Trump, ‘non ho fiducia al 100%’ nel capo del Pentagono

(ANSA) “Non ho fiducia al 100%” sul capo del Pentagono, Pete Hegseth. Lo ha detto Donald Trump in un’intervista a Abc. A chi gli chiedeva se avesse fiducia al 100% in Hegseth, il presidente americano ha risposto: “Non ho fiducia al 100% in niente. E’ una domanda stupida. Solo un bugiardo lo direbbe. Non ho fiducia al 100% che finiremo questa intervista”. (ANSA).
Trump, ‘Putin mi rispetta, penso che voglia la pace’
(ANSA) “Penso che Putin” voglia la pace. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump in un’intervista Abc. “Il suo sogno era prendere tutto il Paese ma non lo farà. Mi rispetta”, ha messo in evidenza Trump. (ANSA).
IL DISCORSO DI TRUMP
Trump, lo show nel discorso dei 100 giorni: “I migliori di sempre. Mi piacerebbe essere Papa”. I sondaggi sulla popolarità scesa al 39 per cento? “Sono falsi”, dice il presidente degli Stati Uniti in Michigan. E difende Musk

(Paolo Mastrolilli – repubblica.it – “Siamo qui per celebrare i primi 100 giorni di maggior successo di qualsiasi amministrazione. E questo è solo l’inizio, non avete ancora visto niente”. Così la pensa Donald Trump di se stesso, e infatti così ha cominciato il comizio di ieri sera in Michigan con cui ha marcato la prima fase del suo secondo mandato. Per la verità, un sondaggio della Abc dice che la sua popolarità è scesa al 39 per cento, ossia il livello più basso negli ultimi 80 anni dopo 100 giorni di governo. Ma verità e fatti sono sempre stati un optional, nella strategia politica del capo della Casa Bianca, da sempre convinto che ripetere all’infinito qualcosa la renda reale. Perciò, invece di un discorso politico, ha tenuto un comizio, come altre centinaia pronunciati durante la campagna elettorale. Ha fatto la lista della spesa delle promesse mantenute, promettendo di continuare così, ad esempio quando ha detto che le compagnie che non riporteranno le loro fabbriche e il lavoro negli Usa “saranno massacrate”.
La giornata celebrativa di Trump era iniziata in realtà con la firma di un decreto esecutivo che allenta la pressione dei dazi sul settore automobilistico: “Vogliamo solo aiutare durante questo periodo di transizione. È a breve termine”. Dunque le tariffe del 25 per cento sulle vetture importate negli Stati Uniti continuano, ma non verranno sommate a quelle esistenti su altri beni, come acciaio e alluminio. La Casa Bianca ha giustificato la decisione con la necessità di agevolare le case produttrici e dare loro più tempo per riportare le fabbriche negli Usa, ma non mancano gli analisti che attribuiscono questa nuova marcia indietro al crollo della popolarità del presidente nei sondaggi e ai danni già provocati dalle sue guerre commerciali all’economia, confermati dal calo della fiducia dei consumatori al livello più basso dal 2011.
Ma l’incontenibile Trump non si è fermato qui. Prima del discorso, ricordando la recente visita a Roma, ha detto che “mi piacerebbe essere Papa. Sarebbe la mia prima scelta”. Poi ha aggiunto che “non ho preferenze” sul successore di Francesco, ma c’è un cardinale a New York che potrebbe fare il lavoro, ossia Timothy Dolan che ha posizioni conservatrici vicine alle sue. Parlando con la Abc, ha poi detto che “la Cina merita” i dazi del 145 per cento, perché “quasi tutti i Paesi del mondo ci derubavano, ma ora non lo fanno più”. Quindi è salito sul palco una prima volta nella base della Guardia nazionale di Selfridge, difendendo il capo del Pentagono Pete Hegseth, che è stato colpito dallo scandalo del “chatgate”, ma secondo lui “sta facendo un buon lavoro”.
Il comizio dei 100 giorni lo ha iniziato rivendicando il successo: “In queste settimane il mondo sta assistendo a una rivoluzione del buon senso”. Ha denunciato i democratici, a partire dal predecessore Biden, “il peggiore della storia”, definendoli “lunatici che vorrebbero farmi un altro impeachment. Ma ormai sto diventando bravo in questo”.
Trump ha detto che “nei primi 100 giorni abbiamo portato un profondo cambiamento a Washington, il più profondo in quasi 100 anni”. Ha accusato chi era venuto prima di lui di aver “distrutto Detroit per costruire Pechino. Con me invece lanciamo l’età dell’oro”. Si è ventato del fatto che il numero degli ingressi di migranti illegali al confine con il Messico è “crollato del 99,9 per cento: solo tre persone sono entrate. Congratulazioni America. Se non avessimo vinto le elezioni, i democratici avrebbero consentito l’invasione di 30-40 milioni di illegali, molti dei quali criminali”. In realtà, finora lui ha fatto meno deportazioni di Biden nello stesso periodo di tempo, ma come al solito i fatti non contano.
Ha rivendicato la fine dell’inflazione: “I prezzi sono in calo ma le fake news dicono che sono in rialzo”. Questo perché “c’è una persona alla Fed che non sta facendo un buon lavoro”. È l’abituale attacco al capo della banca centrale Powell, con cui Trump prepara il terreno per scaricare su di lui il ritorno dell’inflazione provocato dai suoi dazi, e la possibile recessione che molti economisti, banchieri e imprenditori vedono dietro l’angolo.
Poi ha attaccato i giudici, che stanno intralciando le deportazioni e in generale interpretano ormai il ruolo della resistenza. Ma “nulla fermerà la mia missione di rendere l’America di nuovo sicura”. E i sondaggi che mettono in discussione la sua popolarità “sono falsi e condotti intervistando un numero maggiore di democratici”.
A proposito di dazi, e della marcia indietro appena annunciata per il settore dell’auto, ha avvertito che le case produttrici saranno “massacrate” se non riporteranno le fabbriche negli Usa: “Stiamo concedendo loro del tempo per farlo. Amiamo il Giappone, ma vogliamo che le auto siano prodotte qui”. Quanto alla Cina, “faremo un accordo commerciale equo. Pechino vuole fare un accordo, noi vogliamo fare un accordo”.
Ha difeso anche Elon Musk, lamentando le proteste e il boicottaggio nei confronti di Tesla: “Non è giusto quello che hanno fatto a Elon, è un grand’uomo e ci ha aiutato”.
Una strizzata d’occhio l’ha fatta anche agli italiani, rivendicando di aver salvato la celebrazione di Cristoforo Colombo, che in realtà non è mai stata cancellata, ma solo ridimensionata o affiancata al ricordo delle popolazioni indigene colonizzate. Quindi ha scherzato sull’ipotesi di candidarsi per il terzo mandato. Ma Trump è così, in tutto quello che fa. Incluso il ballo finale sulle note dei Village People, che era diventato un appuntamento fisso dei suoi comizi elettorali. Perché in fondo di questo si è trattato ieri sera: l’ultimo comizio della campagna presidenziale del 2024, o magari il primo del 2028.
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Se un sondaggio della Abc indica un crollo dei consensi al 39% (senza però indicare il punteggio di partenza), vista la nota imparzialità della stampa americana… mi viene il dubbio che avremo presto altre amare sorprese.
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i sondaggisti erano quelli che davano la Kamala in vantaggio alle presidenziali, solo che non hanno specificato che era in vantaggio sulla più grande scoppola del partito DEM
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