La premier salva la ministra dopo il rinvio a giudizio per l’inchiesta su VIsibilia e aspetta l’evoluzione del procedimento sulla presunta truffa all’Inps sui fondi Covid. La prudenza è dettata anche dal rapporto di Santanchè con Ignazio La Russa

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Daniela Santanchè resterà ministra del Turismo, a meno che non decida spontaneamente di dare le dimissioni. Opzione che la diretta interessata ha sempre spiegato di non voler prendere in considerazione. Giorgia Meloni non chiederà il passo indietro per il rinvio a giudizio per concorso in falso in bilancio della sua società, Visibilia. Il sostegno non sarà comunque incondizionato.
La posizione cambierà nel caso in cui dovesse arrivare il rinvio a giudizio più temuto, nell’ambito di un’altra inchiesta in cui è coinvolta Santanchè: quella per la truffa all’Inps sulla cassa Covid. A quel punto sarebbe complicato dare una giustificazione: si parla di soldi pubblici.
A palazzo Chigi hanno bollinato la linea della fiducia alla ministra fin dalle prime ore della giornata. La notizia dell’avvio del processo non era inattesa. Meloni ha consultato i fedelissimi per definire i dettagli della strategia. Un aggiornamento sarà compiuto nelle prossime ore dopo aver valutato l’impatto sull’opinione pubblica. Difficile pensare a una retromarcia. L’obiettivo è di far decantare le polemiche e spostare l’attenzione mediatica su altro.
Di mezzo c’è anche un equilibrio interno al partito da valutare e da salvaguardare. Santanchè rappresenta Fratelli d’Italia in Lombardia, il feudo di potere del presidente del Senato, Ignazio La Russa, e del fratello Romano La Russa, che Meloni deve per forza considerare.
La ministra del Turismo è legata a doppio filo ai fratelli La Russa. Con loro vanta un dialogo costante. Ogni problema politico viene portato sul tavolo della seconda carica dello stato, che è tra i pochi a non temere la sfida faccia a faccia con Meloni. E questo consolida la posizione di Santanchè.
Compromesso meloniano
Il quadro è così delineato: per Meloni e il suo inner circle, il rinvio a giudizio per il falso in bilancio della ministra del Turismo è un evento ancora troppo leggero per aprire il fronte interno. La vicenda, peraltro, può creare lo sgradito precedente per cui dinanzi a un problema giudiziario, un ministro o un sottosegretario si debba dimettere.
La premier, in questa costante ricerca di un compromesso, è consapevole che c’è anche un suo fedelissimo sotto processo (per rivelazione di segreto d’ufficio), il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove.
I casi e le accuse sono diverse, certo. Ma un’imposizione di dimissioni a Santanchè potrebbe far irrigidire La Russa, pronto a scattare a difesa della ministra del Turismo. A quel punto sul tavolo metterebbe la domanda: Perché la ministra dovrebbe lasciare e il sottosegretario, no? Insomma, è destinata a prevalere, finché possibile, la linea morbida.
C’è poi un altro elemento che hanno fatto notare tutte le opposizioni in coro: Meloni nelle scorse legislature – quando era minoranza in parlamento – ha chiesto per molto meno le dimissioni di esponenti dei vari esecutivi. Oggi, nonostante sia la presidente del Consiglio, il suo pensiero non è cambiato. Fosse per lei davvero metterebbe alla porta la ministra. Ma sono mutate le necessità.
Ha in mente un obiettivo, quasi un’ossessione: evitare per quanto possibile di mettere mano alla compagine ministeriale, tenere lontana dalle proprie orecchie la parola rimpasto o, peggio, un governo Meloni II. La poltrona di Santanchè è salva anche per questo, per la volontà di non spostare pedine.
Così la linea della realpolitik è stata resa nota, fin dall’inizio, da Gianfranco Rotondi, vecchia volpe democristiana ora nel gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: «Un giudizio per vicende professionali non inficia la credibilità da ministro». A seguire sono arrivate le note di sostegno della Lega e di Forza Italia, all’insegna del garantismo.
Nuova mozione
Inevitabile, invece, è stata la reazione pugnace del Movimento 5 stelle, che ha annunciato una nuova mozione di sfiducia in parlamento per Santanchè: «Credo che nessun altro paese si terrebbe un ministro al suo posto di fronte a questi fatti e a tutti quelli che stanno emergendo», ha detto il presidente del M5s, Giuseppe Conte.
La leader del Pd, Elly Schlein non è stata da meno: «Appena una settimana fa Giorgia Meloni diceva di voler aspettare la decisione della magistratura: ora è arrivata. Non può più continuare a far finta di niente».
Dal leader e senatore di Azione, Carlo Calenda, è arrivato un ragionamento diverso: Santanchè dovrebbe dimettersi «perché ha portato al fallimento una società e i fatti e i suoi comportamenti non sono compatibili con una carica importante come quella del ministro del Turismo».
Solo Italia viva ha assunto una posizione diversa: «Non siamo mica come Meloni, noi siamo garantisti fino in fondo», ha detto la senatrice renziana Raffaella Paita.
Ma più che l’offensiva esterna degli avversari, Meloni è preoccupata da quello che accade dentro casa.
«Un giudizio per vicende professionali non inficia la credibilità da ministro». A seguire sono arrivate le note di sostegno della Lega e di Forza Italia, all’insegna del garantismo.
Come sono garantisti questi qua, così come la Paita di IV. Certo, se sei un imprenditore ladro, sicuramente come ministro sarai tutt’altra persona, no?
Facce da sberle come pochi. Rotondi, ma come è possibile che sia ancora in parlamento, chi caxxo lo vota a quello? Era brutto e odioso ai tempi in cui Gianfranco Funari lo considerava ‘di un’intelligenza politica che mi affascina’. era 20 anni fa. Ed è ancora in giro.
Se La Russa difende la Santanché dovrebbe anche ricordarsi che è la 2a carica dello stato, non un tifoso da bar.
E la Santanché, che segreti conoscerà per essere così intoccabile?
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ho sempre sentito il sospetto che lei stia ricattando molti , chissà? Segreti del twiga ?
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Dicono che la sig.ra Meloni sia pragmatica: oggi l’Italia riesce ad andare avanti grazie ad un insperato sviluppo del turismo interno causato da Covid e guerre. È con la crescita di arrivi dall’estero e di mancate partenze di Italiani che stiamo ” tenendo botta” come Paese a fronte del declino del PIL tedesco. Avremmo bisogno di un vero ministro del turismo che se intenda ( non di chi ha autorizzato il portale della Venere del Botticelli con la pizza e la trattoria slovena e quale imprenditrice è, diciamo, non impeccabile) per affrontare quel che accadrà se davvero scoppierà la PACE.
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L’ILLICEITÀ FATTA GOVERNO – IL FURTO PREMIATO – Viviana Vivarelli
Al primo grado di giudizio la Santanché è stata giudicata colpevole nell’inchiesta su Visibilia e la truffa all’Inps sui fondi Covid.
Ma non ci pensa nemmeno a dare le dimissioni da Ministra del Turismo, fiera della protezione di Larussa.
La Meloni, da parte sua, ha detto che non ci pensa nemmeno a chiederle le dimissioni.
Venga il Ministro Valditara nelle scuole a spiegare ai ragazzi in quale punto della Bibbia è scritto che i ladri devono conservare bottino e posizione.
A quel che mi risulta il furto o la truffa a fini di furto vengono trattati in molti passi della Bibbia e addirittura Dio in persona quando dette a Mosè i dieci comandamenti, ordinò: “SETTIMO, NON RUBARE” (Esodo 20:15).
Così a occhio mi sembra che Dio stesso lo abbia considerato fondamentale: rispettare la proprietà altrui e praticare la giustizia.
Proverbi 6:30-31 insiste sulle conseguenze negative del furto e dell’obbligo di ripristinare il danno causato, e Matteo 6:19-21, che invita a concentrarsi sul tesoro celeste anziché su beni materiali soggetti a furto terreno.
È vero che Cristo sulla croce perdonò il ladro pentito ma nemmeno Cristo lo avrebbe fatto Ministro del Turismo.
In quanto alla Montaruli, alle incivili leggi di Nordio, ai continui arresti di politici della destra ogni giorno per furto di denaro pubblico, falso in bilancio, appalti truccati, fondi spariti… forse dovremmo aprire una Bbbia a parte.
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ChatGPT è un dilettante rispetto a te 😀
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boh……
Quello mi sembra di importanza trascurabile.
la santanchè è come giuli ( o de giuli, manco mi ricordo il nome).
sono ministri soprammobile che il più delle volte nemmeno si ricordano di essere ministri.
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