Applausi al piano Ursula: “A prescindere da ogni posizione, si tratta proprio di una mancanza completa di intelligenza storica”

(di To. Ro. – ilfattoquotidiano.it) – Per Massimo Cacciari, il problema non è tanto il gesto di Romano Prodi – la ciocca di capelli tirata alla giornalista Lavinia Orefici – ma una forma di disonestà intellettuale che ha colpito un’intera generazione di europeisti. “Non mi interessa giudicare quello che ha fatto – dice il filosofo – ma invece di innervosirci, dovremmo prima di tutto prendercela con noi stessi. È vero che parlare del manifesto di Ventotene come se fosse un testo scritto l’altro ieri è assurdo, denota una mancanza totale di senso storico. Ma bisogna essere onesti: a tirare fuori quel manifesto per prima è stata la sinistra, non Giorgia Meloni”.
Se attualizzare Ventotene è ridicolo, i primi a farlo sono stati quelli che hanno sventolato il manifesto in piazza?
Il centrosinistra l’ha trasformato in una sorta di feticcio. È una cosa di un secolo fa, dentro ci sono delle idee che attualmente non sono rappresentate da nessuno.
Meno che mai dalla sinistra parlamentare.
Però se la prendono con la Meloni… Von der Leyen è lontana dal manifesto di Ventotene dieci volte più della Meloni. Prodi doveva solo rispondere, tranquillamente, che nessuna forza politica attuale ha niente a che fare con il manifesto di Ventotene.
Anche Bertinotti ha detto che avrebbe tirato un oggetto contundente verso la premier, per quello che ha detto su Ventotene.
Ma sì, anche Bertinotti… ammesso che l’abbia mai letto. Se c’è qualcosa di completamente lontano dal manifesto di Ventotene, sono i rifondaroli.
Nel “dibattito” è tornato un clima difficile da respirare, simile ai giorni delle liste di proscrizione sui “putiniani”?
Il problema non è il clima, ma l’assurdità totale, l’assenza di ogni realismo politico, da parte di chi oggi nei fatti, se non a parole, è a favore di questa assurda strada di riarmo. Pensare di costruire un rilancio dell’Unione politica europea su questa base è una follia. L’idea che si possa diventare forti politicamente attraverso un riarmo generalizzato, che avviene Stato per Stato, è l’assurdità delle assurdità. A prescindere da ogni posizione, si tratta proprio di illogicità, di una mancanza completa di intelligenza storica, di strategia, di prospettiva.
Qual è la natura di questa riscoperta improvvisa del sentimento europeista, dopo tanti anni in cui l’Europa è diventata latitante?
L’Unione è stata resa più difficile da centomila cose, dal venire meno di alcuni pilastri, come solidarietà e sussidiarietà, denunciati già con la crisi in Grecia. Dalla mancanza di ogni strategia internazionale comune. E poi dall’allargamento dissennato che ha messo all’interno dell’Unione europea nazionalisti e sovranisti.
Ma secondo lei, che idea di Europa hanno le persone che sono scese in piazza in suo nome?
Per me è una débâcle culturale, l’assenza di logica e strategia politica. Assurdità e contraddizioni che sarebbero inconcepibili con i leader di prima della caduta del muro.
Sul riarmo, Elly Schlein sta tenendo un punto non semplice all’interno del suo partito.
Temo che conti poco o niente, nella sostanza. Poi rispetto ad altri, forse è anche la meno peggio.
Mentre c’è questa attenzione costante sull’Europa e sull’Ucraina, non si può dire lo stesso sugli scempi di Israele in Palestina.
Sì, Gaza l’abbiamo messa da parte, perché tanto non è in Europa, siamo alle solite. La nostra opinione pubblica si agita, per un attimo, solo se le cose avvengono proprio sotto casa, come in Jugoslavia e come adesso in Ucraina. Se ci sono massacri sull’altra sponda del Mediterraneo, non hanno niente a che fare con noi. Abbiamo costruito un’Europa soltanto atlantica, scavando ormai un fossato difficilmente colmabile con l’Est e con la Russia. E l’abbiamo fatto come se i rapporti con gli Stati Uniti potessero continuare a essere gli stessi del passato, adesso ci svegliamo bruscamente. È un paradosso: come può esserci un’Europa solo atlantica, senza Mediterraneo e senza sponda orientale? Sono vecchi discorsi che stavano a cuore a tutti i veri europeisti, tra cui quelli di Ventotene. Oggi è tutto collassato, tutto distrutto.
Enrico Rossi
“L’Europa deve essere pronta ad affrontare tutte le minacce e il modo migliore per farlo è anticiparle.”
Questa frase è stata pronunciata ieri dalla Commissaria europea alla gestione delle crisi, Hadja Lahbib. Poi sono seguiti i consigli: tutti si attrezzino con scorte di acqua, cibo e medicinali per almeno 72 ore, e facciano esercitazioni comuni.
Un messaggio che fa paura, che fa subito pensare alla guerra, e che non possiamo non collegare al riarmo che si vuole fare nella UE con una spesa di 800 miliardi.
Un pensiero spaventoso che si rafforza quando la Commissaria aggiunge che si tratta di “essere preparati a qualsiasi tipo di crisi: una nuova pandemia, una catastrofe naturale o una guerra”, come “abbiamo visto negli ultimi 3 anni in Ucraina con proiettili, droni, missili, aerei da combattimento e sottomarini”.
Dunque a Bruxelles si pensa veramente alla guerra. E il timore si accresce quando senti le notizie che arrivano da Parigi, dall’incontro tra Macron e Zelensky, che ha anticipato il vertice dei “volenterosi” di oggi.
La linea non è certo quella di spingere sui negoziati o di avanzare proposte di pace. “Mosca firmi la tregua senza condizioni”, dice Macron, annunciando altri due miliardi di armi da mandare a Kiev.
Al vertice di oggi questo concetto verrà ribadito, indicando ancora una volta nelle armi la soluzione del conflitto, e quindi alimentando il rischio di un allargamento dello scontro e di un coinvolgimento diretto dell’Europa.
Di fronte a tanta furia bellicista, arrivi persino a pensare che, per quanto sbagliata, potrebbe essere una fortuna la decisione di Trump di giocare in due la partita, USA e Russia, e che comunque, in queste condizioni, sia un bene che l’influenza sul negoziato dell’Unione Europea e della Gran Bretagna sia praticamente vicina allo zero.
Inoltre, nella stessa giornata di ieri si fanno sempre più minacciose anche le insistenze di Trump sulla conquista della Groenlandia.
“Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza internazionale. Dobbiamo averla. È un’isola di cui abbiamo bisogno da un punto di vista offensivo e difensivo. Odio dirlo in questo modo, ma dobbiamo averla”, ha detto il presidente americano.
È una dichiarazione, anche questa, che fa pensare al peggio perché non esclude la possibilità di un’invasione armata di un territorio che fa parte, non dimentichiamolo, della Danimarca, e quindi dell’Unione Europea.
E a questo si aggiunge l’orrendo genocidio e la deportazione del popolo palestinese a Gaza.
Contro questo delirio bellicista, che se non interrotto prepara una guerra mondiale, bisogna scegliere l’unica via razionale: quella del negoziato e della pace, e dell’opposizione a una nuova corsa al riarmo, valorizzando tutto ciò che va in questa direzione.
Infatti, è positiva, una volta tanto, anche la posizione del governo italiano che esclude di inviare truppe in Ucraina se non sotto l’egida dell’ONU, e perciò con il parere favorevole dei 5 membri del Consiglio di Sicurezza, di cui fanno parte anche Cina e Russia.
Personalmente vedo in modo molto positivo anche le manifestazioni per la pace, come quella indetta dal M5S per il 5 aprile, e la presentazione di mozioni in Parlamento contro il riarmo da parte dei Cinque Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra.
Il mio augurio è che anche il PD, il partito che dovrebbe essere la forza fondamentale della sinistra, erede delle battaglie contro i missili e per la pace di Enrico Berlinguer, faccia una scelta netta, abbandonando definitivamente il sostegno a Ursula von der Leyen e votando contro il riarmo della UE.
Le posizioni di Elly Schlein e la mozione votata di recente in Parlamento hanno rappresentato passi avanti importanti. Ma non basta, perché su temi come quelli della pace e della guerra occorrono scelte nette, fatte nei tempi giusti.
Sono convinto che, se si consultassero gli iscritti e gli elettori del PD, la stragrande maggioranza si esprimerebbe per la pace e contro il riarmo, senza se e senza ma.
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