Domani vertice a Londra – Per le armi i leader Ue pronti a tagliare la spesa sociale

(Di Cosimo Caridi – ilfattoquotidiano.it) – In Europa annunciano il conto alla rovescia per lo scontro frontale, poi attraversano l’Atlantico e alla Casa Bianca parlano la lingua di Donald Trump e chissà cosa cambierà dopo il match sul ring dello Studio Ovale tra gli americani e Zelensky. “Non è mai successo prima. È incredibile. Sarà storico”, ha detto solo poche ore prima il britannico Keir Starmer commentando l’invito di Re Carlo per una visita di Stato, la seconda dopo quella del 2019, del presidente statunitense nel Regno Unito. Elon Musk aveva lanciato già da qualche settimana una pesante campagna contro Starmer, ma il premier britannico è poi apparso a suo agio giovedì accanto a Trump. “Queste visite sono come un primo appuntamento: vai e speri solo che tu possa sposarti un giorno”, ha spiegato una fonte diplomatica britannica a Politico. Per il presidente francese Emmanuel Macron, l’incontro con Trump avvenuto due giorni prima di quello di Starmer, è stato più simile a un secondo appuntamento: molto più fisico, con lunghe strette di mano e colpetti sulle cosce. Nella conferenza stampa congiunta, Macron ha ripetuto quattro volte “caro Donald”, alternando elogi a rassicurazioni. Sui giornali europei ha trovato molto più spazio l’unico momento in cui il presidente francese ha corretto Trump sugli aiuti dell’Ue versati a Kiev: “Soldi veri”, ha detto il francese, ribattendo allo statunitense che li aveva classificati tutti come prestiti. Starmer, Macron e Zelensky – in visita ieri alla Casa Bianca – si vedranno domani a Londra, insieme agli altri leader europei. La preparazione del summit non ha avuto nulla a che vedere con l’atteggiamento accomodante visto a Washington fino a ieri, quando sono volate le parole grosse contro il presidente ucraino. Il tema di giornata è quanto l’Europa potrà fare per l’Ucraina. Trump non si è preso nessun impegno. Domani a Londra andrà in scena la diplomazia, ma soprattutto la paura. Due sono i fattori che mettono gli europei in sudditanza: la minaccia dei dazi e la dipendenza dagli Usa per la Difesa. Sul primo punto, Ue e Uk giocano partite distinte e con buone probabilità Starmer parte con un rischio minore: il saldo britannico delle transazioni con l’estero preoccupa meno Trump di quello dell’Unione. Bruxelles ha però diverse carte da giocare, come la riduzione delle proprie tariffe sui beni statunitensi. L’esempio che piace di più al tycoon newyorchese è quello dell’automotive: le vetture statunitensi pagano il 10% di dazi per entrare nel mercato unico, quelle europee solo il 2,5%. Inoltre, sia gli Stati nazionali sia l’Ue hanno già promesso una serie di acquisti per riequilibrare il saldo commerciale con gli Usa. Almeno due i settori su cui si lavora, con maggiori importazioni, per ammorbidire Trump, di gas e armi.Sulla Difesa, il discorso è più complesso. Secondo Defense News, gli Stati europei hanno bisogno di almeno cinque anni prima di poter fare a meno dello scudo statunitense. Gli eserciti europei devono colmare carenze su fattori abilitanti per la guerra. La prima è quella satellitare, fondamentale per coordinare attacchi e difese a lungo raggio. La prospettiva di nuovi investimenti verrà discussa la settimana prossima a Bruxelles. L’ipotesi di eurobond specifici è sempre più concreta. I leader europei sanno che, per aumentare la spesa militare dovranno tagliare quella sociale (la Germania è entrata nel terzo anno consecutivo di recessione). Politiche difficili da spiegare all’opinione pubblica. Forse meglio iniziare a trovare un colpevole.