT TAX AUTONOMI, AGGIORNARE IL CATASTO
(ANSA) – Tra le riforme che l’Italia dovrebbe prendere in considerazione, c’è l’abolizione della flat tax per gli autonomi che “permetterebbe di affrontare questioni di equità e prevenire perdite di gettito”: lo scrive il Fmi nell’Article IV sull’Italia.
“Sulla base dei progressi già compiuti, gli sforzi di riforma in materia di evasione fiscale e di compliance dovrebbero proseguire. Razionalizzare le spese fiscali contribuirebbe ad ampliare la base imponibile, aumentare le entrate e ridurre la complessità del sistema”, scrive il Fondo.
Inoltre, “considerata la solidità del mercato del lavoro e gli alti profitti delle imprese, i sussidi all’assunzione dovrebbero essere sostituiti con misure che stimolino la produttività.
Aggiornare i valori catastali degli immobili aumenterebbe le entrate e potrebbe garantire un trattamento fiscale più equo”.
FMI A ITALIA, PIÙ AMBIZIONE SU CLIMA E SICUREZZA ENERGETICA
(ANSA) – “I rischi legati a clima e sicurezza energetica sono aspetti economicamente cruciali per l’Italia, data la dipendenza da agricoltura, turismo e approvvigionamento energetico estero.
Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima 2024 fornisce una base strategica, ma sono necessarie azioni più ambiziose per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 e migliorare la sicurezza energetica”: lo afferma il Fmi nell’Article IV sull’Italia.
Per l’Italia la raccomandazione è di “potenziare le infrastrutture della rete elettrica, ampliare la capacità di stoccaggio e semplificare le procedure autorizzative, elementi fondamentali per favorire l’integrazione delle fonti rinnovabili”. Inoltre “una maggiore integrazione nei mercati elettrici dell’Ue migliorerebbe la resilienza, ridurrebbe la volatilità dei prezzi e aumenterebbe l’efficienza nell’utilizzo dell’energia rinnovabile”.
FMI, IN ITALIA PROSPETTIVE INCERTE, PESANO DAZI E DEMOGRAFIA
(ANSA) – “Le prospettive di crescita restano altamente incerte per le persistenti tensioni nel commercio globale. La produttività costantemente bassa e i fattori demografici sfavorevoli incidono negativamente sulle prospettive economiche di lungo periodo”: lo afferma il Fmi nell’Article IV sull’Italia.
Sulla politica di bilancio, “un risultato migliore del previsto nel 2024 ha consentito il ritorno a un avanzo primario. Mantenere questa performance positiva sarà essenziale” per far calare il debito. E visto il “limitato spazio fiscale, ogni nuova spesa, anche per la difesa, deve essere pienamente compensata da risparmi”.
“Nonostante l’elevata incertezza a livello globale in materia di politiche commerciali, l’attività economica ha tenuto bene nel primo trimestre del 2025, con una crescita del Pil dello 0,3% su base trimestrale e un livello di occupazione che ha raggiunto un massimo storico.
Il credito alle famiglie è tornato positivo e la contrazione del credito alle imprese si è attenuata”, scrive il Fmi, sottolineando però che “il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro resta ben al di sotto della media Ue, la crescita della produttività è debole e persistono ampie disparità regionali, con tassi di inattività lavorativa significativamente più alti nel Mezzogiorno rispetto al Nord”.
“L’aumento dell’incertezza ha attenuato le prospettive economiche a breve termine, mentre la crescita contenuta della produttività e il rapido invecchiamento della popolazione continueranno probabilmente a pesare sulle prospettive di crescita.
Un’attuazione tempestiva ed efficace dei progetti del Pnrr dovrebbe sostenere l’attività economica nel breve periodo, mentre le tensioni commerciali rischiano di rappresentare un freno rilevante”, prosegue il Fondo.
Per l’Italia quindi “i rischi al ribasso restano significativi, tra cui l’inasprimento delle tensioni commerciali, l’intensificarsi dei conflitti regionali e un ulteriore irrigidimento delle condizioni finanziarie globali”.
Inoltre “gli eventi meteorologici estremi potrebbero frenare la crescita e ridurre ulteriormente i margini di manovra fiscali”, e “ritardi o inefficienze nell’attuazione del Pnrr potrebbero compromettere la crescita”.
E questa sarebbe una scoppola? La Melona se ne vanterà per i prossimi 6 mesi come minimo.
In teoria dovremmo essere tutti più contenti.
A dire il vero, tutto ‘sto boom economico non si vede in giro, ma se lo dice l’FMI…
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Altra bella notizia! https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/29/fatturato-dellindustria-a-marzo-23esima-flessione-in-24-mesi-male-anche-lexport-fuori-dalleuropa/8007274/
Mentre il Paese collassa, Gioggia si preoccupa di approvare schiforme che non interessano a nessuno. Un’altra scoppola gliela daremo noi al referendum. 😠
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/29/governo-aula-luglio-premierato-separazione-carriere-ira-opposizioni-forzatura-news/8007605/
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Qui bisogna evocare LORD ZEPPELIN perché francamente non capisco come sia possibile la flessione industriale a catena mentre il PILu aumenta, anzi, si impenna.
LORD ZEPPELIN!
LORD ZEPPELIN!
LORD ZEPPELIN!
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Non e’ difficle da capire; c’e’ scritto anche nel Vangelo; Non di solo pane vive l’uomo.
Analogamente non di sola produzione industriale vive un paese; se la produzione industriale cala ma le altre voci crescono, la voce complessiva cresce.
Il pil (una delle sue classificaziioni) e’ il seguente
PIL= Consumi delle famiglie+ Spesa Pubblica+ Investimenti Privati+ (Esportazioni-Importazioni) corrette per i tassi di cambio tra le valute.
la produzione industriale e’ spalmata lungo tutte queste voci; i consumi delle famiglie, ad esempio, non sono fatti solo di beni che l’industria produce, sono fatti anche di servizi; le banche, il turismo e la restorazione; l’assistenza.
Se i servizi crescono piu’ di quanto cala la produzione industriale, al netto, il risultato sara’ positivo.
Ed e’ quello che succede; i servizi crescono piu’ di quanto la produzione induistriale cali; il risultato e’ un pil positivo (si fa per dire).
Il problema e’ che i servizi, specie in Italia, sono a piu’ basso valore aggiunto se paragonati alla manifattura, all’industria e da qui l’annoso problema della bassa produttivita’ e dei bassi salari.
Per fare un esempio molto semplice possiamo paragonare il PIL ad un sacco pieno di sabbia e oro.
Supponiamo che inizialmente il sacco sia pieno con 70 Kg di sabbia e 30 Kg di oro; il peso sara’ di 100 Kg.
In un momento successivo il sacco sara’ pieno di 85 Kg di sabbia e 20 di oro; il suo peso complessivo e’ aumentato, pesa infatti 105 Kg; ma la sua composizione e’ cambiata la sabbia e’ aumentata di 15 Kg e l’oro e’ diminuito di 10.
Se tu dovessi scegliere tra i due sacchi, quale sceglieresti?
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A proposito, ho quasi finito la lettiera per i gatti… prendo quello con più sabbia.
Tanto l’oro faccio sempre in tempo a trovarlo in un’auto abbandonata da Bruce Willis.
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La scoppola non era per il governo, era per gli italiani che vedono diminuire il debito a fronte di una strizzata di @@ che non accenna a diminuire. Il governo ha preso soldi sulla mancata rivalutazione delle pensioni, sugli aumenti indiscriminati di tutti i prodotti di largo consumo, sulla contrazione di tutti i servizi del SSN. Il gatto e la volpe ha speso i nostri soldi in armi e chiuso la borsa a favore di ogni azione per la gente comune. Il risultato della grande purga è un saldo primario positivo per il governo e un tracollo economico per il ceto medio (amici esclusi).
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Guarda, non oso leggere la pagina della Melona, quanto si farà ganza delle parole (ovviamente escludendo l’eliminazione della flat tax) dell’FMI.
Poi se ci sono quasi 250 morti all’anno nelle carceri italiane,
se le liste d’attesa passano un anno di tempo,
se gli asili, le scuole, l’alternanza squolah-lavoro(schiavitù), se Gaza, se non ci si caga nessuno non fosse per The Pope, se …. ecc ecc.
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Se il Fondo Monetario Internazionale fosse un ristorante, avrebbe chiuso da tempo. La sua ricetta è sempre la stessa: riduzione della spesa pubblica, abbattimento del debito, incentivi all’offerta tramite concorrenza e contenimento dei costi, stimolo alla domanda con la riduzione delle tasse.
Una ricetta che, in teoria, non è priva di logica. Il problema è che, nella pratica, si è dimostrata spesso inefficace o addirittura dannosa. Gli effetti delle politiche promosse dal FMI sono noti: aumenti della povertà, crescita delle diseguaglianze, compressione dei servizi pubblici. La concorrenza, così come viene evocata, finisce per essere più un’utopia non una realtà: diventa, nei fatti si e’ rivelato essere uno strumento per la concentrazione del potere economico in mani private, spesso capaci di influenzare anche le scelte politiche.
Tornando all’Italia, non si può negare che i conti pubblici abbiano registrato miglioramenti. Ma a quale prezzo? Lo stato della sanità pubblica, le liste d’attesa, la crescita certificata dall’ISTAT della povertà e delle disuguaglianze sono il conto che il Paese sta pagando.
Non sorprende quindi che il FMI si dica soddisfatto del percorso intrapreso dal governo: le sue raccomandazioni sono state seguite, e i risultati, nel bene e nel male, sono quelli attesi.
Certo, qualche incongruenza rimane: ad esempio, la pressione fiscale complessiva non è diminuita, anzi, ed è sempre più iniqua nella distribuzione. La flat tax per gli autonomi è l’emblema di questa stortura: una misura che viola ogni principio di equità contributiva, sia in senso orizzontale che verticale.
Quanto alla revisione del catasto, è un tema che ciclicamente riemerge, la cicclicita’ e’ data dal fatto che sono parole scritte sull’acqua.
E sulla lotta all’evasione fiscale, c’è da chiedersi se il FMI abbia davvero chiaro il significato di questa espressione: per molti italiani, significa far pagare le tasse anche a chi finora le ha eluse. Per altri, evidentemente, i condoni rientrano in questo concetto. Questione di punti di vista.
Sul fronte energetico, il Fondo raccomanda investimenti nella rete e maggiore integrazione europea. Nulla da eccepire in linea teorica. Ma in un Paese segnato da decenni di deindustrializzazione e da un quadro demografico in progressivo deterioramento, la sostenibilità economica di queste scelte resta tutta da dimostrare.
Produrre energia per chi? Integrare per fare cosa? A queste domande il FMI non sembra voler rispondere.
Infine, l’instabilità geopolitica: l’unica certezza è l’incertezza. Pensare di crescere in un contesto globale così fragile è un’illusione. Anche la strada migliore, in astratto, può portare a risultati disastrosi se le condizioni intorno cambiano radicalmente e repemtinamente.
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