In Europa, Francia, Germania, Italia &C. – Senza dibatto. A Roma aiuti a Kiev segreti, Parigi scavalca l’Assemblea, a Berlino blitz sul bilancio

(Di Riccardo Antoniucci e Cosimo Caridi – ilfattoquotidiano.it) – La peggiore forma di governo eccettuate tutte le altre muore nell’oscurità, oppure sfinita dalle “eccezioni”. Non accade solo in Ungheria, in Slovacchia e nelle “democrazie illiberali”, ma anche nel cuore dell’Europa liberale, dove la crisi ucraina spinge i governanti a scavalcare i parlamenti, con l’effetto di fomentare tra gli elettori frustrazioni sempre più illiberali.
In Italia i pacchetti di aiuti militari all’Ucraina non sono mai passati da un voto parlamentare. Ogni anno il governo fa un decreto, convertito poi dal Parlamento, in cui si autorizza l’invio di armi. Il materiale inviato è segreto, rivelato soltanto al Copasir. E il dibattito politico sul riarmo è tenuto lontano dalle sedi del potere legislativo: Meloni è andata al Consiglio straordinario del 6 marzo senza prima riferire alle Camere, il sì al piano da 800 miliardi è stato concesso senza alcun mandato. Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia litigano sui giornali e nelle piazze, il Pd si spacca a mezzo intervista, ma in aula il tema non entra. È la diretta conseguenza di anni in cui il Parlamento è stato vieppiù svilito, con un monocameralismo di fatto che stronca la discussione e spesso riduce una delle due camere, a turno, a fare da passacarte.
Nella Francia di Emmanuel Macron, tra gli allarmi su una prossima guerra mondiale e l’invasione da parte della Russia, il premier François Bayrou al governo da pochi mesi ha già evocato il famigerato articolo 49 comma 3 della Costituzione, che consente di approvare un testo di legge in deroga al dibattito parlamentare, bypassando il voto. Gli è servito per approvare la legge di bilancio: il suo predecessore Michel Barnier era caduto sullo stesso inciampo, soccombendo a una mozione di censura. Bayrou, costretto a un governo di minoranza per non far governare la sinistra o il Rassemblement national, ha già annunciato che userà ancora il 49.3 per la riforma del welfare. Istituito nel 1958, questo strumento eccezionale è stato usato 100 volte nella storia della 5ª repubblica francese: l’ex premier macronista Elisabeth Borne l’ha usato 23 volte in due anni: una volta al mese.
E mentre in Romania l’ascesa politica di Calin Georgescu e dell’estrema destra viene osteggiata con manovre a cavallo tra il politico e il giudiziario, con l’effetto di riempire le piazze di Bucarest di sostenitori del candidato nazionalista, qualcosa sta cambiando anche a Berlino.
In Germania, uscita dall’era di timidezza di Olaf Scholz, il cancelliere in pectore Friedrich Merz ieri ha trovato un accordo con i socialdemocratici per formare il governo di “grande coalizione”. Ed è pronto a forzare le ferree consuetudini parlamentari per dare corpo ai suoi piani. Il Bundestag si avvia su un iter a tappe forzate, con l’obiettivo di approvare entro due settimane la più grande riforma del prossimo governo: un aumento (indefinito) della spesa extra-budget per l’esercito e 500 miliardi di euro di debito destinati alle infrastrutture. Tutto questo nella lame duck session, il periodo di latenza che segue le elezioni e precede l’insediamento dei nuovi deputati. In questo lasso di tempo le pressioni elettorali sono minori ed è più facile far passare misure anche controverse.
Forte dell’accordo con i socialisti, Merz intende far approvare dal Bundestag attuale la ristrutturazione del freno al debito, perché nel nuovo Bundestag non avrebbe la maggioranza qualificata necessaria per una riforma costituzionale. Il voto è previsto il 21 marzo: la proposta prevede l’esenzione dal freno al debito per le spese militari che superano l’1% del Pil: “Whatever it takes”, ha chiosato il cancelliere. Parlamentare di lungo corso ma anche ex capo del consiglio di sorveglianza di BlackRock in Germania, Merz sembra pronto ad applicare al bilancio statale e alla democrazia parlamentare i metodi spicci tipici del settore finanziario.
i parlamenti sono un opzional, un ostacolo per i fascismi vecchi-moderni,
ricordiamoci che il fascismo è nato dalle rivendicazioni sociali.
I veri fascismi moderni sono quelli che si dichiarano di centro come Renaissance, Unione Cristiano-Democratica, e la pseudo-sinistra i Verdi, in Italia il PD, calendiani, renziani, i berluschini ecc….
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È l’ €uropa che piace a Serra e a tutti quelli che andranno in piazza a difenderne i ‘valori’.
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Parlamentare di lungo corso ma anche ex capo del consiglio di sorveglianza di BlackRock in Germania, Merz sembra pronto ad applicare al bilancio statale e alla democrazia parlamentare i metodi spicci tipici del settore finanziario.
Non bastando banksters come Macron e Draghi, adesso abbiamo un altro che viene dal mondo del settore finanziario, ovvero dalla peggio disgrazia dell’era moderna.
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