Non si tratta, come sanno anche nel governo dove infatti sono molto preoccupati dalla questione, di un dettaglio giuridico. Ma di una questione di sostanza

(di Tommaso Ciriaco e Giuliano Foschini – repubblica.it) – C’è stato un atto sicuramente voluto nell’inchiesta della procura di Roma sulla scarcerazione del presunto assassino e torturatore libico, il generale Osama Almasri: contestare al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, una possibile omissione di atti di ufficio. Lo ha fatto, come lo stesso Nordio ha raccontato giovedì in Parlamento, il procuratore Francesco Lo Voi inviando gli atti al tribunale dei ministri: Nordio è infatti indagato anche per quella fattispecie di reato, l’unica che non era stata indicata dall’avvocato Luigi Li Gotti nel suo esposto contro la premier, i ministri Nordio Piantedosi e il sottosegretario Mantovano. Significa che la Procura, leggendo gli articoli di giornale allegati all’esposto, si è fatta l’idea che il ministro possa aver “omesso” di compiere atti che erano invece necessari. Quali? Contattare la Corte di appello di Roma per evitare la scarcerazione del libico. Come tra l’altro gli stessi uffici del ministero, il 20 gennaio, 24 ore prima cioè della liberazione di Almasri, gli avevano suggerito inviando una bozza della richiesta di un nuovo mandato di cattura che, appunto, bozza è rimasta.

Non si tratta, come sanno anche nel governo dove infatti sono molto preoccupati dalla questione, di un dettaglio giuridico. Ma di una questione di sostanza. La quasi totalità degli internazionalisti – nei giorni scorsi il Sidi, la Società di diritto internazionale e dell’unione europea, l’associazione scientifica che riunisce i professori e gli studiosi italiani ha pubblicato un documento durissimo – concorda che l’aver rimpatriato Almasri «costituisca una violazione grave e ingiustificata degli obblighi di cooperazione derivanti dallo Statuto di Roma». E che esistesse «l’obbligo di dare esecuzione a un mandato di arresto». Ecco, se di “obbligo” si trattava, Nordio avrebbe omesso un “atto di ufficio”.
Una situazione scomoda che al ministero sanno di dover affrontare: la corrispondenza interna, che certamente non può sparire, documenta come gli uffici di via Arenula siano stati informati in tempo reale delle comunicazioni dall’Aia. Il 18 la Corte penale comunica informalmente che sta per emettere un mandato di cattura per Almasri che verrà inviato all’Italia e ad altri sei pesi. Il mandato viene emesso qualche ora dopo e inviato al magistrato di collegamento che lavora all’ambasciata olandese.
Al mandato è allegata una nota in cui la Cpi ricordava che «nel caso in cui individuassero problemi che potrebbero impedire l’esecuzione della richiesta di cooperazione, dovrebbero consultare la Corte senza indugio al fine di risolvere la questione». Il mandato, in inglese, ma sembra ci sia anche una copia in italiano, viene trasmessa la domenica 19 pomeriggio al ministero. Dove era già stata trasmesso la comunicazione della Polizia dell’avvenuto arresto a Torino. E dove, la mattina dopo, il 20, arriva anche la richiesta della Corte di appello di Roma con la quale si indicava l’errore procedurale – l’arresto senza il passaggio dal ministero della Giustizia – e sostanzialmente si chiedeva che venisse sanato. Come? Per esempio con un nuovo ordine di arresto. Che gli uffici di via Arenula preparano anche ma resta una bozza. Il ministro decide infatti di non procedere. Non contatta il tribunale. Né scrive alla Cpi per sollevare quei “problemi che potrebbero impedire l’esecuzione”. Resta in silenzio per 36 ore per poi riapparire nel pomeriggio del 21 dicendo che «si stanno valutando gli atti» quando Almasri era già in volo. Prima si prova a scaricare sui giudici, puntando sul cavillo. Poi ieri, in aula, la rivendicazione della scelta: non aver trasmesso volutamente l’atto perché ritenuto nullo potrebbe però essere la prova dell’omissione dell’ «atto di ufficio» in un processo, c’è da dire, che mai si terrà perché il Parlamento mai concederà l’autorizzazione.
Resteranno invece i problemi, enormi, con la Cpi. La notizia del fascicolo aperto ieri da l’Aia ha fatto rafforzare la posizione, alla Giustizia come nel resto del governo, di chi in questi giorni ha deciso di puntare tutto sulla strada dello “scontro formale”. Nordio ha intenzione di rilanciare chiedendo alla Cpi spiegazioni formale sulle incongruenze nel mandato di arresto. Mentre dal governo rilanciano l’idea del complotto: «L’ordine è stato emesso – dicono fonti – soltanto quando Almasri stava lasciando la Germania perché volevano mettere in difficoltà l’Italia con la Libia. Francia e Germania, assai influenti sulla Cpi, cercano di indebolire l’Italia in quella regione». Dove ora invece Almasri ha ripreso saldamente il suo posto.
Questo è un Clown della peggio specie. Aveva tutti gli elementi per rispondere alla CPI in caso di contestazioni, invece di chiedere lumi sulle date di riferimento, questo tizio che dice di non avere letto la richiesta perché erano 40 pagine in inglese, scopre che ci sono date incongruenti??? E poi non contatta la CPI per avere delucidazioni che avrebbero prontamente sbloccato la pratica di arresto?
Come ha detto Pubble ieri sera, lo fanno apposta. Dai zionisti in su, agli americani, adesso al governo Meloni.
La frontiera è distruggere il diritto internazionale. E’ quello che vogliono fare. un domani potranno avere, questi soggetti, mano libera perché se consenti a Bibi di distruggere un popolo e poi te lo fai sedere accanto mentre dici che i superstiti lì non vivono bene, allora è chiaro che chiunque con il potere di distruggere un popolo si sentirà titolato a farlo.
E’ una strategia precisa e se non bastasse, oggi Trump se ne è uscito così:
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