La scuola dei “bolliti” con Letta e Bertolaso – Docenti. Una lista infinita e trasversale: Belloni, Brunetta, Pichetto Fratin, Fitto e Brugnaro. Il sogno di FI a sinistra

(Di Wanda Marra – ilfattoquotidiano.it) – Il fu “Piccolo principe di Firenze”, dopo un decennio di regno in Toscana, mentre cerca nuovi territori di conquista, per ora si deve accontentare di un tavolino. Quello dove si incontra con Roberto Speranza, Nico Stumpo, Michela Di Biase. Dario Franceschini benedice dal suo garage all’Esquilino. Lui, Dario Nardella, oggi europarlamentare dem, vorrebbe sedersi a capo-tavola, guidare la nuova area del Pd, che però stenta pure a strutturarsi come corrente, verso la presa dell’Europa e del centrosinistra. Non è detto in quest’ordine, naturalmente. Quel che è certo è che Nardella, nato come erede di Matteo Renzi, oggi aspirante erede di Franceschini, ha l’ambizione niente affatto scontata di mettere insieme il Patto del Nazareno del fu Rottamatore con l’amalgama tra Pd e 5S del “vice-disastro” (lo stesso Franceschini in una antica definizione di Renzi). E allora, eccola qui, l’idea geniale: la “Scuola di politiche europee per il governo del territorio”, dedicata agli amministratori locali under 35. Sede, naturalmente, non a Bruxelles, e neanche a Strasburgo, ma a Firenze. Nome greco, come si conviene: Akadémeia. Un “ritorno all’indietro” (all’Europa dei “padri fondatori”), un’iniziativa bipartisan, un progetto nel solco della Prima Repubblica. Con la consueta voce roca, ma il passo spedito e il piglio ringalluzzito dal nuovo assalto al potere, è Gianni Letta a presentarla così, lunedì scorso nella sala “Europa Experience David Sassoli” in piazza Venezia, a Roma, insieme allo stesso Nardella e all’ex ministra Luciana Lamorgese. Eminenza grigia del berlusconismo, principale curatore delle relazioni politiche del Caimano, da Fininvest a Forza Italia, passando per Palazzo Chigi, oggi è nel Comitato scientifico della scuola. Tra i suoi obiettivi degli ultimi anni, quello di avvicinare FI al centrosinistra. O forse, più semplicemente, di trasformare il Pd in una FI 2.0.

La scuola nardelliana non nasconde l’obiettivo. Nelle prime quattro sessioni, a volte in presenza, a volte online, un corpo docente che pare effetto di un casting, fatto con il Cencelli delle larghe intese e un po’ di caos, effetto fantasia. Aprono a fine febbraio la sezione Energy and Environment (cioè “Energia e Ambiente”) Paolo Gentiloni e Pichetto Fratin. Il primo doveva garantire le larghe intese per sempre, salvo poi le elezioni del 2018 che andarono in un altro modo; il secondo fa il ministro dell’Ambiente, ma nella quota “giusta”, quella azzurra. Gentiloni ha detto sì “solo per cortesia” assicura chi lo conosce bene. E in effetti, l’obiettivo dell’ex Commissario europeo in questa fase sembra soprattutto evitare di sposare cause perse (tipo quella del federatore), ma puntare direttamente al Colle (la sua unica speranza è la maggioranza Ursula, no?). La parte pop tocca allo stesso Nardella con lo storico Alessandro Barbero. Nel primo weekend c’è anche Elisabetta Belloni, oggi consigliera diplomatica di Ursula von der Leyen, punta di diamante del Deep state. Nella categoria grandi manager di Stato, Francesco Starace e Renato Mazzoncini, ai tempi d’oro del renzismo rispettivamente Ad di Enel e Ferrovie dello Stato. E poi Antonio Decaro e Annalisa Corrado, europarlamentari Pd, il primo esponente della cordata dei sindaci, vera spina nel fianco di Elly Schlein, la seconda, acerrima nemica dei termovalorizzatori, vicinissima alla segretaria. Un posto per Lucio Caracciolo non si nega mai: corrente pacifista che non impegna. E, ovviamente, l’immancabile Beppe Sala. Che sia preso da un momento di autoironia e spieghi i pericoli per l’ambiente della Salva-Milano? Poi – rigorosamente definiti in inglese, major – non manca una nutrita rappresentanza di sindaci: si va da Anne Hidalgo (Parigi) a Vitaly Klitschko (Kiev). Quest’ultimo – evidentemente – meno connotato di Zelensky. Ma è nel weekend numero due, Security and Civil Protection (“Sicurezza e Protezione civile”) che si trovano delle perle: c’è Guido Bertolaso, una vita alla guida di qualche catastrofe (l’ambiguità della formulazione non è puramente casuale): da Commissario straordinario ai rifiuti della Campania e per il terremoto di L’Aquila a capo della Protezione civile. Ancora. Sottosegretario nel governo Berlusconi e oggi nella Giunta Fontana. Tanto per bilanciare, con una figura storicamente vicina a Franceschini c’è l’ex capo della polizia, Franco Gabrielli. Ancora. Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, e Marco Bucci, neo- presidente della Liguria, chi lo sa se in quota “abbattitore di nemici interni” (ha vinto in Liguria contro Andrea Orlando) o in quella di amici di noti patteggiatori per corruzione, come Giovanni Toti. Nella stessa sessione in cui interviene lo zio Gianni (Social and Civil Economy, “Economia sociale e civile”) c’è pure una lezione di Enrico Letta: lui il governo di larghe intese l’aveva fatto davvero. E Renato Brunetta, oggi presidente del Cnel.

Nella casella teorici delle maggioranze Ursula, Ernesto Maria Ruffini, mentre per coprirsi con la Chiesa, c’è il presidente della Cei, Zuppi. Posto d’onore per Irene Tinagli, tra tutti gli eurodeputati Pd forse quella più spostata a destra. E Michele De Pascale, presidente dell’Emilia-Romagna, che il dialogo con la destra non lo disdegna. Non manca Raffaele Fitto: l’ex ministro di FdI per molti è solo travestito da meloniano. E poi, il Pd l’ha votato, tutto è sdoganato.

Presente anche Gaetano Manfredi. Il presidente dell’Anci è il volto “buono” dell’operazione: piace ai Cinque Stelle, ma pure a FI che – se mai si presentasse in Campania – lo voterebbe più volentieri di un candidato di centrodestra, come rappresentante degli interessi dei sindaci è trasversale per definizione. L’ Anci, poi, è tra i partner della scuola. Forse è anche per questo che dei 5S propriamente detti non c’è nessuno. E Conte e Schlein? Chi lo sa, forse per le sessioni future. Dipende. Meglio non sbilanciarsi.