(di Nanni Delbecchi – ilfattoquotidiano.it) – La copertura mediatica dell’ultimo viaggio di Papa Francesco, la sua strage di ascolti, sono la conferma che uno dei pochi generi televisivi in buona salute è il funerale. A cosa si deve questa straordinaria telegenia della morte, tale oramai da competere con i Mondiali di calcio e il Festival di Sanremo? La prima ragione è ovvia: niente è più universale della falce senza martello, solo lei riesce a unirci tutti, putiniani e volenterosi; fascisti, antifascisti e anti-antifascisti; interisti e milanisti; big e nuove proposte; trapper e neomelodici. Senza contare che oggi “si muore di più”, non c’è giorno che i media non propongano l’addio di una piccola o grande figura storica con ampio corredo di immagini: una tanatoprassi permanente che allarga a vista d’occhio la Spoon River al contrario dei famosi. Andy Warhol dovrebbe rivedere la sua battuta; un giorno ognuno di noi potrà aspirare a 15 minuti di anonimato (ma non è detto).
Da anni i telefunerali sono in costante ascesa, ma l’apoteosi è arrivata con Internet, Bergoglio passerà alla storia come il Papa dei social come Wojtyla è stato il Papa della tv. È sempre esistita una curva di ultras del carro funebre, anziane in gramaglie che si infilano in chiesa come avvistano una bara, ma oggi nel mondo social tutti si sentono giustificati se non obbligati a esserci: ci si vede, ci si fa vedere e si può perfino confezionare il proprio funeralino con un post su Instagram.

Presente! Hanno risposto all’appello i potenti della Terra, ma anche gli uomini qualunque – e qui la vocazione di Francesco ci ha messo del suo. Con saggezza antica, Al Bano ha dichiarato di non essere andato in San Pietro “perché di sicuro mi avrebbero chiesto un selfie”. La felliniana carica dei 250 mila di sabato scorso ha fatto il ragionamento contrario. Perché mi devo accontentare del santino quando posso avere un selfie con la salma? E quando mi ricapita di stare insieme a Trump, a Zelensky, a Melania, a Meloni, a Salvini, ma anche a Valeria Marini e a Nathalie Caldonazzo? La vita eterna alla portata del Bagaglino.