I democratici perdono l’1,1%. Il partito di Salvini al 9%, quello di Conte al 13,8%.FdI in lieve calo (26,6%), gradimento stabile per la premier Meloni

(di Nando Pagnoncelli – corriere.it) – Il mese di marzo è stato caratterizzato — come accade ormai da tempo e con maggiore evidenza dal giorno dell’insediamento di Donald Trump alla presidenza Usa — dagli avvenimenti internazionali. La trattativa Usa-Russia per la pace in Ucraina, con l’esclusione della presenza diretta, almeno per ora, del presidente Volodymyr Zelensky e — sempre per ora — l’assenza al tavolo dell’Europa; il tentativo dei «volenterosi» capeggiati da Regno Unito e Francia che, al momento in cui scriviamo, non sembra ancora aver trovato un accordo definitivo sui percorsi di peacekeeping; l’avvio dei dazi, confermato dal presidente Trump per il 2 aprile, che potrebbero avere conseguenze rilevanti sull’economia mondiale e anche sul nostro Paese.
Sulla politica internazionale si sono evidenziate nette differenze nelle coalizioni. In quella governativa le posizioni distanti tra Matteo Salvini e Antonio Tajani, che sembrano sempre più difficili da ricomporre, e le difficoltà di posizionamento di Giorgia Meloni, divisa tra la necessità di mantenere un legame con Trump, che appare sempre più complesso, e di non esasperare le differenze con gli altri paesi europei.
Nel campo delle opposizioni le posizioni paiono altrettanto se non ancora più distanti, tra l’altro con una dialettica sempre più evidente all’interno del Partito democratico. Le manifestazioni di due settimane fa in sostegno dell’Europa, per quanto partecipate, non sembrano aver contribuito a una ricomposizione. Per quel che riguarda la politica interna, solo per sommi capi, vanno ricordate la mozione di sfiducia verso il ministro della Giustizia Carlo Nordio, respinta dalla Camera, la vicenda della ministra del Turismo Daniela Santanchè di cui si allungano i tempi, la polemica sul Manifesto di Ventotene che ha visto toni accesi da entrambe le parti.

Gli orientamenti degli elettori segnalano una sostanziale conferma delle tendenze che avevamo registrato già lo scorso mese, con qualche novità. Dal punto di vista delle intenzioni di voto continua il calo di Fratelli d’Italia che oggi troviamo al 26,6% (con un calo di qualche decimale rispetto allo scorso mese), il punto più basso sino ad ora registrato nei nostri sondaggi. In crescita invece la Lega, stimata al 9% (+ 0,9%) che torna a sorpassare Forza Italia, accreditata dell’8,4%, in lievissimo calo. Sembra che i distinguo insistiti di Salvini e il suo netto posizionamento filotrumpiano producano qualche risultato.
Nell’opposizione si registra una flessione significativa del Partito democratico, stimato al 21,5%, con una perdita di poco più di un punto nell’ultimo mese. Le difficoltà di posizionamento e le divisioni interne probabilmente pesano su questo risultato: è ipotizzabile che il calo sia dovuto contemporaneamente alle perplessità della componente «atlantista» e di quella «pacifista». Tanto più che cresce, sia pur in misura contenuta (+0,6%), il Movimento 5 Stelle oggi stimato al 13,8%. La netta scelta di campo contro il piano Rearm Europe negli ultimi due mesi ha dato frutti non di poco conto. Per il resto i cambiamenti sono contenuti, anche per l’astensione purtroppo stabile a livelli elevatissimi.
La compagine di governo vede le valutazioni dell’esecutivo in lievissimo calo: l’indice di gradimento (la percentuale di valutazioni positive su chi si esprime, esclusi i non sa) è oggi al 40, di un solo punto sotto febbraio, ma il livello più basso registrato dall’insediamento. Nessun cambiamento invece per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che però, stimata al 41, conferma il calo dello scorso mese e si colloca anch’essa al livello minimo registrato dal 2022. È indubbio che continuino a pesare in questa tendenza le divisioni della maggioranza che erodono la percezione della premier come capace di garantire la coesione della coalizione e le difficoltà di posizionamento nel panorama internazionale cui accennavamo in apertura.
Per quel che riguarda i leader, i cambiamenti sono davvero modesti, ma evidenziano alcune tendenze che vanno sottolineate. Continua infatti il calo di Antonio Tajani che, pur confermandosi al primo posto, ha un indice di apprezzamento del 29, il livello minimo registrato da quando è diventato segretario di Forza Italia. Dato che lo colloca vicino a Giuseppe Conte, con un indice del 27, che conferma la ripresa progressiva dal punto minimo registrato nei giorni della assemblea costituente del M5S. A seguire Elly Schlein, stimata al 25, uno dei livelli più bassi registrati dalla vittoria delle primarie quando raggiunse il 34. In piccola crescita Matteo Salvini, oggi al 24. Pur contenuti, i cambiamenti registrati confermano le tendenze evidenziate per quel che riguarda gli orientamenti di voto.
In sostanza possiamo dire che l’elettorato si sta posizionando lungo quella faglia che avevamo evidenziato nel sondaggio di due settimane fa sulla guerra in Ucraina: la stanchezza per la guerra e le resistenze al riarmo sembrano infatti dare conto dei principali cambiamenti registrati questo mese.
I sondaggi di Pagnoncelli sono i più affidabili. Diversamente dagli altri istituti che lo danno oltre il 30%, qui FdI è al 26,6% e in calo. E’ impensabile che con un quadro socio-economico così critico (i dazi ci daranno la mazzata finale), le promesse tradite e il fallimento sui migranti, FdI sia sopra il 30%. Meloni è in fase calante e con il peggioramento della crisi economica, il suo consenso è destinato a scendere ulteriormente.
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leggerò i sondaggi, quando stimeranno a zero virgola il PD
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Forza 5 Stelle! Per un’Italia migliore ed un mondo più giusto meno armato
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