
(di Milena Gabanelli e Francesco Tortora – corriere.it) – Gli animali domestici in Italia non conoscono crisi demografica. Nelle nostre case vivono 8,8 milioni di cani, 10,2 milioni di gatti, 12,8 milioni di uccelli, 1,5 milioni di pesci, 1,8 milioni di conigli e criceti, e 1,3 milioni di tartarughe. Solo cani e gatti negli ultimi 5 anni sono aumentati di 5 milioni e nella Ue siamo la terza nazione per numero di «pet». Si tratta di un bellissimo dato per almeno due ragioni:
1) per i bambini convivere con un amico a 4 zampe insegna a prendersi cura dell’altro, a trasferire emozioni, a stimolare il senso di responsabilità;
2) fa bene agli anziani perché, dimostrano autorevoli studi scientifici, migliora la qualità della vita. Interagire con gli animali diminuisce i livelli di cortisolo (un ormone correlato allo stress) e abbassa la pressione sanguigna. Inoltre – secondo l’Accademia americana di neurologia – per gli anziani rallenta anche il declino cognitivo. Oggi in Italia sono 2 milioni gli over 65 che possiedono un cane e 1,8 milioni quelli che ospitano un gatto. Un rapporto commissionato dalla «Società Italiana di Gerontologia e Geriatria» ricostruisce come la presenza degli animali domestici nelle nostre famiglie faccia risparmiare ogni anno 4 miliardi di euro al sistema sanitario nazionale.
Esplodono i costi per le cure
Dall’indagine condotta nel 2022 da Altroconsumo in Italia chi ha un cane spende ogni anno circa 1.562 euro, e 1.208 euro chi possiede un gatto. Il grosso è legato all’acquisto di cibo, rispettivamente 880 e 779 euro, ma una parte consistente va in farmaci e visite, che per i cani raggiungono 341 euro e per i gatti 194 euro. Le tariffe dei veterinari cambiano a seconda del luogo: a Napoli un veterinario chiede fino a 50 euro per la prima visita di un cucciolo di sei settimane, a Roma 65, a Bologna 70, a Bari, Milano e Torino fino a 80 euro. A cui va aggiunta l’Iva del 22%, come su un qualunque prodotto di consumo (va detto però che le prestazioni in nero sono molto diffuse). Le stesse differenze di prezzo si confermano per l’applicazione del microchip, obbligatorio per legge per i cani. Nella stessa città, a seconda del veterinario, puoi spendere dai 25 a 65 euro.
Un’attività in crescita
Tutto il settore veterinario italiano è in piena espansione: sono ben 6.602 gli ambulatori, 858 gli studi, 1.100 le cliniche, 71 gli ospedali veterinari e 7 laboratori di analisi. Nel report «Inflazioni e rincari: come reagiscono Veterinari e Proprietari» pubblicato dall’Anmvi (Associazione nazionale Medici veterinari italiani) il volume d’affari complessivo nell’anno di imposta 2021 ha superato il miliardo di euro. A spartirselo i quasi 35 mila professionisti iscritti all’ordine, di cui l’82% svolge attività privata. Il reddito medio dei veterinari, calcolato in relazione ai dati ricavati dai modelli ISA presentati dai contribuenti, è di 43.579 euro. I veterinari sanno che il proprietario di un animale domestico è molto attento alla salute del suo cucciolo, e soprattutto lo sanno le case farmaceutiche.
I prezzi dei farmaci veterinari
Secondo l’Animal Health Europa nel 2023 in 19 Paesi europei, tra cui l’Italia, la spesa per i farmaci veterinari ha raggiunto i 3,8 miliardi di euro (erano 2,9 miliardi nel 2019). Nel nostro Paese la vendita di questo tipo di medicinali è delegata a farmacie e parafarmacie, e nel 2023 il fatturato è stato pari a 440 milioni (erano 295 milioni nel 2015: qui pag.4). Buona parte dei farmaci contiene lo stesso principio attivo di quelli per umani, ma il prezzo è almeno cinque volte più alto. Ad esempio, ad un cane con problemi cardiaci il veterinario può prescrivere il Diuren, diuretico con confezione da 30 compresse da 20mg che è identico al medicinale per umani Lasix, proprio perché alla base hanno la stessa molecola, la furosemide. Tuttavia, il prezzo del primo è di 12,70 euro contro 1,72 euro del secondo. Per una tosse o una bronchite a un gatto sarà somministrato l’antibiotico Synulox, che costa25,60 euro, uguale all’Amoxicillina che ne costa 3,5 euro. Stesso discorso per gli antipertensivi Fortekor (medicinale veterinario) e Benazepril (farmaco per gli umani) con il principio attivo benezepil cloridato. Il primo costa 25,50 euro, il secondo 3,88 euro. Infine il Prednicortone, che cura l’infezione batterica, 14,5 euro, equivalente del Deltacortene che ne costa 3,25 euro: entrambi hanno come principio attivo il prednisone. Perché questa differenza? Il motivo numero uno è dovuto al fatto che per i farmaci veterinari, al contrario di quelli umani, non vi è alcuna contrattazione tra l’Agenzia italiana del farmaco e le case farmaceutiche produttrici, che dunque stabiliscono in autonomia il prezzo: «Tutti i farmaci che noi assumiamo – spiega il medico veterinario Enrico Moriconi, già Garante per i Diritti degli Animali della Regione Piemonte – sono testati prima sugli animali. Fino a 20 anni fa cani e gatti si curavano quasi esclusivamente con farmaci per umani, principalmente pediatrici, in base al peso. È davvero bizzarro sostenere che non si debbano prescrivere farmaci umani ai nostri cuccioli. Il vero motivo è economico; poiché il farmaco veterinario è meno venduto rispetto all’equivalente umano, le case farmaceutiche decidono di imporre il prezzo più alto possibile».
La lobby farmaceutica è sempre al lavoro
Ma cosa è successo negli ultimi 20 anni? Le lobby delle aziende farmaceutiche veterinarie hanno fatto le loro pressioni a Bruxelles ottenendo nel 2001 una direttiva, e nel 2019 un regolamento che in sostanza obbligano i professionisti a prescrivere solo medicinali veterinari. È permessa una eccezione solo quando non esiste un corrispondente farmaco veterinario. Ovvero in casi rarissimi. Nell’aprile 2021, dopo la lunga campagna della Lega anti Vivisezione (Lav) #Curiamolitutti, il Ministero della Salute ha emanato un decreto legislativo firmato dall’allora ministro della Salute Roberto Speranza che consente al medico veterinario di prescrivere, a determinate condizioni, farmaci umani a cani e gatti nel caso in cui ci sia il medesimo principio attivo e il medicinale abbia un costo inferiore rispetto a quello per gli animali. Contro questa riforma l’ Aisa (Associazione nazionale imprese salute animale) e le aziende farmaceutiche veterinarie hanno fatto ricorso al Tar sostenendo che il decreto può procurare «seri rischi per la salute degli animali». Il Tar ha bocciato il ricorso, ma a dicembre 2023 il governo Meloni, per adeguarsi al Regolamento europeo, ha approvato un nuovo decreto (n.218, art.21 comma 4) che spazza via quello firmato da Speranza. Secondo Ilaria Innocenti dell’Ufficio rapporti istituzionali di Lav, si tratta di «una retromarcia che non solo colpisce le fasce meno abbienti della popolazione che rinunciano a curare i loro animali, in particolare se affetti da patologie croniche o costose, ma è anche una mossa pericolosa per gli stessi esseri umani perché aumenta i rischi di zoonosi», malattie causate da agenti trasmessi per via diretta o indiretta dagli animali.
Senza soldi, niente cure
Molti proprietari per evitare spese insostenibili sottoscrivono polizze assicurative che di solito coprono le visite di controllo, vaccinazioni, trattamenti medici, interventi chirurgici e terapie. Secondo l’analisi della società di consulenza Grand View Research il mercato italiano delle assicurazioni per animali domestici ha generato nel 2023 un fatturato di 320 milioni di euro e raggiungerà i 963 milioni entro il 2030. Tuttavia – come per gli esseri umani – le assicurazioni non coprono mai tutto, e per nulla gli interventi sugli animali anziani. Per esempio, un’operazione ortopedica ad un cane, con tutti gli esami e le visite, può costare mille euro, mentre un intervento oncologico può superare i 3 mila euro. Costi insostenibili per la popolazione meno abbiente, che già fa fatica a pagarsi le proprie spese mediche, figuriamoci quelli di una polizza per l’animale domestico. Spesso si tratta di persone anziane, rimaste sole con quell’unico conforto dato dalla compagnia di un cane o un gatto. Secondo il rapporto Eurispes del 2023 il 28,5% rinuncia alle cure e il 26,3% salta le visite veterinarie. Percentuale che probabilmente è aumentata con l’adozione del nuovo decreto.
dataroom@corriere.it
Ma sì, mettiamoli sotto mutua, tanto le Asl scoppiano di salute . L’ interesse spasmodico del tutto dettato dal business degli animali domestici ha raggiunto parossismi che hanno dell’ incredibile .Una moda che nulla ha a che spartire per l’amore ed il rispetto per gli animali. In TV le pubblicità per pannolini e omogeneizzati non si vedono più da decenni sostituiti da quelli per cibi e varie persone cani e gatti. Poi ogni anno ci ricordano che sono diminuite le nascite e della crisi demografica con conseguente problematica per le pensioni e assistenza sociale . Siamo sicuri di essere un genere animale intelligente?
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Sta a vedere che e’colpa di chi adotta degli animali il calo demografico! Mi sembra di sentire quel rinco di Papa Francesco ( ..si chiama pure Francesco!!)
“…l’amore e il rispetto dell’animale..” Quindi visto che gli amiamo ,chissenefrega dei costi..permettiamo a sti pezzi di me…di case farmaceutiche e veterinari compiacenti di arricchirsi sulla pelle della povera gente.
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Non mi sembra che nel commento Cesaregoffredo abbia palesemente accusato i possessori di animali domestici di aver fatto calare le nascite, ma abbia voluto fare una riflessione di ben più ampio respiro su un problema che comunque esiste e sfiora o comunque confina con il fenomeno che a lei ha così violentemente urtato, forse possessore (che poi non è un bel termine ma meglio di padrone) di un animaletto (e lo rispetto se così fosse), ma anche lei come molti altri di mia conoscenza, pronti a surriscaldarsi su ogni discorso che possa sembrar critica verso tali genitori “adottivi “ .
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“…Ma sì, mettiamoli sotto mutua, tanto le Asl scoppiano di salute . L’ interesse spasmodico del tutto dettato dal business degli animali domestici ha raggiunto parossismi che hanno dell’ incredibile .Una moda che nulla ha a che spartire per l’amore ed il rispetto per gli animali. In TV le pubblicità per pannolini e omogeneizzati non si vedono più da decenni sostituiti da quelli per cibi e varie persone cani e gatti..” nn l’ho mica scritto io..
Puo anche essere che io nn abbia capito il senso..pero vediamo:
A) “..”…Ma sì, mettiamoli sotto mutua, tanto le Asl scoppiano di salute ” critica alle migliaia di persone che spendono i propri risparmi per curare i propri animali e che vorrebbero che i farmaci vet fossero equiparati a quelli umani..
B) ..Una moda..etc… Quale moda? Milioni di persone che si prendono cura di un altro essere vivente,e’ una moda?
C) . In TV le pubblicità per pannolini e omogeneizzati non si vedono più da decenni sostituiti da quelli per cibi e varie persone cani e gatti. Poi ogni anno ci ricordano che sono diminuite le nascite e della crisi demografica con conseguente problematica per le pensioni e assistenza sociale .
Quindi? che significa?
Le critiche sono accettare se motivate.
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Invece ti assicuro che il post del, per altri versi, stimato Cesare, suonava esattamente così, richiamando addirittura “la moda”.
Io ho 4 gatti adottati, perché arrivati nel mio giardino, zero figli e non certo per scelta.
Me la piglio con la solita nana, ancora più di testa che di altro, dei miei stivali, che non ne azzecca una neanche per sbaglio, emerita str0n2a.
Sì, mi fa molto incaxxare, ‘sto fatto, ma penso proprio di risolvere, come ho fatto per il nostro passato (💔), adorato gatto quando ha avuto bisogno di deltacortene: ho usato il nostro “umano”, con gli opportuni dosaggi.
A proposito:
“Infine il Prednicortone, CHE CURA L’INFEZIONE BATTERICA 14,5 euro, equivalente del Deltacortene che ne costa 3,25 euro: entrambi hanno come principio attivo il prednisone.”
Assolutamente NO!!!
Il cortisone non cura affatto l’infezione batterica, non è un antibiotico, TUTT’ALTRO…può anzi mascherarla!
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