L’ex segretario Pd: “Meloni vuole abbinare la legge elettorale al premierato. I progressisti facciano le primarie per i parlamentari”

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – A oggi il centrosinistra, o campo progressista, è ancora un’ipotesi e Pier Luigi Bersani non lo nega, anzi: “Dalla parte opposta a Giorgia Meloni non è ancora pronto nulla di credibile”. Ma l’ulteriore problema è che a complicare tutto potrebbe arrivare una nuova legge elettorale: “Credo che Meloni voglia assolutamente farla, per darsi un premio di maggioranza, e sommata al premierato potrebbe portarci a una situazione non dico come la Turchia di Erdogan, ma non molto lontano da lì”.

Pensieri e preoccupazioni dell’ex segretario del Pd, esternati durante la presentazione sul sito de ilfattoquotidiano.it di Antifascisti immaginari, il nuovo libro di Antonio Padellaro (Paper First). Riflessioni che piovono mentre dalla Campania l’ancora presidente regionale Vincenzo De Luca rialza l’asticella, confermando il livello di tensione a sinistra: “C’è gente che ragiona sulle scadenze istituzionali della Regione senza sapere che cosa sia: pensano di dividersi le candidature a Roma. Ma Napoli e la Campania non sono in vendita, a nessuna forza politica. E i ciucci non possono governare questa regione”. E suona innanzitutto come una stilettata ai 5Stelle che vogliono un loro nome per le urne di autunno, cioè Roberto Fico, a cui per ora De Luca fa muro.

Così non può certo stupire che Bersani inviti le opposizioni a darsi una regolata, e in fretta. “Se non accendi il fuoco grosso, i fuocherelli prima o poi si spengono tutti” sostiene con classica metafora bersaniana. Ergo, “serve una proposta che metta assieme almeno i tre partiti che tengono assieme l’opposizione (cioè Pd, M5S e Avs, ndr) con quattro-cinque punti”. L’essenziale per coagularsi, “anche perché con questa destra ce la giocheremmo” pensa positivo l’ex ministro, che però avverte: “L’idea di marciare divisi e poi colpire uniti sottovaluta il fatto che il nostro elettorato è diverso da quello della destra”.

E la puntura di spillo è per Conte, ma soprattutto per Dario Franceschini, che teorizzò proprio questo principio come strategia per il centrosinistra in un’intervista a Repubblica, nel gennaio scorso. Ma se cambiasse la legge elettorale, con il ritorno alle preferenze e magari il nome del candidato premier sulla scheda? “Io – replica Bersani – vorrei un sistema proporzionale con delle soglie di sbarramento, ma non ce lo daranno. E allora meglio qualsiasi cosa, comprese le preferenze, della nomina dei deputati (da parte dei leader di partito, ndr). Piuttosto, l’alleanza faccia le primarie per scegliere i parlamentari. E lavori a una sua proposta di legge elettorale”. Idee per le Politiche prossime venture. Ma De Luca ricorda a suo modo che prima si voterà per le regioni: “Quelli che vogliono dividersi le candidature a volte sono analfabeti, ma non siamo tutti uguali e la Campania non può tornare nella palude”. Da Roma gli risponde Giuseppe Conte: “È assolutamente corretto che siano i territori a scegliere i migliori interpreti dopo aver condiviso un programma, ma intendo dire tutti i territori, ossia che non sarà una singola persona a scegliere”. Traduzione: va bene scegliere a livello locale, come l’ex premier ripete di continuo – “non ci servono tavolini nazionali” aveva detto al Fatto giovedì scorso – ma non potrà essere De Luca a dare le carte. Non il presidente a cui recapita sillabe urticanti l’eurodeputato del Pd Sandro Ruotolo: “Ricordo a De Luca che i nostri avversari sono Meloni e la destra. E mi chiedo cosa pensi suo figlio Piero delle parole del padre, visto che fa parte del gruppo parlamentare dem”.

Clima non proprio da trattative. Però con lo “sceriffo” bisognerà cercare e trovare un punto di caduta politico. Si spera da qui a un mese, cioè subito dopo i referendum dell’8 e 9 giugno, Colonne d’Ercole secondo molti progressisti. Mentre non è ancora blindata la ricandidatura del presidente dem Eugenio Giani in Toscana, contro cui remano da tempo Avs e 5Stelle. “Nel Pd stanno provando a sostituirlo con il segretario regionale Emiliano Fossi per tenerci dentro la coalizione, ma è difficile che ci riescano”, sostengono fonti del M5S. Perché Giani è radicato sul territorio. E non è un dettaglio.