Ognuno ha piantato le sue bandierine”, commentava Enrico Mentana nel presentare i titoli dei quotidiani dedicati al colloquio americano di Giorgia Meloni con Donald Trump.

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Ognuno ha piantato le sue bandierine”, commentava Enrico Mentana nel presentare i titoli dei quotidiani dedicati al colloquio americano di Giorgia Meloni con Donald Trump. Ecco, per farsi un’idea della crisi di credibilità dei giornali in caduta libera nelle edicole (le due cose stanno insieme), la breve rassegna del Tg La7 di venerdì sera aveva una sua efficacia. Ovvio entusiasmo nella stampa governativa: dalla “Missione compiuta” (“Libero”) al “Meloni convince Trump” (“Il Giornale”). Esattamente il contrario di quanto, ovviamente, scritto sulle testate di opposizione, una per tutte “Il Domani”: “Meloni-Trump, sotto l’amicizia nulla”. Nel mezzo, grande attenzione a non sbilanciarsi: dal “Corriere della Sera” (“Sì al dialogo con l’Europa”) fino allo sbarazzino “Relazione speciale” della “Stampa”, con foto dei piccioncini a cordialissimo colloquio. Per carità, con uno sforzo in più si poteva anche tentare di dare una notizia. Come, per esempio, ha fatto un giornale di cui non faremo il nome: “Trump incorona Meloni. Ma la smentisce su Kiev”. Del resto, la collocazione politica destra-sinistra delle varie testate ricalca fedelmente gli (ovvi) giudizi espressi sul viaggio della premier dai rispettivi partiti di riferimento: dall’alleluia alla delusione cocente. Lo stesso dicasi nei talk show dove le opinioni di politici e giornalisti al seguito sono prevedibili come le dichiarazioni dei calciatori alla fine del primo tempo.

Suggerisce qualcosa il fatto che il calo delle vendite dei quotidiani proceda di pari passo con la fuga degli elettori dai seggi? Non si può dire che la progressiva desertificazione di edicole e urne comporti un qualche ravvedimento. Anzi, il partito unificato del partito preso se ne giova poiché il numero dei votanti è indifferente quando la torta da spartire è sempre la stessa. Né sembra preoccupare (a parte le solite lacrime rituali) la non partecipazione di percentuali crescenti di cittadini che dotati (ancora) di pensiero critico si rifiutano di portare, si diceva un tempo, il cervello all’ammasso. Le cose possono solo peggiorare. A lor signori piace una democrazia “dove a decidere sono in due e uno è malato” (Winston Churchill).