(dagospia.com) – I leader europei si vedranno oggi a Londra per discutere del futuro dell’Ucraina: che fare, soprattutto ora che Trump e il suo vice JD Vance hanno “bullizzato” in diretta mondiale il povero Zelensky? Come procedere per evitare di ritrovarsi soli, deboli e disarmati a sostenere Kiev mentre gli Stati uniti si occupano della Cina e Putin si pappa l’Ucraina?

L’Europa non parla con una voce unica: Orban è sempre più insistente nel suo ruolo di trombettiere del Cremlino, Giorgia Meloni si preoccupa di sostenere le ragioni di Trump e Macron si sforza di aggregare l’Ue su una linea comune che non provochi vergogna e molti danni. Senza contare che, in questo momento, il leader più “solido” del cucuzzaro è il premier britannico Keir Starmer, leader di un paese che dall’Unione europea è uscito con un traumatico referendum.

A proposito di Starmer: Trump ha deciso di esentare la Gran Bretagna dall’applicazione dei dazi commerciali per due buone ragioni.

La prima è che, non essendo nell’Ue, Londra è fuori da quel recinto che il tycoon e Musk vogliono disarticolare, spaccandolo. E a Washington preferiscono evitare il riavvicinamento tra la Gran Bretagna e Ue che andrebbe a rinforzare Bruxelles (Londra è una potenza nucleare e membro permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu) e a indebolire le mosse della Casa bianca.

La seconda buona ragione è che i rapporti tra le intelligence britanniche e americane sono strettissimi, a partire dalla condivisione di dossier top secret.

Dopo “l’imboscata” di Trump, JD Vance e Marco Rubio al povero Zelensky nello Studio ovale, Giorgia Meloni non sapeva dove sbattere la testa: ora ci vuole davvero un enorme pelo sullo stomaco dare ragione a quello svalvolato di Trump e a tacere sull’aggressione vergognosa al presidente ucraino.

La Ducetta in versione camaleonte si è nascosta, ha evocato un incontro tra gli alleati per discutere: zero riferimenti a quanto accaduto nello Studio ovale.

Dopo il trappolone a Zelensky nella Casa bianca, la sora Giorgia e Fazzolari ci hanno anche provato a mettere giù un comunicato che non sconfessasse Trump e tendesse una mano all’Ucraina. E mentre riflettevano, pesando ogni parolina per non urtare “The Donald”, Salvini li ha anticipati con la sua sparata turbo-trumpiana: “L’Italia ha il diritto e il dovere di lavorare, insieme agli Stati Uniti e a tutti quelli che con tenacia e coraggio cercano di evitare una Terza Guerra Mondiale”. 

A quel punto, a palazzo Chigi hanno preferito restare in silenzio sulla mortificazione di Zelensky e comunicare, con una nota scarna, l’avvenuta telefonata con Trump. 

Un passo falso, quello della Meloni. A differenza di tutti i leader europei, non ha espresso una chiara e inequivocabile vicinanza a Zelensky. Ha preferito chiamare Trump per concordare la posizione da tenere al vertice di Londra sull’Ucraina. Al leader di Kiev neanche un telegramma, un messaggio whatsapp, un segnale di fumo.

Sarebbe stato uno scatto d’orgoglio necessario, vista l’intransigenza con cui Meloni si è fatta paladina di Kiev durante la presidenza Biden. E sarebbe stato ancora più utile ora che il suo vicepremier Salvini manda cuoricini a Putin e sogna di andare a Mosca.

La confusione regna sovrana nel governo, visto che l’altro vicepremier e ministro degli Esteri, Tajani, ha rassicurato: “Tutti dobbiamo lavorare per una pace giusta che, però, non può consistere nella sconfitta di Kiev”.

Mentre il suo vice alla Farnesina, il meloniano Edmondo Cirielli, ha randellato Zelensky: “Credo che ci vogliano realismo e umiltà. Non credo che una persona, uno Stato che ti protegge in Europa con centinaia di migliaia di soldati, navi, aerei, che sono sulle spalle economiche degli Stati Uniti, possa essere insultato nel momento in cui chiede di rivedere le condizioni. Solo un incosciente non sarebbe preoccupato di questa situazione mondiale, perché il vero tema è che non è solo Trump che la pensa così, è che la maggioranza degli americani la pensa così”.

Forse anche per capire che aria tira in Italia, il premier britannico Starmer ha convocato Giorgia Meloni per un bilaterale alle 13: vuole sondare “l’anello trumpiano” dell’Ue prima della riunione allargata, prevista alle 14.30.

Il discorso che farà Starmer sarà duro, magari si spingerà a certificare la fine della Nato (come fece Macron nel 2019 quando parlò di “morte cerebrale” dell’Alleanza). Il leader britannico conosce bene il suo popolo, sa quanto sia sensibile allo spauracchio Putin e alle minacce della Russia (a Londra non hanno dimenticato l’avvelenamento con il polonio in un sushi bar di Piccadilly, e poi la morte, dell’ex spia russa e dissidente Alexander Litvinenko).

Probabilmente Starmer alla riunione sottolineerà che una svolta dell’Ue in direzione pro-Trump non è la via da percorrere.

Anche perché se fra due anni e mezzo le elezioni di mid-term daranno la maggioranza ai democratici, si rischia l’ennesima figuraccia: si voltano di nuovo le spalle a Trump?

Occorrerà rifondare l’Ue, sarà il senso del discorso di Starmer, e cercare nuove vie commerciali per mettersi al riparo dai dazi di Trump (Ursula von der Leyen già ha aperto all’India).

E in Italia che succede? Se la Lega è spaccata (Molinari, Romeo, Zaia sono contro il trumpian-putinismo di Salvini), in Fratelli d’Italia serpeggiano sfumature di contrarietà su un’acquiescenza complice ai deliri di Trump (Fazzolari ha espresso contrarietà ai dazi, il ministro Urso sta rintuzzando Starlink nell’assalto sul controllo satellitare dell’Italia, l’ex cognato d’Italia Lollobrigida, finito ai margini del “cerchio magico”, si è lanciato in una intemerata pro-Ucraina e contro “l’imperialismo sovietico” di Putin).

Se Atene piange, Sparta non ride: l’opposizione è spappolata. Elly Schlein con il suo politichese incomprensibile (“l’Europa deve fare un salto quantico”) ormai si parla addosso e non riesce a incidere su nessun dossier; Giuseppe Conte, in versione paci-finto, segue la via tracciata dagli editoriali di Marco Travaglio e di Lucio Caracciolo (della serie: Zelensky ha commesso un suicidio, se l’è andata a cercare con il suo atteggiamento da martire).

Ma ancora più preoccupante è il silenzio dei democratici americani davanti alle esondazioni pro-Putin di Trump: avete sentito una dichiarazione della coppia Obama o della coppia Clinton? Per non parlare di Biden, che si è beccato insulti dal duplex della Casa Bianca. Sono invece i giornali conservatori, da The Telegraph a The Times fino a Le Figaro, i più battaglieri contro le mosse filo-russe di Trump.

Anche Zelensky ha commesso un grave errore: gli sherpa ucraini che hanno portato avanti la trattativa con gli omologhi statunitensi sui minerali e terre rare, avrebbero dovuto farsi firmare l’accordo con annesse misure a difesa dell’Ucraina.

E invece si sono fatti infinocchiare dagli uomini di Trump che hanno preso tempo e l’hanno buttata in caciara. All’ex comico hanno assicurato che le famigerate “garanzie di sicurezza” (tradotto: truppe americane ai confini con la Russia) sarebbero state definite durante l’incontro nello Studio ovale. E, alla fine, zac! La botola si è aperta sotto i suoi piedini…