Oltre l’impiastro del Concertone – Certi tempi. L’errore era stato ingaggiare il trapper senza sapere cosa canti, o (peggio) sapendolo benissimo, e cercando di cavalcare il suo successo commerciale

(Di Tomaso Montanari – ilfattoquotidiano.it) – Difficile fare peggio dell’amministrazione comunale di Roma, nella faccenda del Concertone di capodanno. Sia chiaro, ‘censura’ è una parola usata in modo grottescamente abusivo: il Comune di Roma ha il sacrosanto diritto di usare il suo (pubblico) denaro come ritiene giusto. Ma qualcuno, nell’amministrazione, si era effettivamente domandato cosa sarebbe stato ‘giusto’ promuovere, in uno spazio pubblico? L’errore, incredibile, era stato ingaggiare Tony Effe senza sapere cosa canti, o (peggio) sapendolo benissimo, e cercando di cavalcare l’onda del suo successo commerciale. Qualcosa dovrebbe pur distinguere la politica culturale di una giunta di sinistra da quella di una giunta di destra: anche se sappiamo bene che questo non è vero, da decenni, nemmeno per i governi nazionali, tutti egualmente proni al mercato (salvo le velleità neofasciste di quello attuale, per ora approdate, sul versante culturale, a risultati più comici che tragici: vedasi l’incresciosa mostra sul Futurismo). Ancora peggio è motivare l’esclusione finale con la sensibilità ferita delle donne: perché se i testi di Tony Effe danno fastidio solo alle donne – se sono le donne a dover ‘chiedere’, per l’ennesima volta: chiedere di non pagare coi loro soldi quelle parole – il problema è smisuratamente più grande di quei testi. E sappiamo bene che è proprio così: e la discussione sul dito del cantante non riesce a investire la luna della realtà che indica.
Le parole del trapper sono estreme: ma l’ideologia e l’immaginario retrostanti non sono certo minoritari, e nemmeno originali, semplicemente coincidono con lo stato delle cose. Anche per questo è grottesco parlare di censura: Tony Effe sta dalla parte del mondo com’è, dominato dai maschi, e con le donne ridotte a corpi sessualizzati – ad oggetti. Un mondo in cui la violenza (verbale, morale: e alla fine fisica) dei maschi sulle donne è un dato endemico. Una parte cospicua dei maschi che in queste settimane hanno difeso la libertà artistica del trapper, lo ha fatto perché in realtà aderisce a quella stessa visione. Gli stessi strenui difensori della libertà artistica, sarebbero stati i primi a invocare una vera censura, e anzi la gogna, se, invece che con le donne, i testi del cantante se la prendessero con Israele (‘antisemita’!), o con le bombe della Nato (‘putiniano!’). Tony Effe dichiara che chi prende alla lettera i suoi testi, deve farsi curare: ma sa benissimo di fare soldi e successo grazie anche (e forse soprattutto) a chi lo prende alla lettera. I suoi testi sono scritti da un “figlio sano del patriarcato” e del capitalismo rapace e omicida dei nostri giorni. Se sono interessanti, è proprio perché esplicitano e stilizzano ciò che è sottinteso nelle politiche, nelle pubblicità, nei rapporti di forza economici e professionali che tengono in piedi la civiltà occidentale: una democrazia di maschi bianchi benestanti. “L’arte e la scienza sono libere”, dice la Costituzione: guai a impedirgli di scrivere e cantare queste cose. Ma è libera anche la critica, e l’automatica solidarietà corporativa di artisti e artiste ha scritto una pagina imbarazzante: se Tony Effe è libero, lo sono altrettanto (da interessi di immagine, e cioè commerciali) i suoi tanti colleghi difensori? Se le spaventose linee guida del ministro Valditara per l’educazione civica non portassero la scuola italiana in direzione diametralmente opposta (quella di una maschia educazione patriottica e di una entusiastica adesione ai valori del made in Italy: mercato e moschetto), sarebbe utile che le e gli insegnanti consci del loro scopo (quelli che assomigliano a Christian Raimo, per intenderci) leggessero e discutessero i testi di Tony Effe in classe. Perché quelle canzoni fanno parte del mondo delle ragazze e dei ragazzi, e ciò che serve non è rimuoverle (sarebbe sbagliato, e comunque impossibile), ma invece interpretarle, commentarle, criticarle insieme. Per esempio, sarebbe utile tenere insieme, in una lettura critica comparata, alcuni dei testi di Tony Effe e alcuni dei messaggi di Filippo Turetta a Giulia Cecchetin: per capire quale filo colleghi l’esaltazione del possesso dei maschi sul corpo delle donne e l’esito finale del femminicidio. Il che non vuol dire che il cantante istighi alla violenza pratica, ma vuol dire che c’è una oggettiva continuità di immaginario, una complicità culturale che è esattamente quella contro cui dobbiamo combattere, dentro e fuori di noi. Parlando dell’opera di Jeff Koons, il New Yorker tempo fa scrisse: “If you don’t like that, take it up with the World”. Vero, ma fino a un certo punto: perché l’opera di Koons (e così quella di Tony Effe) aderisce talmente bene ai rapporti di forza stabiliti, da aiutarli a restare tali. Ci sono artisti scontenti del mondo e capaci di preparare il cambiamento, ce ne sono altri che al mondo si adattano perfettamente, e cooperano nel mantenerlo così com’è. È tutto legittimo: ma è legittimo anche vederlo. Anche dirlo.
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Tomaso Montanari: 💖
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articolo NON letto in quanto parla di tonieffe e non voglio guastarmi il fegato fin dal primo mattino proprio il giorno dell’Epifania.
D’altronde il titolo ci azzecca in pieno, mai sentito un sillogismo più perfetto:
tonieffe è lo specchio del mondo.
Il mondo è una cacca.
tonieffe è una cacca.
Nulla da aggiungere.
Buona Epifania a tutti!
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Leggilo, Silvio…ti darà soddisfazione!
Montanari non si smentisce mai..
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no grazie Anail…..
quel “coso” mi dà proprio fastidio, anche se Montanari magari ne parla male.
spero che almeno qui su Infosannio non se ne parli mai più.
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A chi lo dici, ma Montanari, come sempre, dà una lettura estremamente intelligente della situazione. Lo adoro.
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uno dei più lucidi pensatori, uno dei pochi dopo la dipartita di De Masi
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Sì, due giganti…
Grandissima perdita, quella di De Masi.
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Sono d’accordo con Montanari sul fatto che non è con un colpo di spugna che si può rimuovere un modo di pensare abbastanza comune ma comunque,secondo me, non maggioritario. Però noto anche un certo manicheismo nella sua esposizione per cui tutto ciò che vi è di negativo nel mondo di oggi è dovuto ai maschi e al patriarcato . La presidente del consiglio nostro è donna come la presidente della commissione EU,anche la Germania ha avuto per 20 anni la Merkel alla cancelleria per non parlare della lady di ferro inglese, e in fine gli Usa hanno avuto la competizione per la casa bianca della Clinton e la Harris che se non sono diventate presidentesse non lo devono certo al proprio sesso.Vede,caro montanari , non basta che vi siano donne con ruoli così importanti per raddrizzare il mondo e pensi anche che nelle nostre scuole almeno l’80%del corpo docente è femminile.
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Dominato dai maschi? Ma se siamo pieni di donne in posti di comando. E i risultati sono più o meno gli stessi.
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Tony Effe sta dalla parte del mondo com’è, dominato dai maschi, e con le donne ridotte a corpi sessualizzati – ad oggetti. Un mondo in cui la violenza (verbale, morale: e alla fine fisica) dei maschi sulle donne è un dato endemico.
Ma se a tante donne PIACE PROPRIO essere sessualizzate! Ma chi glielo fa fare, il dottore? Sanno che possono manipolare gli uomini di potere (vedi le Olgettine) e lo fanno, fanno tanti soldi e forse poi si pentono.
Quanto alle donne di potere, te le raccomando. Basta vedere il poker di bionde nazi-femministe che ci ritroviamo in Europa: Von der bomben, Merdsola, Kallas e Meloni.
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Ribadisco un concetto già espresso: nei posti di potere arrivano solo le donne che mostrano caratteristiche maschili… e soggiacciono alla mentalità maschile anche quelle che ne sfruttano la convenienza economica.
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si ,della serie …”c’ha du @@”!
Il berlusconismo continua e sopravvive…purtroppo!
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In parte è senz’altro vero, ma credo che le logiche di potere siano al di sopra del concetto biologico di sesso.
Del resto tra gli insetti è normale che i maschi facciano una brutta fine. Anche tra i ragni, in effetti.
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