Lo storico – “Il dovere civico non è più un valore, com’era ai tempi del Msi”

(Di Lorenzo Giarelli – ilfattoquotidiano.it) – Fratelli d’Italia è diventato “il partito di riferimento di piccoli e medi evasori”. Daniela Santanchè? “Dovrebbe andarsene” e se Giorgia Meloni non la caccia “è corresponsabile”. Franco Cardini (che due giorni fa ha presentato a Firenze Fratelli di chat con Tomaso Montanari e l’autore, Giacomo Salvini) è uno storico molto ascoltato a destra, anche per la sua storia di militanza e per un’amicizia mai nascosta con Meloni. La grande crescita del partito negli ultimi anni ha però, secondo Cardini, cambiato di molto l’elettore tipo degli eredi della destra sociale, non più attento al valore del senso civico.
Professor Cardini, il libro Fratelli di chat (PaperFirst) mostra da dentro il cambiamento di FdI negli anni della sua ascesa. Che conseguenze ha avuto questa metamorfosi?
Lasciando da parte le nostalgie fasciste, un tempo gli elettori dell’estrema destra si identificavano soprattutto per una coscienza civica nazionale. C’era un senso civico diffuso, un senso della probità del cittadino, di lealtà nei confronti dello Stato. Tutto questo era la colonna vertebrale del cittadino medio che votava Msi. In qualche maniera, erano valori che facevano discendere dal nazionalismo. Quelli che oggi simpatizzano Fratelli d’Italia sono nati in un brodo culturale che non è quello del fascismo, ma quello del capitalismo.
E hanno smarrito quel senso dell’etica?
Oggi l’elettore medio di Fratelli d’Italia è il piccolo o medio evasore, il bottegaio o il negoziante che non fa gli scontrini, il professionista che promette lo sconto se il cliente non vuole la fattura. Piccoli borghesi che, nel loro piccolo, non fanno il loro dovere civico e rispondono all’individualismo. Se posso dare un consiglio a Giorgia, a cui voglio bene, è di stare attenta: meglio non guidare un partito che diventa sempre più grande soltanto perché si gonfia con questa feccia sociale.
A proposito di etica: è per questa stessa mentalità che Santanchè non si è ancora dimessa da ministra del Turismo?
Credo che Santanchè non se ne vada perché è una persona profondamente attaccata ai propri privilegi, al proprio orgoglio. E perché, andandosene, implicitamente riconoscerebbe di avere delle colpe, mentre restando lì può mostrarsi immacolata. Il che, col massimo rispetto, non mi sembra credibile alla luce di quanto già emerso sulle sue aziende.
Quindi dovrebbe andarsene?
Dovrebbe. Meloni dice spesso di non essere ricattabile e non ho dubbi sia così, se consideriamo soltanto la sua persona. Ma non è del tutto vero se invece si considera pure chi le sta intorno, perché su di lei non troveranno mai nulla, ma Meloni sa benissimo che di gente ricattabile ne ha molta intorno. E se lei non fa nulla per rimediare, diventa corresponsabile delle loro colpe. Sono convinto che una parte “sana” dell’elettorato di Fratelli d’Italia che pensa che Meloni dovrebbe prendere a pedate Santanchè. Io credo sarebbe giusto farla dimettere, dopodiché forse lei ha paura che possa esser percepito come un gesto di debolezza.
La debolezza però non deriva dal farsi logorare così a lungo?
A mio giudizio sì, se Meloni la cacciasse ne guadagnerebbe subito in credibilità. Ma se devo comprendere le ragioni dello stallo allora mi do quella spiegazione. Della serie: sono talmente potente che vi impongo anche lei, nonostante la situazione sembri compromessa. D’altra parte non mi risulta che ci siano rapporti personali così stretti da giustificare una difesa a oltranza né posso pensare che lo scudo di Meloni sia dovuto a una giustificazione nel merito delle vicende, sulle quali ormai ci sono evidenze obiettive ai danni della ministra.
Quando un politico per qualche voto in più gira l’Italia dichiarando urbi et orbi che le tasse sono pizzo di stato, equivale a chiamare all’adunata furbetti, evasori e compagnia briscola. Il messaggio è chiaro: votate me, poi tanto se non pagate ci penso io a sistemare le cose. Il suo vero “merito” politico è aver soffiato a Lega e FI la loro base elettorale. Semplicemente cerca di portare a termine il lascito incompiuto del suo padrino politico, o forse egli stesso, reincarnatosi, vive la sua seconda vita dentro lei.
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Bisognerebbe finirla col raccontare le solite favolette per babbei. Il fascismo non ha mai avuto nessun senso civico dello stato e né tantomeno ha mai combattuto la corruzione o il capitalismo; anzi ha incarnato la reazione più feroce a chi voleva davvero farlo, come Matteotti. I suoi eredi, i repubblichini di Salò poi non hanno mai potuto rimettere le mani sul malloppo solo perché esclusi da ogni governo della repubblica fino alla discesa in campo della buonanima. Inoltre come raccontò a un suo sodale il senatore sansabilino Alfredo Mantica, durante un congresso missino, riferendosi ai partecipanti – “Li vedi questi? Metà sono sul libro paga del ministero dell’Interno, metà su quello delle Forze armate” – il partito neofascista aveva comunque modi alternativi per difendere il suo alto senso civico. FdI è solo il nuovo partito per tutelare i privilegi dei soliti italiani.
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Forza Italia non è diventata un partito di furbetti ed avasori.
Forza Italia e nata come partito di furbetti ed avasori; partendo dal suo fondatore.
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