Nuovo libro dello storico dell’arte casertano Salvatore Costanzo

È certo che al suo esordio nel clima dell’edilizia floreale a cavallo del Novecento, Giovan Battista Comencini (Udine, 1849 – Napoli, 1924) abbandonò i colti riferimenti nazionali a favore di una reinterpretazione della cultura dell’Art Nouveau, come bene evidenzia il suo repertorio espressivo napoletano. Solo recentemente gli studi di urbanistica legati alla produzione architettonica di quel periodo pongono il maestro friulano tra i più significativi protagonisti dello stile liberty che anche a Napoli si sviluppò verso la fine dell’Ottocento, e si configurò come un fenomeno complesso, comprendente fattori diversi e all’apparenza contraddittori: naturalismo e astrazione, tesi funzionaliste e ricerche decorative, istanze sociali ed assunti estetizzanti.

“Nel corso dei primi lustri del nuovo secolo – scrive Salvatore Costanzo nella sua rigorosa biografia sul Comencini – la ‘scuola napoletana’ dell’architettura liberty fu decisamente avviata per una strada gloriosa. L’artefice udinese  trasformò profondamente gli strumenti linguistici e creò l’apertura a una nuova dimensione poetica del floreale. A differenza del Baldizzi, troppo personale per avere buoni seguaci, e dell’Arata, troppo invitante a una maniera per averne dei cattivi, Giovan Battista Comencini lasciò un’eredità vitale. Appunto per la sua maggiore istintività, per quel suo affidarsi allo spazio che è certo il più astratto degli elementi architettonici, quello meno traducibile in idea parlata e quindi meno facile a prestarsi a deviazioni ideologiche”.

All’interno di un considerevole cenacolo, molte architetture napoletane si trasformarono in una sorta di prezioso repertorio di tecniche e motivi tematici che contribuirono a diffondere l’indubbia importanza storica ed urbana e l’imponenza sociologica del fenomeno (si vedano alcuni Padiglioni effimeri della Esposizione Nazionale d’igiene di Napoli del 1900), che agì come “forza d’urto e di rottura” rispetto alla tradizione dell’eclettismo ottocentesco.

Nel volume del prof. Costanzo, a gettare luce sulla innovativa cultura delle arti applicate è soprattutto la pratica della corrente locale del liberty nel campo del rinnovamento urbano, espressa dai friulani Comencini, Angelo Trevisan e da una nutrita schiera di ingegneri-architetti di diverse provenienze. Tra questi giova ricordare Baldizzi, Curri, Arata, Mellucci, De Simone, Avena, Platania, Capo; ed ancora Licata, Rocco, Botta, Sorrentino, Costa, Savarese, Gilardi, Coppola. Tutti validi professionisti che, seguendo la moda in auge, riuscirono ad adeguarsi al nuovo stile con maggiori o minori spunti creativi. La diffusione del linguaggio floreale nel tessuto edilizio partenopeo, dove sopravvivevano stancamente taluni temi del logoro mondo classico neorinascimentale, avvenne sia grazie all’interesse diretto verso le nuove costruzioni degli stessi artefici, sia grazie alla pubblicazione di qualificate riviste di architettura e arti decorative, come  L’ingegneria Moderna.

“Oggi la critica moderna – sottolinea ancora l’arch. Costanzo – attraverso un allargamento di attenzione sul tema residenziale dovrebbe considerare un più alto valore storico-critico a numerosi edifici e complessi liberty, che testimoniano la crescente reputazione e i caratteri distintivi di molte altre architetture, in modo da poter cristallizzare il quadro figurativo-progettuale della città di Napoli su cui è possibile seguire da tempo la grande evoluzione costruttiva degli anni a cavallo tra Otto-Novecento”.

Fuori dai confini di Napoli non mancano studi delle opere meno note del Comencini – come ad esempio il progetto di una ferrovia economica a trazione elettrica tra le città di Catanzaro e la stazione di Sala, i restauri per la chiesa dell’Annunziata in Marcianise e la realizzazione del Teatro Mugnone (foto Collez. privata di Clorinda Marzocchella) – che hanno messo in luce una ricca documentazione inedita, aprendo la via a continue revisioni e aggiornamenti.

La presentazione del volume del prof. Costanzo è prevista per sabato 25 gennaio, ore 17.30, nell’ex Monte dei Pegni (Palazzo della Cultura) di Marcianise.