(Giancarlo Selmi) – Mi costa molta fatica riconoscere a Renzi di aver fatto una valutazione giusta, ma l’aver definito Nordio e Piantedosi “il gatto e la volpe” mi sembra non solo pertinente ma la cosa più calzante che abbia sentito. Siamo al grottesco. L’ennesima giustificazione dei fatti, credo sia la ventesima o giù di lì, la dà Nordio in un intervento che definire delirante pare un eufemismo. Ha definito la CPI un covo di incapaci, nella migliore delle traduzioni che si possa fare delle sue parole, minacciando persino di avviare contro la stessa Corte una richiesta di non si capisce cosa.

Il problema è tutto attribuito a una serie di codicilli e a un errore materiale che faceva partire i reati di cui è accusato Almasri, dal 2011 anziché dal 2015. Il ministro della giustizia è sembrato più un avvocato difensore che altro. Ha difeso palesemente un criminale internazionale, offendendo altrettanto palesemente la Corte che lo vuole giudicare e punire. Un intervento degno di un azzegarbugli aggrappato a qualche codicillo per rinviare la sentenza o per chiedere la scarcerazione di un delinquente conclamato.

Di Almasri non ha parlato affatto, dei crimini di cui si è macchiato il libico men che meno. Ha imbottito di merda il ventilatore e ha messo la spina nella presa con un violento attacco alla Magistratura chiamandola, in un passaggio del suo discorso, “sciatta” e ignorante della legge, con la minaccia “andremo avanti”, facendo prevedere una “resa dei conti finale”, non contro chi delinque, ma contro chi i delinquenti deve punire.

La CPI ha già risposto richiamando il ministro Nordio, ma ahinoi anche l’Italia, alla osservazione degli accordi. Ricordando, peraltro, al ministro che il suo compito non era quello di entrare nel merito del mandato di arresto, ma di eseguirlo. La domanda diventa, a questo punto, un’altra: un paese democratico e avanzato come l’Italia, può permettersi di avere un Guardasigilli come Nordio?