Uno degli aspetti al contempo più drammatici e ridicoli di tutta la questione “Meloni contro Manifesto di Ventotene con indignazione della sinistra”, oltre all’evidente fatto che la […]

(di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – Uno degli aspetti al contempo più drammatici e ridicoli di tutta la questione “Meloni contro Manifesto di Ventotene con indignazione della sinistra”, oltre all’evidente fatto che la presidente del Consiglio usa un testo del 1941 per colpire la “sinistra” di adesso e occultare i casini del suo governo, e la “sinistra” di adesso ci casca con tutte le scarpe occultando di fatto i casini del governo Meloni, è che il passaggio del Manifesto contro la proprietà privata letto dalla Meloni è in realtà altrettanto urticante e assolutamente irrealizzabile per gli stessi manifestanti pro-Europa che si infervorano contro la Meloni.
A Giorgia Meloni è bastata la furbizia: siccome il mio governo fa porcate riconosciute da tutti, compresi miei elettori, giudici di destra e forze dell’ordine, da ultima quella sulle intercettazioni che si possono fare solo per 45 giorni perché il ministro per così dire competente Nordio ritiene che dal 46esimo giorno sarebbe accanimento giudiziario se non persecuzione di innocente, allora devo inventarmi qualche trucchetto. Potrei toccare i totem della sinistra attuale (cioè di questa scialba acquetta conformista, europeista a prescindere e atlantista solo quando governano i Buoni, che della vera sinistra non ha manco il sentore) e farla imbufalire più di quanto facciano le misure del mio governo. Ora: la proprietà privata di cui auspicavano l’abolizione Spinelli, Rossi e Colorni non era quella della casa, dell’automobile, della argenteria di famiglia e degli oggetti di consumo; bensì quella dei mezzi di produzione. Abbiamo dei dubbi che la parte più agiata della piazza per “l’Europa di Ventotene” sarebbe d’accordo. Quell’Europa ideale di Ventotene in cui Meloni non vorrebbe assolutamente vivere perché biecamente sovietica, è la stessa in cui non vorrebbero vivere i nostri migliori liberali sedicenti di sinistra. Spinelli, Rossi e Colorni (tra l’altro l’autore della parte sulla riforma della società è Rossi, che era un liberale, non un comunista) volevano che fosse abolita la proprietà degli strumenti materiali e immateriali attraverso i quali si producono beni o servizi, non solo fabbriche, ma anche terre, risorse, materie prime. In un contesto del tutto diverso, oggi ciò vorrebbe dire nazionalizzare l’energia, svincolarci dalla sudditanza economica agli Usa, togliere ai privati la proprietà delle autostrade o delle sorgenti d’acqua, che un referendum (tradito) del 2011 ha voluto fosse pubblica. Oggi mezzi di produzione sono i server della Rete, nonché i dati che essi contengono. Quel che il Manifesto voleva fosse combattuto erano i monopoli, che devono essere aboliti o limitati se si trovano nella “condizione di sfruttare la massa dei consumatori”. E hai voglia quanti ne abbiamo oggi. Voi ce li vedete i partecipanti alla piazza pro-Europa, cioè pro-ReArm Europe, a lottare per l’abolizione dei monopoli, l’abbattimento dei privilegi sociali, la fine dello sfruttamento del lavoro? Sono i capisaldi del neoliberismo che hanno appoggiato e propagandato per anni!
A occhio, il 90% di quelli che sabato scorso erano in piazza, compresi dirigenti ed elettori del diversamente pacifista Pd, era tutta gente a cui è meglio non toccare i privilegi di casta e per la quale i mezzi di produzione stanno bene nelle mani in cui stanno, quelle dei padroni. Nella nostra Europa ideale, per dire, la produzione di armi dovrebbe essere nazionalizzata in ogni singolo Paese e la libera stampa e l’informazione non dovrebbero giammai essere collegate a chi le armi le fabbrica. E sapete chi è uno degli azionisti di rilievo di un semi-monopolio della produzione italiana di armi pesanti insieme a Fincantieri? È un privato, si chiama Exor, ed è azionista di Iveco, che a sua volta sta (forse) per essere comprata da Leonardo – colosso italiano e mondiale di produzione di ordigni e veicoli militari – oltre che l’editore del giornale che ha promosso la manifestazione.
👏👏👏👏👏
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Condivido l’applauso!
La psuedosinistra ipocrita è fessa!
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insomma,
i NAGA preparano la riscossa contro i neo “Hitler” Tramp e Pootin.
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Mi auguro che chi ha deciso di partecipare alla piazza del 15 marzo abbia il buon gusto di evitare quella del 5 aprile, fottute delegazioni comprese.
Gli eventi sono troppo diversi per tentare di infilarsi in entrambe le foto di gruppo.
Visto che sono ansiosi di sfilare a beneficio di telecamere possono aspettare il giorno dopo e andare dai compari borghesi “”progressisti “” di Bologna o Firenze.
Se possibile, evitino di sporcare dove è lindo.
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L’altra piazza del 15 marzo 👇
Ennesimo pippone magistrale del Marru 👇
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Brava la Ranieri. Tocca un punto fondamentale che rilevai leggendo qualche giorno fa il Manifesto.
Oggi parlare di “statalismo” sembra una bestemmia. Ma non per la “destra”, o meglio non solo, ma proprio per quella “sinistra” che era in piazza del Popolo il 15 marzo.
Essendosi tutti svenduti al neoliberismo le forze politiche ( con l’eccezione del M5s) dovrebbero TUTTE criticare i principi e gli obiettivi del Manifesto di Ventotene.
Stracciarsi le vesti per quella che è una “furbata” della Meloni, fino ad arrivare a piangere come il caso umano, patetico e imbarazzante Fornaro (piange per un Totem irriso e non per migliaia di bambini morti a Gaza, e non è retorica, è il segno di una sensibilità DEVIATA), ti da il peso morale e strategico di questa classe politica d’opposizione. Anche l’intervento di Colucci ( M5s) è stato ridicolo.
La Meloni andava inchiodata, rivelandone la “furbata” e far capire che non ci si cascava. Perché c’è il tema di quale Europa vada perseguendo lei, il suo Governo e le pulsioni antitetiche tra i Partiti che lo formano. E che non sia quella di Spinelli e co. ci può stare. Ma qual è? Quello della Vonder Leyen? Di Draghi? Del parakulismo, un po’ di qua (VdL), un po’ di là ( Trump). Che poi, VdL e Trump sono 2 NEMICI dell’Europa.
E allora non è meglio dire…SMANTELLIAMOLA?
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sarebbe bene che il movimento prendesse spunto da questo articolo per avviare una discussione, anche a livello di singoli enti territoriali.
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Condivisibile l’idea che il manifesto di Ventotene sia usato da una che vede. giorno dopo giorno, l’acqua salire di livello e non deve salire molto per sommergerla, per sviare l’attenzione dai problemi veri.
Riamane da capire cosa si debba intendere per problemi veri; se sono quelli cogenti quali le politiche economiche del riarmo, almeno per chi le ritiene tali; la bassa produttività da cui DISCENDONO i bassi salari (e non il viceversa), la crisi dell’automotive; oppure quelli ben più strutturali quali la cancrena delle corporazioni (notai, taxisti, balneari), il crimine organizzato, l’evasione fiscale e per ultimo il sunto di tutti questi mali: la demografia da incubo.
Il resto dell’articolo cioè il Ventotene si, Ventotene no, è puro surrealismo.
La storia patria insegna che abbiamo avuto per decenni esperienza di realtà produttive in mano allo stato: IRI, Poste, Alfa Romeo, ILVA, Alitalia, ANAS/Autostrade.
Sono state tutte privatizzate con indicibile dolore degli ideologi di complemento.
Tutti contro Draghi e Prodi colpevoli di averci messo la faccia nel compiere l’atto sacrilego; ma mai una mano alzata contro i sindacati e la politica tutta che per gli stessi decenni hanno usato quelle aziende per infilarci dentro amici, parenti, conoscenti e dove i lavoratori fesso-furbi venivano cooptati con l’assenteismo tollerato, con assunzioni al di sopra di quelle che erano le reali necessità produttive, con carriere legate più all’appartenenza che alle reali capacità individuali.
Proprio quest’ultimo punto pone l’attenzione sui manager scelti, che si sono rivelati incapaci di scelte aziendali mirate quali investimenti in ricerca e sviluppo per fronteggiare la competitività esterna, la globalizzazione
Le aziende di stato in Italia sono stati il sommo esempio di quello che in economia politica si chiama free riding ( scroccone in italiano antico; tipo il viaggiatore che usa i mezzi pubblici senza pagare il biglietto da cui appunto il nome) e che porta inevitabilmente al fallimento dei beni pubblici; di cui ILVA e Alitalia sono i casi più emblematici.
E’ andata meglio col privato? In alcuni casi si (ENI, Enel; Leonardo che non produce solo armi), in altri casi no (Alitalia, Ilva), in altri casi NI (Poste)
I casi di successo sono comunque ascrivibili, almeno in parte, al fatto che operano, specie ENI ed Enel, in mercati caratterizzati da domanda rigida e poco esposta alla concorrenza sul mercato interno.
In Italia il problema non è quindi pubblico/privato, destra/sinistra, Ventotene si/Ventotene no; in Italia il problema è la testa della maggior parte degli Italiani; il problema è culturale.
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Signora Ranieri lei è per caso una medio progressista ? Medio progressista no, ma, diciamo , una comunista .
Beh tutto ciò è confortante . Voglio dire, che vi sia una giornalista che affronta la questione in oggetto in questo modo non è affatto scontato si tempi d’oggi. Abbiamo sotto gli occhi una forza politica formata da persone che un tempo manifestavano con bandiere rosse con sopra falce e martello e adesso amano l’ America che un tempo era il loro nemico che sognavano di notte e anche di giorno . Ma si può ? Certo che si può se contemporaneamente si fanno manifestazioni per il riarmo e pro guerra .Volete Il prototipo ? Michelino Serra .
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Ma no, parte di quelli che son andati in piazza il 15 maggio ci torneranno il 6 aprile, per la serie “Mi si nota di più se vado o se non vado? Se vado!”
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Proprietà privata, Costituzione italiana e Manifesto di Ventotene…
La Costituzione italiana -nata dal sangue della Resistenza al nazifascismo- sancisce una ‘limitazione’ alla proprietà dei ‘mezzi di produzione’ (riprendendo quanto scritto nel Manifesto da Spinelli e Rossi, con contributo di Colorni, ammazzato dai fascisti della famigerata banda Koch):
-art. 41: L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.
-Art. 43 A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.
Chiaramente i monopolisti e le loro ‘mosche cocchiere’ aborriscono dette limitazioni.
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