Il filosofo: «Spero continui sulla linea di Bergoglio. Leone XIII è stato il Papa della Rerum novarum, la prima voce della Chiesa contro le diseguaglianze sociali»

A man hangs a picture of late Pope Francis and Pope Leo XIV before a press conference at the archiepiscopacy in Chiclayo, northern Peru on May 9, 2025. US-born pontiff Leo XIV, close to Pope Francis, became a Peruvian national in 2015 and devoted more than 20 years as a missionary in the Andean country. (Photo by ERNESTO BENAVIDES / AFP)

(di Maria Teresa Meli – corriere.it) – Massimo Cacciari, un Papa eletto in quattro scrutini…
«Innanzitutto devo fare una premessa doverosa, io questo Papa non sapevo chi fosse, non lo conoscevo, non era Ratzinger di cui avevo letto i libri, perciò devo basarmi sul suo curriculum che è importante e significativo».

Ossia?
«È il curriculum di un sacerdote in prima linea, di un missionario che ha fatto esperienze concrete e reali. E poi è un agostiniano…».

E quindi ?
«La posizione di Agostino è sempre un segno di contraddizione nei confronti dei poteri mondani ma è anche un segno di contraddizione all’interno della Chiesa. Non dimentichiamoci che Lutero era un agostiniano. Il cristianesimo radicale che è proprio di Agostino potrebbe avere una grande efficacia. E io da non credente sono contento perché ritengo che questo possa significare che Leone XIV continuerà la predicazione di papa Bergoglio. E mi riferisco non tanto alle riforme interne alla Chiesa, per le quali il mio interesse è ridotto, ma soprattutto alla posizione della Chiesa rispetto ai grandi conflitti internazionali. Sì, speriamo che papa Leone XIV continui sulla linea di Bergoglio».

Però, Cacciari, alcuni osservatori hanno notato che il Papa ha parlato di pace a 360 gradi, in maniera differente dal suo predecessore che era stato accusato di aver chiesto la resa dell’Ucraina.
«Cosa vogliamo fare? La guerra all’aggressore? Il Papa secondo costoro dovrebbe intraprendere una crociata contro l’aggressore… È incredibile. So benissimo che la politica europea non predica la pace ma il riarmo, però lo predica malamente e senza logica. La politica, ahimè, non ha mai seguito l’invocazione alla pace di Gesù Cristo».

Quale significato ha a suo avviso la scelta del nome di Leone XIV?
«Leone XIII è il papa della Rerum novarum, cioè della prima voce della Chiesa che condanna le diseguaglianze sociali e un certo tipo di capitalismo, il capitalismo dell’ “Ubi pecunia ibi patria”, come ebbe a dire lo stesso papa Leone XIII. Non può essere un caso che questo papa abbia deciso di richiamarsi a lui. E quindi anche da questo punto di vista mi auguro che Leone XIV, così come predica la pace, predichi anche una maggiore giustizia sociale».

È stato anche notato che, al contrario del suo predecessore, Leone XIV si sia presentato con la stola e la mozzetta rossa. Papa Bergoglio, invece, aveva optato per la semplice veste talare bianca, rinunciando ai paramenti. Questa scelta, secondo lei, cosa significa?
«Il presentarsi al mondo con il semplice abito bianco probabilmente è uno degli elementi dell’immagine di Bergoglio che aveva suscitato maggiori perplessità nell’ambito di certi settori ecclesiastici. Evidentemente Leone XIV ha voluto sottolineare che dal punto di vista dell’immagine qualcosa vuole modificare».

La colpisce il fatto che la Chiesa in un momento di crisi dell’Occidente abbia deciso per una Papa americano? Un papa, cioè, che proviene da quello che finora è stato il Paese-guida dell’Occidente, un Papa antitrumpiano.
«Le dirò che mi ha sorpreso relativamente. Io mi auguravo che eleggessero un Papa europeo perché avrebbe forse stimolato la politica di questo continente a riprendere fiato. Ciò detto, ritengo che il fatto che sia statunitense cambia poco perché le esperienze fondamentali le ha fatte in Sudamerica. Noto invece che anche da questo punto di vista l’Europa continua a perdere centralità a tutti livelli: politico, economico, religioso, morale e culturale. Non siamo tanto di fronte al tramonto dell’Occidente quanto al tramonto dell’Europa».

Insomma, Cacciari, per lei l’Europa è moribonda.
«Non è moribonda perché come mercato continuerà ad esserci anche se non so per quanto, ma sicuramente dal punto di vista politico, strategico, economico, etico e culturale non è più in alcun modo un fattore essenziale dell’alleanza occidentale».