Gli amici di B. – Gli antichi guai di Verdini, Ciarrapico & c.

(Di Tommaso Rodano – ilfattoquotidiano.it) – La politica italiana è colma di servitori dello Stato i cui interessi pubblici e privati sono talmente intrecciati da rendere difficile distinguere gli uni dagli altri. Non sorprenderà, quindi, il sensibile numero di bancarottieri (solo presunti o giudicati tali).

Partiamo dalla cronaca: Daniela Santanchè, ovviamente. Il suo calvario politico-giudiziario si è arricchito lo scorso dicembre di un’ennesima contestazione: la ministra non solo sarà processata per falso in bilancio, ma è indagata per bancarotta fraudolenta e truffa aggravata per il fallimento di Ki Group, di cui fu amministratrice tra il 2019 e il 2021.

Prima di lei, il più noto era Armando Siri. Oggi forse è un ricordo sbiadito, ma c’è stato un periodo in cui era considerato tra gli uomini più potenti del primo partito italiano, nel periodo di vacche grasse salviniane. Era il responsabile economico della Lega, lo definivano “il teorico della flat tax”. Ben prima che il suo capo delirasse al Papeete, aveva già patteggiato una condanna a un anno e otto mesi per bancarotta fraudolenta (2014) in seguito al crac di MediaItalia, la società che presiedeva, seppellita da un debito di oltre 1 milione di euro. Per restare alla famiglia allargata del Capitano, il bancarottiere più celebre e influente della politica italiana è probabilmente Denis Verdini: nel suo straordinario curriculum giudiziario può vantare ben tre condanne definitive per bancarotta fraudolenta, per i crac del Credito Cooperativo Fiorentino, della Società Toscana Edizioni e di un’impresa edile di Campi Bisenzio (pena cumulativa, 15 anni e 10 mesi).

La bancarotta pende a destra, ma sa essere democratica e trasversale, non disdegna il campo avversario. Colpisce grandi e piccoli. Prima delle recenti Europee, il nome di Antonio Mazzeo (presidente del consiglio regionale toscano, Pd) era finito nella lista degli “impresentabili” stilata dalla commissione antimafia presieduta dalla meloniana Chiara Colosimo. Una situazione molto diversa da quella dei sopracitati: Mazzeo era stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta nel 2022 per un’indagine sulla chiusura de L’Unità di cui era stato membro del Cda (“per spirito di servizio e per soli 6 mesi”, la spiegazione). Lo scorso autunno, in vista delle Regionali in Emilia-Romagna è spuntata un’incandidabile nella lista dei moderati di centrosinistra (Azione, +Europa e altri cespugli): Lucia Samaras, rinviata a giudizio per bancarotta fraudolenta il 6 giugno 2024.

Come dimenticare poi i nomi ben più famosi – e le contestazioni ben più pesanti – di alcuni degli attori non protagonisti dell’epopea berlusconiana. Come la buon’anima di Giuseppe Ciarrapico, vorace imprenditore romano ed ex senatore del Pdl: in una carriera di truffe, falsi e altre quisquilie spiccava la bancarotta fraudolenta nel processo per il crac del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. In quell’eroico partito militavano anche Gaspare Giudice (condannato in primo grado e poi prescritto), Giampiero Catone (condannato in primo grado, assolto in appello) e Sergio De Gregorio (tra tante corbellerie, anche un concorso in bancarotta).