
(di Giovanni Valentini – ilfattoquotidiano.it) – Meloni parla una volta all’anno e non dice nulla sui problemi degli italiani (Pier Luigi Bersani – “Otto e mezzo”, La7 – 9 gennaio 2025)
A dare il “la” è stato l’ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, con il commento riportato qui sopra sulla conferenza stampa di fine (o meglio, inizio) anno della presidente del Consiglio. E le opposizioni, insieme a qualche “giornalone”, hanno intonato il coro: la premier Meloni parla di Trump, di Musk e del caso di Cecilia Sala; ma non parla dell’Italia, dell’inflazione, della sanità pubblica che non funziona, dei trasporti in tilt, del Sud abbandonato a sé stesso e via discorrendo. Per la verità, volendo, avrebbe potuto anche farlo motu proprio, magari in un’introduzione a braccio.
Ma, di grazia, chi l’ha interrogata effettivamente su questi temi specifici? Quale collega l’ha interpellata in materia, cifre e dati alla mano? E in nome e per conto di quale testata della stampa padronale? Secondo la contabilità di Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio ha risposto a 40 domande per quasi tre ore. La maggior parte di queste si riferivano – appunto – al neopresidente Usa e al suo pigmalione satellitare. L’unica, o una dei pochi o pochissimi colleghi, che le ha posto una domanda concreta e precisa è stata Claudia Fusani. Ex Repubblica ed ex Unità, oggi al Quotidiano del Sud, dopo aver disquisito anche lei sul conto di Musk, s’è permessa di chiedere informazioni sull’aumento delle bollette sollecitando la premier a spiegare perché in Italia l’energia costa il 30% in più. E qui, come di prammatica, è cascato l’asino. La premier s’è rifiutata di rispondere, sostenendo che non bastano venti secondi per sviluppare un argomento del genere. Per il resto, l’altra domanda da segnalare – per la stravaganza o la bizzarria – è stata quella di Alexander Jakhnagiev, direttore dell’agenzia Vista, che ha chiesto alla premier: “Lei calpesta le formiche, ci fa caso mentre cammina?”. Non nuovo a questi esercizi retorici, due anni fa lo stesso giornalista chiese alla presidente del Consiglio se il tempo fosse lineare o circolare: questione di un qualche interesse esistenziale, ma non certo decisiva per i cittadini. In questo caso, però, vale la giustificazione che si tratta di un collega straniero, di origine bulgara ancorché naturalizzato italiano, che spesso fa la comparsa su Rainews24 nei panni dell’ospite sottogovernativo.
Ora, senza la minima pretesa di dare lezioni a nessuno, è chiaro che qualsiasi giornalista è libero di fare le domande che vuole a chicchessia. Ma non possiamo poi lamentarci che la presidente del Consiglio, già reticente di suo, non risponda a quesiti che nessuno s’è preoccupato di porle. Con il rischio, per di più, di farla apparire anche più abile di quanto in realtà sia. Il fatto è che – come insegnavano i vecchi maestri di questo mestiere – l’intervista, al contrario di quanto possono pensare gli aspiranti giornalisti, è il genere più difficile da praticare. Per la semplice ragione che presuppone due requisiti: la conoscenza della materia e la capacità di discutere in tempo reale con l’interlocutore. Non per contestarlo necessariamente, ma piuttosto per alimentare un confronto dialettico a uso e consumo dei lettori o magari dei radio-telespettatori. Gli esempi positivi non mancano neppure nel servizio pubblico, come quello di Giorgio Zanchini, capace di gestire un contraddittorio come fa quotidianamente a Radio anch’io; oppure, quello di Roberto Vicaretti, nella sua impeccabile Rassegna stampa su Rainews. Mentre il primato assoluto in negativo spetta a Bruno Vespa, abituato a contraddire soltanto coloro che considera avversari politici. Ma lui, come si sa, ormai fa l’“artista” non più il giornalista.
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Paradossalmente, anche l’esperto Valentini, nel citare gli argomenti “scomodi” NON trattati nell’intervista, anziché fare qualche esempio esplicito di domande concrete alternative in contro-tendenza, non si è peritato di farne alcuna. Tipo: sì è vero che l’occupazione è aumentata ma almeno quattro milioni di rassegnati non cerca più lavoro. E almeno due mln risultano nuovi occupati ma con persino 2 ore settimanali di lavoretti. Per non dire dei mancati pensionamenti, causa sopravvivenza. Scegliendo invece di informarci di quel tale che anche stavolta si è dilettato con domande bizzarre. Oppure sul costo quadruplo, rispetto a quello russo, del gas Usa obbligati a comprare (Trump dixit) pena dazi.
Sarebbe stato un articolo troppo lungo? Bastava eliminare le sciocche domande poste da quell’esemplare di cronista, e l’articolo avrebbe rispettato lo spazio concesso.
Non è che Valentini, inavvertitamente, sia caduto anche lui nel vizio di non fare domande pregnanti nel criticare il raro evento dell’intervista alla premier, guarda caso inabile quanto a capacità di sintesi su certi temi, mentre su Musk-Trump si è trovava a suo agio (leggasi “l’uoma più potente del mondo”)??
“”Facciamo la fame ma vedi quanto (non) ci rispettano all’estero?”” si diceva al tempo del fascismo (ops, mi è scappato!).
Per il resto, da notare che quei giornalisti afoni… tengono famiglia.
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“Fusani s’è permessa di chiedere informazioni sull’aumento delle bollette sollecitando la premier a spiegare perché in Italia l’energia costa il 30% in più. E qui, come di prammatica, è cascato l’asino. La premier s’è rifiutata di rispondere, sostenendo che non bastano venti secondi per sviluppare un argomento del genere.”
La Giorgia ha sbagliato a rispondere così perché i 20 o poco più secondi le sarebbero certamente bastari per dire alla Fusani (che peraltro mi piace molto) di rivolgere la domanda a chi ha gestito l’energia a partire dalla rinuncia ideologico emotiva del nucleare nell’86. Cioè negli ultimi quarant’anni.
Troppo facile chiederlo a chi si ritrova la patata, bollente per innumerevoli motivi mal o mai affrontati, in mano adesso.
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Sta’ patata bollente da mo’ che si è raffreddata dopo tre manovre la colpa non può più essere data alla Raggi🤔
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Ah certo, torniamo indietro di 38 anni per fare le domande a chi ha voluto che 4 centrali nucleari venissero dismesse, con quel che costavano e quel che valevano, tanto che a tutt’oggi non si riesce a trovare un posto per mettere le scorie radioattive in sicurezza perenne.
Ti dò questa notizia: appena l’anno scorso il gas era quotato a 23 euro al MWH, adesso stiamo oltre 35.
La Melona non ha niente da dire perché bisogna prendersela con quelli del referendum?
Ma la testa dove la lascia gente come te prima di scrivere?
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