
(ilfattoquotidiano.it) – Trasformare Gaza in una smart city, verde e alimentata da energie rinnovabili. A Rafah un centro logistico, a Khan Younis un polo di ricerca scientifico, a Gaza City la sede del governo, nel nord un centro culturale. Nel resto della Striscia, zone agricole, residenziali e resort sulle spiagge per “il turismo locale”. Non è il progetto “Gaza riviera” di Donald Trump, ma la visione dell’Egitto, presentata ieri al primo summit della Lega Araba al Cairo. I Paesi arabi cercano un’alternativa, mossa benvoluta dagli Usa che puntano al minimo impegno, mentre Israele sta a guardare. L’idea dell’egiziano Al-Sisi ieri è stata adottata dall’assemblea dei leader. Escluso il trasferimento forzato dei gazawi, si propone una road map associata a stime economiche per ricostruire Gaza. I fondi? Dalle risorse fossili di Gaza, aiuti esteri e forse in “riparazioni” israeliane. Per l’Egitto va creato un governo di transizione dove non ci sia Hamas e dove collaborino l’Autorità palestinese e gli Stati limitrofi. Non si parla di smilitarizzare l’organizzazione islamista.