Il professore, ex sindaco di Venezia: “I nazionalisti combinano ideologie vetero-reazionarie con la subordinazione alla potenza economica dominante”

(di Concetto Vecchio – repubblica.it) – Professor Massimo Cacciari, il mondo è finito in mano alle destre?
«Destra è un termine che non rende più l’idea».
E qual è il termine giusto?
«Oggi la vera questione è che i grandi monopoli finanziari, tecnici e produttivi dettano le condotte della politica».
È anche il caso di Trump?
«Trump è l’esempio massimo di questa subordinazione».
Pensa che sia debole?
«Sì. Cos’è la sua prepotenza verbale se non un modo per mascherare la propria debolezza?».
È colpito dal raduno dei patrioti sovranisti a Madrid?
«Offrono prospettive di governo odiose, ma anche la loro ideologia in fondo manifesta un’impotenza politica nei confronti dei grandi interessi monopolistici».
Salvini dice: «Meno Europa, più libertà».
«Vuol dire: siamo sovrani a casa nostra. Ma chi come noi è piccolo non è più sovrano da tempo. Fare i nazionalisti significa lasciare campo libero alle potenze economico-finanziarie, essere funzionali al loro disegno».
Funzionali come?
«Nel senso che i nazionalisti, Meloni con più intelligenza di Salvini, combinano ideologie vetero-reazionarie con la subordinazione di fatto alla potenza economica dominante. Meloni aggiunge un solido aggancio alla politica neo-conservatrice americana».
La democrazia però così non rischia?
«Ma la democrazia così come l’abbiamo conosciuta nel Dopoguerra, che si reggeva sul patto tra welfare e un capitalismo ancora legato alla dimensione statuale, è finita negli anni Ottanta. Quel modello non è stato sostituito più da niente. Dov’è oggi la borghesia?»
Le forze che dovevano contenere il tecnocapitalismo si sono sottratte?
«Non ce l’hanno fatta».
Perché in Italia la sinistra non riesce più ad affermarsi?
«Perché non contiene più i processi recessivi. I redditi sono fermi a vent’anni fa. La democrazia è un affare terribilmente concreto. È permettere agli ultimi di salire la scala sociale, distribuire la ricchezza prodotta, promuovere l’universalità dei servizi sociali. Se tu non offri una prospettiva in questo senso è inevitabile vinca Meloni».
Nel Pd, come rivela l’intervista a Repubblica di Franceschini, si fa largo la convinzione che Schlein non potrà battere Meloni.
«Ci riuscirà Franceschini invece».
Difende il lavoro di Schlein?
«Ma certo! Lasciamola lavorare. Gli altri cos’hanno da opporre? Ha recuperato un elettorato che si era allontanato negli anni di Renzi».
Non è acerba?
«Deve costruire un gruppo dirigente, un partito vero, questo è la strada che ha davanti. Ma non vedo alternative».
Sulla Corte penale internazionale l’Italia si è sganciata dall’Europa.
«Ma quella è la storia di Meloni. Non si è ancora del tutto ancorata alle politiche europee e la sua legittimazione le viene dal seguire la politica americana».
E non è un colpo al diritto internazionale?
«Dov’era il diritto internazionale a Gaza, in Ucraina? Vige l’ordine del disordine».
Ma quando Mattarella dice che senza gli organismi sovranazionali rischiamo altre guerre, forse la grande guerra, non evoca un rischio concreto?
«Metodologicamente non fa una grinza. È così: il rischio è la guerra. Ma mi permetto di fare notare che quando serviva il multilateralismo, dalla guerra jugoslava all’Iraq, l’Europa non si è mossa, subendo le decisioni altrui».
Non è preoccupato?
«Lo sono eccome. Se si indeboliscono gli organismi multinazionali, che vanno tuttavia radicalmente riformati, prospereranno altri conflitti e le torsioni autoritarie interne».
Cosa dovrebbero fare le classi dirigenti democratiche?
«Meno chiacchiere. Meno ideologie. Meno propaganda. Dire alla gente come stanno le cose. E battersi per riforme e politiche di spesa che migliorino sanità, scuola, welfare. Rimotivando gli elettori al voto».
Recuperare gli astensionisti?
«Sì, quello non te lo può impedire Trump. E poi difendere l’idea di Europa: dire che fanno schifo gli Stati europei, non l’Europa».
Battersi per un’Europa da riformare?
«Lo so che è difficilissimo oggi di fronte alle prepotenze dei Musk e a una politica americana mai tanto contraria all’idea di un’Europa politicamente unita».
Cosa gliene pare del caso Almasri?
«È stata la fiera della ipocrisia. Il frutto dell’intera politica sull’immigrazione contrattata con tribù libiche varie. È stata fatta una scelta: Giorgia Meloni l’ha rimandato a casa per continuare tale sciagurata politica».
Non era il caso di dirlo?
«Ma manca sempre un discorso intellettualmente onesto, quando serve. È tutta retorica propagandistica ormai».
Cosa attende gli italiani?
«Un autoritarismo da accatto, demagogico, straccione. Succube del grande potere economico, e degli Stati Uniti. Meglio così che sotto Putin o la Cina? Certo, e dovrei consolarmi con questo?».
Professore Lei teme? … Ma come mi meraviglia che non abbia già visto la “torsione” della politica contro la Magistratura?
E non pensa che questo sia già l’anticamera di una politica
autoritaria che per prima cosa deve tutelare se stessa solo avendo il predominio sul giudiziario?
L’inasprimento delle pene per i più deboli non è già un sintomo?
Comunque grazie,come si suol dire, per averci messo la pulce nell’orecchio!
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Cacciari, a differenza dell’ intervistatore, la verità la conosce e a tratti la fa emergere anche se con pudore .
Il capitale finanziario e i ricconi condizionano la politica da decenni se non la dominano completamente. Le lobby delle armi come quelle dei farmaci , l’ alta finanza, i super ricchi che filantropi non sono mai passano per tali dominano gli Usa insieme al Deep state che ne è la massima espressione con le sorelle società di rating che danno i voti e tengono per le palle gli altri paesi.
Oggi con tanti stati in mano alle destre i Mattarella si accorgono di questa che era una realtà già da decenni : che bravi !
Putin è uno dei pochi che è riuscito a dominare i super ricchi del suo paese ,o così detti oligarchi,ma ha dovuto usare metodi molto persuasivi per tenersi in mano il primato delle decisioni politiche e per questo è caduto in viso agli illuminati liberaldemocratici occidentali alla Soros.
Poi c’è la Cina . Ma lì decide il pcc e non i ricconi .
Morale : chi sta meglio ?
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