Come il Fatto aveva anticipato pochi giorni fa, il Codacons e Chiara Ferragni hanno raggiunto un accordo che consente alla influencer cremonese di evitare il probabile processo […]

(Di Selvaggia Lucarelli – ilfattoquotidiano.it) – Come il Fatto aveva anticipato pochi giorni fa, il Codacons e Chiara Ferragni hanno raggiunto un accordo che consente alla influencer cremonese di evitare il probabile processo per truffa aggravata. L’associazione in difesa dei consumatori riceverà un risarcimento da destinare a chi, tra gli acquirenti del Pandoro, aveva denunciato Ferragni.
Ferragni devolverà poi ulteriori 200 mila euro a favore di un ente scelto d’intesa con Codacons. Quest’ultimo ritirerà le querele che con ogni probabilità, a gennaio, sarebbero costate il rinvio a giudizio per Ferragni. Insomma, il paradosso è che si tratta di un accordo di indubbio vantaggio per Codacons e Ferragni, ma è da vedere quanto lo sia per le vere vittime di questa vicenda: i consumatori. L’associazione di Carlo Rienzi infatti, come accaduto con Fedez per altre questioni, aveva scomodato la legge. Nel caso del Pandoro era stato depositato un esposto in 104 procure e presso i comandi regionali della Guardia di Finanza. Dopo la donazione di 1 milione da parte di Ferragni all’Ospedale Regina Margherita, ormai un anno fa, Codacons aveva rilasciato il seguente comunicato: “Da Chiara Ferragni arrivano oggi vergognose lacrime di coccodrillo per ripulire la sua immagine pubblica dopo la multa dell’Antitrust sul caso Balocco. Non scuse e mai più beneficenza da chi finge di pentirsi e tenta di ricattare i giudici con promesse di donazioni finalizzate a ottenere una riduzione della sanzione Antitrust”. Neanche un anno dopo, con estrema coerenza, Codacons accetta i risarcimenti, una donazione e ritira le querele. Querele costate quasi un anno di indagini alla procura di Milano, impegnando uffici e dipendenti pubblici che, a quanto pare, hanno lavorato inutilmente. Rienzi e Ferragni si occuperanno insieme di temi sociali e l’impegno del Codacons sul tema violenza contro le donne “si concluderà con un importante evento nazionale cui parteciperà anche la stessa Chiara Ferragni”. Insomma, come era accaduto con Fedez, Rienzi dà il via a una raffica di denunce e di comunicati stampa roboanti, per poi trovare accordi extragiudiziali e utilizzare la visibilità dei Ferragnez per eventi pubblici (indimenticabile quello a Taranto per l’Ilva con Fedez e Rienzi in posa, indossando t-shirt spiritose).
Morale: la Ferragni di turno risolve (legittimamente) le sue beghe legali pagando, Rienzi ottiene soldi per l’associazione e un sacco di pubblicità (facendosi anche risarcire le spese legali) e i famosi cittadini, quelli che il Codacons dovrebbe tutelare, pagano il lavoro delle procure. Trovandole spesso intasate, quando ne hanno bisogno, grazie a chi le scomoda per nulla. Bisognerà fondare un’associazione che ci difenda dal Codacons, prima o poi.
Ahia!
praticamente accusa di estorsione l’associazione,
anche se ha ragione, visti i precedenti, temo che la reazione sia una querela,
magari con accordo extra-giudiziale.
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fanno sempre così conle denunce , una inutile associazione che non risolve mai nulla, tranne i contributi di iscrizione e nulla più! Buon anno anche a questi ennesima banda di ladri .grazie Lucarelli e buon anno
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Rienzi = R(i)ENZI?
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Non è vero che le procure hanno lavorato per niente.
La finalità di una indagine è mettere in luce come stanno i fatti rispetto alla legge (chiaramente, secondo come i fatti sono letti dalle procure).
Senza questo lavoro avremmo avuto solo l’articolo di una giornalista che è meritorio, ma non è la stessa cosa.
Il processo non è la ricompensa per questo lavoro, ma, secondo la legge, una delle vie possibili, in questi casi, per accertare chi ha ragione tra querelante o querelato e fissare la sanzione per chi ha torto.
Ma l’accertamento c’è stato: ad opera della stessa Ferragni che, accettando di risarcire, si è implicitamente dichiarata colpevole. La legge è stata soddisfatta.
Spetta al pubblico di fessacchioti (quelli che hanno bisogno dell’idolo da seguire) la sanzione morale: punire eventualmente con l’oblio chi ha fondato il proprio successo sulla loro fiducia e poi l’ha tradita, oltretutto neanche per cifre da favola.
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