Un recente sondaggio condotto da Ipsos ha stimato che l’affluenza alle urne non raggiungerà il 40%. D’altronde, in Italia l’astensione costituisce una scelta diffusa e consapevole

Il volantinaggio a sostegno del  referendum organizzato a Napoli dalla Cgil e dal comitato per il 'Si', 10 maggio 2025. ANSA / CIRO FUSCO

(di Ilvo Diamanti – repubblica.it) – Fra circa un mese si svolgeranno 5 referendum su questioni importanti, che riguardano cittadinanza e lavoro. Prima di entrare nel merito delle “questioni”, sulle quali si discuterà molto, nelle prossime settimane, può essere utile riflettere sulla “questione” che attraversa tutti i referendum. La propensione diffusa verso il “non voto”. Un recente sondaggio condotto da Ipsos ha stimato che l’affluenza alle urne non raggiungerà il 40%. D’altronde, in Italia l’astensione costituisce una scelta diffusa e consapevole. Non solo nei referendum. Basta rammentare l’esito delle elezioni legislative del 2022, che hanno segnato il successo del Centro Destra e, anzitutto, l’affermazione di Giorgia Meloni. In quell’occasione, infatti, la partecipazione al voto sfiorò il 64%. E l’astensione, di conseguenza, superò il 35%. Per non parlare delle elezioni Europee dello scorso giugno, nelle quali l’affluenza non raggiunse il 50%. Ma nei referendum la partecipazione al voto è, generalmente, più limitata. Perché le specifiche “materie” in discussione spesso non sollecitano la sensibilità dei cittadini. Comunque, non li coinvolgono e non li mobilitano. Tuttavia, fra gli italiani è elevata la convinzione che “l’astensione costituisca un serio problema per la democrazia”, come emerge dal sondaggio condotto da LaPolis-Università di Urbino, con Avviso Pubblico, nello scorso mese di novembre (2024).

È, probabilmente, anche questa considerazione che ha indotto il presidente del Senato Ignazio La Russa, durante l’iniziativa di FdI, che si è svolta di recente a Firenze, a sostenere che farà “propaganda affinché la gente se ne stia a casa”. Salvo cambiare, in seguito, versione. Probabilmente a causa delle reazioni suscitate in ambienti politici e istituzionali. Il problema “sostanziale”, infatti, è che il voto è alla base della nostra democrazia. Che è “rappresentativa”, in quanto si realizza attraverso la “rappresentanza”. E i “rappresentanti”. In primo luogo, il Parlamento. Mentre la “democrazia diretta”, che prevede la partecipazione “diretta” dei cittadini, viene utilizzata in casi specifici. Di fronte a questioni specifiche. Attraverso i referendum. Appunto. È chiaro che le nuove tecnologie hanno contribuito a valorizzare la partecipazione “diretta”. Online. Ma non hanno sostituito né accantonato il ruolo della rappresentanza. Gli stessi attori politici che hanno promosso la democrazia diretta, in particolare il M5s, si sono adeguati alle forme e ai luoghi tradizionali della democrazia. Con alterna fortuna.

Ma l’affermazione di La Russa, al di là del merito, è importante perché sottolinea come l’astensione costituisca, anch’essa, una scelta di voto. “Il voto di chi non vota”. Che ha diverse implicazioni, diversi significati. Due in particolare.

In primo luogo, marca una scelta precisa. Il distacco da specifiche questioni, che si “esprime non esprimendo” la propria posizione. Ma prendendo le distanze. E, quindi, non partecipando alla formazione del consenso, neppure attraverso il dissenso. Senza, per questo, costruire un progetto e un soggetto comune.

In secondo luogo, si tratta di una scelta che, comunque, non ha ragioni precise. Comunque, condivise. Come spiegano bene Vittorio Mete e Dario Tuorto, in un libro appena pubblicato dal Mulino, dal titolo, significativo: “Il partito che non c’è”. Perché, il partito degli astenuti non esiste. In quanto i “non votanti” non hanno una compattezza e una coerenza interna. La loro composizione, al contrario, è mutevole. E cambia da un’elezione all’altra. Da una zona all’altra.

Per questo non è possibile riassumerne e definirne l’identità. Perché tutto sono meno che “identici”, riconducibili a motivi e riferimenti “comuni”. Anche se è vero che da tempo il principale riferimento comune dei soggetti politici – partiti e leader – è il distacco. Porsi e im-porsi “contro” gli altri. In questa occasione Ignazio La Russa ha proposto un motivo, “personalizzato”, per schierarsi, partecipando alla consultazione referendaria. E per questo ha tentato, in seguito, di ri-vedere la propria posizione. Per non fornire basi e ragioni comuni al voto di chi non vota.