Al convegno “Cannabis e fertilità”, il braccio destro di Meloni mette in guardia sul ddl sicurezza con lo stop alla canapa light. E ribadisce: “Nessuna distinzione tra droghe leggere e pesanti”

(di Paolo Dimalio – ilfattoquotidiano.it) – Alfredo Mantovano ha un capro espiatorio per il calo delle nascite: la cannabis, ma è “dilagante anche la banalizzazione sessuale e da questo mix derivano conseguenze importanti in un momento di crisi demografica come questo”. Parola del braccio destro di Giorgia Meloni, sottosegretario della presidenza del consiglio dei ministri con delega ai servizi, ma anche alle politiche antidroga.
Non gli stipendi fermi al palo da 30 anni con i prezzi in ascesa, neppure la carenza dei servizi per le famiglie e il declino dello Stato sociale, mentre lo spirito di comunità evapora in Occidente: secondo l’ex magistrato di inclinazione cattolica e conservatrice, i giovani non fanno i figli per via della cannabis e delle eccessive sollecitazioni sessuali. Mantovano ha espresso il ragionamento davanti ad un un pubblico amico, ospite del convegno “Cannabis e fertilità”, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dal centro di ricerca e studi sulla Salute procreativa dell’Istituto scientifico internazionale Paolo VI (Isi). “L’uso della cannnabis da decenni è banalizzato e in certi casi addirittura propagandato e a tale propaganda ha fatto riscontro la crescita dell’uso”, ha dichiarato il sottosegretario di palazzo Chigi.
I dati sui giovani e la cannabis – “La diffusione delle droghe – ha aggiunto Mantovano – ha carattere pandemico e per questo è importante il vostro convegno”. Il sottosegretario ricorda i dati della Relazione annuale sulle tossicodipendenze pubblicata a giugno 2024: nel 2023 quasi 960mila giovani tra i 15 e i 19 anni, pari al 39% della popolazione studentesca, riferiscono di aver consumato una sostanza psicoattiva illegale almeno una volta. L’uomo di Meloni rammenta come si sia abbassata l’età del primo spinello (10-11 anni) e anche il progressivo aumento della concentrazione di Thc: “Quando ho iniziato a fare il giudice 40 anni fa, la percentuale di principio attivo del materiale sequestrato si aggirava su 1, o 1,5 per cento”, “ora la concentrazione media di Thc ha raggiunto il 25 per cento”. Dunque, si chiede Mantovano, con quale responsabilità si definisce leggero uno spinello?”. Neppure un accenno alle cause sociali che spingono un ragazzo di 10 anni ad assumere marijuana: forse i giovani sono inclini biologicamente?
Droghe leggere e droghe pesanti – Poi l’affondo sul cuore della questione: è “ascientifica la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti – ha dichiarato Mantovano – sarebbe come dire che bere un terzo di litro di birra è lo stesso di un terzo di grappa, qualche differenza c’è”. Un passaggio piuttosto oscuro che svela l’approccio ideologico. Addetti ai lavori obiettano a Mantovano: ad essere ascientifica è l’omologazione tra droghe pesanti e leggere. Con le prime si muore di overdose, con le seconde no: entrambe danno dipendenza, solo piscologica per le droghe leggere. Questo è un antico paradosso: il dipartimento antidroga feudo delle destre conservatrici che non distinguono tra marijuana ed eroina. Basta ricordare il regno di Carlo Giovanardi, con Germana Apuzzo a capo dell’ufficio stupefacenti.
Ddl sicurezza, sterminare i cannabis shop (salvando Coldiretti)- Mantovano si tiene sulla stessa linea, mettendo nel mirino un nemico in più: la cannabis light. L’articolo 18 del ddl sicurezza, in discussione al Senato, vieta “l’importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l’invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze della canapa (Cannabis sativa L.), anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché di prodotti contenenti tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli oli da esse derivati”.
Una norma per radere al suolo la cannabis light, con lo spiacevole corollario di mettere nei guai gli agricoltori della canapa: infatti Coldiretti è al lavoro con una truppa di parlamentari per emendare il testo e salvare solo le imprese agricole. Mantovano mette in guardia: “Il cosiddetto ddl Sicurezza che ribadisce che le infiorescenze e le resine di cannabis non possono essere commercializzate a prescindere dal contenuto di Thc, fermo restando gli utilizzi medici”. Mantovano si riferisce all’altro principio attivo della cannabis: il Cbd (cannabidiolo). La letteratura scientifica ad oggi esclude effetti psicotropi, ma il governo e il sottosegretario non hanno dubbi: tanto da considerare il fiore verde privo di Thc “un pericolo per la sicurezza e l’incolumità pubblica”, “attraverso alterazioni dello stato psicofisico del soggetto assuntore”. È scritto nella nota del dipartimento antidroga del 10 settembre 2024.
Criminalizzare il Cbd, contro la scienza e i tribunali – Eppure, oltre alla comunità scientifica, anche il Tar ha riconosciuto il carattere innocuo del Cbd, sospendendo il decreto ministeriale che inseriva il principio attivo nella tabella degli stupefacenti. Decisiva la perizia del professor Costantino Ciallella (già Direttore dell’istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza di Roma): secondo il docente, il Cbd non determina dipendenza psicofisica e non possiede effetti psicoattivi.
Ma il governo e Mantovano tirano dritto: il calo delle nascite è colpa della “dilagante banalizzazione sessuale” e della cannabis. Dunque l’impegno contro le dipendenze, sul fronte culturale perché i Fratelli d’Italia hanno studiato Gramsci e il concetto di egemonia: “Stiamo provando ad invertire la tendenza con una attività che si muove su più fronti da quello scolastico a quello della comunicazione in collaborazione con la Rai con progetti già realizzati e altri in via di realizzazione”. La guerra alla droga è appena cominciata.
ah quindi difficoltà a trovare lavoro, stipendi nettamente più bassi che nel resto d’Europa, disparità di genere per cui pagano meno le donne da un lato e dall’ altro gli uomini hanno meno diritti in termini di paternità, ansia continua per lavoro,clima, guerre, percorso di studi tra i più lunghi d’Europa senza essere però formativo per il lavoro (abbiamo ottime università ma molto teoriche e visto che le aziende non vogliono quasi più formare diventa difficile trovare e stabilizzarsi), oltre al caro affitti non incidono nulla?
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Droghe leggere e droghe pesanti – Poi l’affondo sul cuore della questione: è “ascientifica la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti – ha dichiarato Mantovano – sarebbe come dire che bere un terzo di litro di birra è lo stesso di un terzo di grappa, qualche differenza c’è”.
Questo è non solo cinico ma anche ottuso.
Certo che c’é differenza.
Ma quell’esempio che ha fatto CONVALIDA la differenza tra droghe leggere e pesanti, mentre loro le vogliono tutte escluse!
La gente che si fa di spinelli per curare una moltitudine di malattie no vero?
Gli ‘oli’ di canapa che problema pongono alla ‘sicurezza pubblica’?
Poi i gggiovani non fanno figli perché si cannano.
Non possono essere presi sul serio, sono del tutto deficienti.
La cannabis ha applicazione in decine di patologie, il fumo ZERO anzi le crea, eppure di questo non parlano, anzi continuano a venderlo come se niente fosse.
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Se uno ignora deliberatamente il problema è inutile che ci si possa aspettare soluzioni da quel qualcuno.
Partiamo col dire, ammesso e non concesso, che la dipendenza da stupefacenti sia la causa primaria per cui non si fanno figli è quanto meno opinabile.
Esistono altre forme di dipendenza non meno gravi quali la ludopatia, la dipendenza da internet social media e videogames, dalla pornografia ecc ecc.
Aggiungo che sembra quasi paradossale chiamare certi sistemi di comunicazione via internet come “social media”; sono l”esatto contrario.
Io quando ero ragazzo se dovevo parlare con qualcuno lo dovevo incontrare; oggi posso farne anche a meno; quindi questi media sono social o Asocial?
Per carità comodo, ma su quanto siano “social” trovo tutt’altro che fuori luogo avere dei dubbi.
Comunque si tratta pur sempre di media, cioè di mezzi e tutto dipende da come uno intende usarlo quel mezzo.
A dire il vero esistono studi che mostrano come la denatalità e l’uso di droghe siano correlate; tuttavia questi studi dicono anche che l’uso di droga sia un effetto e non la causa.
Per farla semplice il disoccupato non fa figli perché è disoccupato; se poi fa anche uso di droghe per evadere dalla dura realtà quotidiana, creando per altro un circolo vizioso, quello è un effetto; la causa primaria rimane pur sempre la disoccupazione.
La persona ludopatica ha problemi non solo finanziari, ma anche di instabilità emotiva da cui discendono problemi relazionali.
Nei due esempi citati si tratta, in generale, del solito problema dell’uovo e della gallina; sei disoccupato e ti droghi o ti droghi e quindi sei disoccupato? Esistono ludopatici che hanno famiglie, ma la dipendenza di certo non favorisce la creazione di nuclei stabili.
Ma nel novero di questi è innegabile che per parte di essi non creino famiglie proprio per i problemi citati.
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Per quel feroce e ottuso ‘cattolico’ del mantovano è semplice, basta leggere all’incontrario il rapporto e così si inverte a piacimento il rapporto causa effetto. Vergognoso che uno così voglia rompere le 00 alla gente che si fa di cannabis.
Poi notare bene ‘cannabis’, mica crack, fentanyl, cocaina, eroina.
Sono quasi 100 anni che Hearst e Dupont hanno iniziato la guerra alla canapa e il bello è che l’hanno sostanzialmente vinta, con questi farabutti prezzolati pronti a sposare una causa di cui non capiscono niente, tanto che molti parlamentari hanno passato votazioni contro la marijuana senza nemmeno sapere che era sempre la buona vecchia canapa con cui si facevano tele, corde, e persino la carrozzeria delle auto nonché almeno il 30% delle medicine usate ad inizio ‘900.
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