Intervista al capogruppo M5S alla Camera

Riccardo Ricciardi, M5S

(di Matteo Pucciarelli – repubblica.it) – ROMA – Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera, da Parigi arrivano notizie dal vertice dei “volenterosi”, l’Italia non invierà propri uomini, ha detto Meloni. Come giudica il tutto?

«È il minimo sindacale, in un contesto drammatico per la classe politica europea. Noi da tre anni chiediamo un vertice di volenterosi ma per fare l’Europa protagonista di pace. Ora è un tentativo, goffo e in ritardo, di accreditarci come un soggetto che dica la propria».

Lei crede che il centrodestra risolva le proprie contraddizioni sul tema con questa decisione?

«C’è in corso un miserevole gioco comunicativo e di posizionamento sull’argomento, la Lega alla fine voterà qualsiasi cosa dirà Meloni, come ha sempre fatto finora. Il governo non cadrà certo per motivi nobili, come ad esempio lo sarebbe l’opposizione a un piano di riarmo».

Lei è il primo firmatario di una mozione da discutere in aula contro il Rearm Europe: qual è l’obiettivo di questo documento?

«Quando Conte era presidente del Consiglio e portò a casa 209 miliardi del Pnrr per l’Italia, soldi destinati allo sviluppo, al sociale, agli investimenti, il Parlamento fu chiamato a votare. Qui, con 800 miliardi di euro per le armi, no. Ed è paradossale che ciò avvenga nel mentre agitiamo il vessillo di noi “continente democratico contro le autocrazie”, visto che in pratica si scavalcano i parlamenti. Così cerchiamo di utilizzare tutti gli strumenti possibili per far discutere del piano, sennò la democrazia a cosa serve?».

C’è speranza di unire l’opposizione su questa mozione?

«Avs ha già detto che condivide il percorso. Siamo a una svolta della storia, non ci si può ridurre ai posizionamenti interni, ai giochi tattici, non è questo il punto: l’impostazione del Rearm condizionerà le nostre vite, c’è una commissaria che ironizza su un kit di sopravvivenza di 72 ore per le emergenze. Capisce il clima?».

Insomma, dice lei, non è una manovra ostile al Pd.

«No, né verso nessuno, crediamo solo che il Paese, rappresentato attraverso il Parlamento, meriti una discussione chiara».

Sabato 5 aprile avete convocato la piazza contro il riarmo, a Roma: anche qui, è aperta a tutta l’opposizione?

«A chiunque: cittadini, partiti, associazioni, sindacati, a chi vive con disagio questo clima di “nemico alle porte”. La guerra vera è semmai commerciale, si pensi ai dazi, ci sono migliaia di aziende che entreranno crisi, di questo dovrebbe preoccuparsi l’Europa. O di come far sì che la necessaria transizione ecologica sia anche sociale, non fatta alle spese dei più deboli. Ricordo che cinque anni fa un piccolo virus, non un esercito, ci ha messo in ginocchio anche perché il sistema sanitario era stato privatizzato, spezzettato, indebolito».

Pensa ci saranno esponenti Pd?

«Non so, ma sono benvenuti, posto che il tema non è chi c’è o non c’è: a noi interessa che di fronte a questa sensazione di angoscia imposta anche da narrazioni mediatiche, ci si ritrovi assieme per partecipare».