Uno scoop del New York Times fa luce su un incontro top secret della Difesa con il miliardario. Ma la fuga di notizie scatena l’ira di Trump. E il capo della Tesla minaccia le fonti del giornale

(Mattia Ferraresi – editorialedomani.it) – Elon Musk è stato al Pentagono per discutere di Cina e tecnologia in un incontro riservato con il segretario della Difesa, Pete Hegseth. La riunione è durata un’ora e mezza, e al termine Musk è uscito dall’edificio, intrattenendosi lungo il tragitto con il segretario.
«Se c’è qualcosa che posso fare per aiutare, vorrei davvero che ottenessimo un buon risultato», ha detto Musk, prima di liquidare le domande dei cronisti che lo aspettavano, lasciando intendere che anche questa era una delle solite missioni per tagliare spese e razionalizzare i processi amministrativi.
Informazioni top secret
Non era questo, tuttavia, il formato originario dell’incontro: il capo dell’agenzia Doge avrebbe dovuto partecipare a un briefing con informazioni top secret sui piani bellici degli Usa contro la Cina, ma quando il New York Times nella mattina di venerdì ha documentato la circostanza, appoggiandosi sul racconto di anonimi funzionari della Difesa, l’amministrazione è andata in cortocircuito.
Da Donald Trump in giù, le autorità del governo hanno reagito in modo isterico alla notizia e poi hanno cambiato in fretta e furia il programma della visita. Secondo le fonti del quotidiano – la cui versione è stata corroborata da altri media, fra cui il Wall Street Journal – si trattava dell’ennesimo allargamento del perimetro dell’autorità di Musk, capo di un’agenzia federale ma in realtà presidente-ombra delegato a qualunque cosa e invitato in qualunque consesso, inclusi i vertici di gabinetto, dove in teoria avrebbero posto soltanto i segretari.
I potenziali conflitti di interessi sono evidenti: Musk fa affidamento sulla manifattura cinese per la filiera di Tesla e SpaceX esiste soltanto grazie ai contratti del Pentagono. Perfino Trump non ha provato a negarli, ma ha cercato di rassicurare tutti – si fa per dire – dicendo: «Non mostrerei mai a Musk, un uomo d’affari che ha business in Cina, i piani per una potenziale guerra contro quel paese».
Si tratta però della stessa persona che qualche ora prima aveva di fatto difeso gli interessi economici dell’uomo più ricco del mondo augurando «una sentenza da vent’anni» a chi danneggia le Tesla. Ha anche evocato la possibilità di rinchiudere questi «teppisti» nelle prigioni di El Salvador, «che di recente sono diventate famose per le loro adorabili condizioni», e ha dato ordine alla procuratrice generale di dire altre cose minacciose su chi si accanisce contro il brand.
Musk si è esaltato per il «martello della giustizia» che si abbatte contro i suoi nemici, altro segno inequivocabile che l’apparato della giustizia è stato messo al servizio dei suoi interessi.
Reazione smodata
È anche la stessa persona che all’apparire del resoconto del New York Times ha postato sul social Truth una reazione smodata e con più maiuscole del solito. Il New York Times viene descritto come «uno dei peggiori e dei più intenzionalmente falsi giornali del mondo», la giornalista Maggot Haberman (in realtà Maggie, ma lui la chiama maggot, che significa “verme”) è una «stupida truffatrice» che scrive usando fonti «inesistenti» e gli deve un premio Pulitzer per il suo «pessimo giornalismo». Poi il gran finale: i giornali fake sono «i nemici del popolo, e Elon non è stato informato di niente sulla Cina dal dipartimento della guerra».
Dopo l’articolo originario del Times, il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha dapprima confermato la visita di Musk, ma poi ha corretto il tiro: quelle che circolano sono «100% fake news, semplicemente false. Elon Musk è un patriota, siamo fieri di averlo al Pentagono».
Anche Hegseth ha scritto che «questo non è un meeting sui piani di guerra top secret contro la Cina. È un incontro informale su innovazione, efficienza e miglioramento della produzione. Sarà grandioso!». Nel coro dei difensori non poteva mancare lo stesso Musk, che per non farsi mancare nulla è passato alle minacce: aspetto «le indagini penali su quelli al Pentagono che hanno passato informazioni false al New York Times», ha scritto su X.
Vittoria di Boeing
Nella giornata incentrata sulla difesa, Trump ha anche annunciato che Boeing si è aggiudicata il contratto per produrre il nuovo jet F-47, il velivolo militare più potente della storia. L’aereo di Boeing, azienda che aveva disperatamente bisogno di questa commessa per risollevarsi, rimpiazzerà il F-22 Raptor della Lockheed Martin e sarà equipaggiato per operare in stretta collaborazione con i droni.
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