La guerra dei dazi di Trump contro la Cina per il predominio sui mercati presenta un’analogia importante con la guerra di Biden contro la Russia per il predominio […]

(di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – La guerra dei dazi di Trump contro la Cina per il predominio sui mercati presenta un’analogia importante con la guerra di Biden contro la Russia per il predominio sull’Ucraina. In entrambi i casi, il fattore culturale gioca un ruolo centrale.
L’assorbimento dell’Ucraina nella Nato, avviato dalla Casa Bianca, si basava sul presupposto ottimistico della debolezza della Russia. Nella visione di Biden, se la Nato avesse condotto tre esercitazioni militari in Ucraina nell’estate 2021, la Russia non avrebbe avuto la forza, né il coraggio, di invaderla. In caso contrario, Biden era convinto che avrebbe distrutto la Russia usando gli ucraini. In sintesi, la mente di Biden concepiva due scenari. Scenario numero uno: “La Nato assorbe l’Ucraina e la Russia sta a guardare”. Scenario numero due: “La Russia invade e viene sconfitta”.
A causa dei complessi di superiorità dell’Occidente, i grandi media hanno aderito a questo ottimismo: un ottimismo radicato nella cultura coloniale dell’Europa dell’Ottocento, secondo cui la “civiltà bianca” è superiore a tutte le altre e non conosce rivali. Sotto il profilo dell’analisi culturale comparata, la documentazione scritta mostra che Corriere della SeraRepubblicaLa StampaLiberoil Foglio e il Giornale, si sono lanciati nella guerra in Ucraina con la stessa esaltazione e lo stesso ottimismo con cui l’Italia si lanciò alla conquista dell’Etiopia sotto Mussolini nel 1935. Il presupposto psicologico-sociale è lo stesso: “Noi siamo la civiltà superiore e possiamo espanderci dappertutto piazzando le nostre armi in ogni angolo del mondo”.

Le conseguenze di questo complesso di superiorità sono davanti agli occhi di tutti: l’Ucraina è stata distrutta e la Nato è stata umiliata. L’Ucraina ha combattuto una guerra terribile per entrare nella Nato, ma non entrerà nella Nato. Ha combattuto per entrare nell’Unione europea, ma non entrerà nell’Unione europea. Ha combattuto per preservare la propria integrità territoriale, ma sarà smembrata e perderà le sue regioni più ricche e strategiche. Ha combattuto per difendere la propria indipendenza, ma adesso è sottoposta alla doppia sferza padronale di Russia e Stati Uniti che spolpano le sue risorse.
Il complesso di superiorità di Trump verso la Cina è lo stesso di Biden verso la Russia. Biden non ha voluto riconoscere che la Russia è una superpotenza militare e Trump non vuole riconoscere che la Cina è una superpotenza economica. Il presupposto ottimistico della guerra dei dazi di Trump contro la Cina è che la Cina piegherà la testa facendosi umiliare. Ma è difficile che accada per una ragione oggettiva e una ragione soggettiva. La ragione oggettiva è che la Cina è la seconda economia del mondo o forse la prima. La ragione soggettiva, invece, ha a che vedere con la guerra per Taiwan. Anche in questo caso, dobbiamo ricorrere alla sociologia comprendente di Max Weber per entrare nella testa di Xi Jinping e osservare la guerra dei dazi dal punto di vista della Cina. Nella prospettiva di Xi Jinping, se la Cina non è in grado di resistere ai dazi della Casa Bianca non potrà nemmeno resistere ai suoi proiettili quando scoppierà la guerra per Taiwan: i cinesi la considerano quasi inevitabile visto che la preparano meticolosamente tutti i giorni della loro vita. Tre giorni fa, mentre Trump innalzava i dazi al 125%, la Cina ha svolto l’ennesima esercitazione militare iper-aggressiva contro Taiwan per chiarire che la guerra per Taiwan e la guerra dei dazi sono strettamente collegate.

Nessuno può prevedere quale sarà l’esito della guerra dei dazi di Trump. Le azioni dei governi sono intenzionali, ma le loro conseguenze sono inintenzionali. Il governo americano controlla le proprie azioni politiche, ma non può controllare l’esito dell’aggregazione delle azioni politiche di centinaia di governi. La Casa Bianca ha fatto un salto nel buio.
Tuttavia, una cosa è certa. L’esito dell’assorbimento dell’Ucraina nella Nato dipendeva dalla reazione della Russia. Allo stesso modo, l’esito della guerra dei dazi dipenderà dalla reazione della Cina. In un simile contesto, l’Italia inizia a capire che avere innalzato i muri contro Cina e Russia per compiacere la Casa Bianca non è stato un buon affare. Meloni si è consegnata nelle mani di Trump che, adesso, gliele stringe intorno al collo.