Dopo gli appelli dal concertone del Primo maggio, a poco più di un mese dal voto l’iniziativa sta crescendo nel Paese ma è fuori dagli organi di informazione nazionali. Lanciata la petizione indirizzata al Cda della Rai

(di Giovanna Casadio – repubblica.it) – Al concertone del Primo maggio durante l’esibizione di Ghali è stato srotolato lo striscione per il Sì al referendum dell’8 e 9 giugno. Un grande Sì a quello per la cittadinanza, e ai 4 quesiti per rendere il lavoro meno precario e più sicuro. Ma sta per partire la petizione “Rompiamo il silenzio”, perché – spiega Riccardo Magi, il segretario di +Europa e coordinatore del referendum sulla cittadinanza – a poco più di un mese dal voto l’iniziativa sta crescendo nel Paese, nelle strade, nelle piazze, nel numero di attivisti ma è fuori dagli organi di informazione nazionali. “Zero minuti, zero informazione, zero democrazia”: è la denuncia.
Il volto di Giorgia Meloni che da uno schermo tv invita al silenzio è il logo della campagna per rompere quel silenzio che accompagna i quesiti. “Basta censura sui referendum, questo è un attacco alla democrazia”: è scritto. E la petizione è indirizzata al Cda della Rai, all’amministratore delegato, alla direzione della Rai e alla commissione di Vigilanza Rai. “Denunciamo un fatto gravissimo, che nonostante le rassicurazioni ricevute, i referendum dell’8 e 9 giugno non hanno avuto neppure un minuto di copertura nei palinsesti televisivi della Rai. Non un servizio, non un approfondimento, non un dibattito. Questo silenzio è intollerabile , il referendum è un diritto costituzionale e rappresenta l’unico strumento di democrazia diretta previsto dalla nostra Costituzione”, è lo spot della campagna.
Il leader dei 5 Stelle, Giuseppe Conte ha postato un video sui social per spiegare i referendum sul lavoro con lo slogan: diciamo 4 Sì per il lavoro, per migliorare la vita dei lavoratori.
La segretaria del Pd, Elly Schlein ha rilanciato l’appello ad andare a votare ai referendum contro la precarietà. Riccardo Magi di +Europa traina il quesito per cambiare la legge sulla cittadinanza che rappresenterebbe una svolta epocale in Italia. La sinistra si mobilita per i referendum, tra la gente il tam tam cresce, però la destra è assente.
Solo il presidente della commissione lavoro della Camera, l’ex cinquestelle ora meloniano Walter Rizzetto invita ad andare a votare. Mancano poco più di 30 giorni al voto per i 5 referendum, ma non si è entrati nel vivo della campagna referendaria.
I quesiti rischiano così di restare fantasma e servono 25 milioni di voti per ottenere il quorum, altrimenti i referendum non sono validi. Gli italiani sono chiamati a votare per 5 quesiti referendari: 4 riguardano il lavoro e sono promossi dalla Cgil; uno è il referendum sulla cittadinanza che punta ad abrogare l’articolo della legge del 1992 che stabilisce i tempi per essere cittadino italiano. Lo slogan della Cgil e di Landini è “Per il lavoro ci metto la firma”. Sul lavoro, il quesito numero 1 riguarda il lavoro tutelato e chiede l’abrogazione delle norme che impediscono il reintegro al lavoro in caso di licenziamenti illegittimi.
L’obiettivo è dare a tutti i lavoratori il diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo. Si abroga in pratica la norma sui licenziamenti del Jobs Act che vale per gli assunti dopo il 2015 e prevede per i licenziamenti illegittimi risarcimenti ma non il ritorno nel posto di lavoro. Il quesito numero 2 è per il “Lavoro dignitoso”. Riguarda l’abrogazione delle norme che facilitano i licenziamenti nelle piccole imprese. L’obiettivo è innalzare le tutele contro i licenziamenti illegittimi per i lavoratori che operino nelle imprese con meno di 15 dipendenti. Il quesito numero 3 è sul lavoro stabile. Questo referendum punta a cancellare le norme che hanno liberalizzato l’utilizzo del lavoro a termine. È la ricetta per superare la precarietà dei contratti di lavoro, abrogando la liberalizzazione dei contratti a termine per limitare l’utilizzo a causali specifiche e temporanee. Il quesito numero 4 è sul lavoro sicuro. Che abroga le norme che impediscono in caso di infortunio sul lavoro negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante.
Schlein ha assicurato una mobilitazione capillare del partito, nonostante i mal di pancia di chi nelle file dem aveva votato la riforma di Matteo Renzi sul Jobs act. I riformisti del Pd non condividono ma prendono atto. Annuncia la segretaria: “Il Pd sosterrà i cinque referendum ed è pronto a dare il suo contributo per agevolare la più ampia partecipazione al voto”. È un voto per contrastare la precarietà, aumentare la sicurezza di chi lavora nel Paese che nella Costituzione dice che la Repubblica è fondata sul lavoro, ma non sul lavoro qualsiasi, sul lavoro dignitoso, sul lavoro di qualità’, sul lavoro non precario, non povero, su un lavoro più sicuro”.
Sulla cittadinanza i pentastellati lasciano libertà di coscienza, mentre tutta la sinistra e +Europa è mobilitata.
SIAMO UN PAESE DEMOCRATICO…SEEE… FACCIAMO I REFERENDUM .PERO’ NON TI DICONO PER CHE COSA!
Capisco perchè siamo al 49° posto per l’informazione!
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Carissimi …. mettono il quorum perchè hanno paura che i Referendum passino!
Grandi figli di baldracch…!
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5 SÌ.
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*5 SI* è una scelta di buonsenso, insieme all’invito ai tantissimi perché vadano a votare.
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per me sono 4 si per il lavoro e un enorme NO sulla cittadinanza. 5 anni sono pochi per avere la cittadinanza che tra l’altro è troppo facile ottenere.
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Se un Referendum lo promuove Magi e + Europa è sempre un NO a prescindere.
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Noi voteremo 5 SI…..!!!
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