
(Stefano Rossi) – Corvetto (MI), 2024. Due ragazzi pregiudicati, in sella ad uno scooter, non si fermano all’alt imposto da una radiomobile dei carabinieri. Ne scaturisce un inseguimento e, come è successo tante volte, si schiantano su un muretto e uno dei due perde la vita.
Per sfuggire ai carabinieri hanno sfrecciato ad alta velocità contromano nel tunnel di viale della Liberazione.
Morale: i carabinieri indagati per concorso in omicidio stradale.
Chi guidava lo scooter, era senza patente con circa mille euro in contanti, una catenina d’oro spezzata, un coltello e una bomboletta di spray al peperoncino.
Chi c’era ieri sera sui tanti canali tv? La sorella e gli amici di questi due pregiudicati, i quali, chiedono “la verità”.
Una volta la verità la chiedevano i cittadini vessati, umiliati, spaventati da tanta violenza e delinquenza dilagata nelle strade.
Infatti, dopo l’incidente, Corvetto è stata messa a ferro e fuoco.
Un bus, pieno di gente, è stato preso d’assalto, rotte le porte, il cruscotto, vetri e bruciato in parte. I passeggeri fuggiti terrorizzati. Auto danneggiate, alcune messe di traverso per le strade, danneggiamenti e fiamme.
Quattro ragazzi, nei tafferugli, sono stati investiti da un’auto.
La cosa più grave è che sia messo in dubbio il ruolo di chi difende l’ordine e la legge.
Sembra che il problema sia questo: l’auto dei carabinieri ha per caso tamponato o speronato lo scooter?
Perché il problema non sono i delinquenti, lo spaccio di droga, la guida sotto l’effetto di alcool e droghe, l’abusivo possesso di armi, guida senza patente, guidare uno scooter rubato, non fermarsi all’alt imposto dall’autorità, no, per molti babbani il problema è verificare se un carabiniere, con auto vecchia e gomme usurate, abbia per caso tamponato lo scooter durante un rocambolesco e inaudito inseguimento, pure contromano all’interno di un tunnel cittadino.
Non si va mai a chiedere allo sfortunato di turno che effetto fa essere obbligato a sparare o inseguire un delinquente che, per su colpa (del delinquente, meglio precisare), muore. No.
Si va a cercare la sorella, l’amico del delinquente che piangono per farsi dire quanto era bravo.
E il coltello? E lo spray al peperoncino? Serviva forse nel caso avesse incontrato un orso a Milano?
Bari, 2023.
Un corteo di auto e motociclisti, tutti contromano, bloccano strade e automobilisti, per far passare il corteo funebre di un esponente di uno dei tanti clan mafiosi che operano (governano) nella città.
Il corteo passò sotto casa di Giovanni Mastrolilli, ai domiciliari, zio del defunto; poi vicino a casa del defunto, davanti alla casa del nonno, Eugenio Palermiti e infine al carcere dove c’era il suocero Sasanelli Domenico, detenuto.
Pare che vi fosse stato un inseguimento con i carabinieri e che il motociclista sia andato a schiantarsi da qualche parte.
I carabinieri, però, hanno detto di non avere nulla a che fare con questo fatto.
Anche in questa vicenda, la mamma del morto, chiese “la verità”, naturalmente intervistata dai soliti pennivendoli.
Napoli, 2014.
In tre su un motorino (va be’, poco strano da quelle parti), però uno è ricercato perché evaso dai domiciliari, uno è pregiudicato. Poi lo scooter non è assicurato.
I carabinieri intimano l’alt e comincia l’inseguimento. Poi, però, parte un colpo di pistola e uccide uno dei tre. L’unico incensurato.
I militari dissero che partì accidentalmente, ipotesi poco credibile, ma ci può stare nella concitazione del fatto. Si può estrarre la pistola per intimare l’alt e spaventare gli inseguiti.
Vennero distrutte otto auto della polizia accorse dopo i fatti con un centinaio di persone che chiedevano giustizia causando tafferugli e minacciando le forze dell’ordine presenti.
Chi ebbe tutta la cronaca a disposizione? La mamma del morto.
Copio da La Stampa: “Hanno ucciso un bambino – Era venuto da me perché aveva freddo e voleva un giubbotto ed un cappello. Mi ha detto: “mamma torno tra cinque minuti, faccio un ultimo giro e torno a casa”. L’ho visto, certo, dopo cinque minuti, ma l’ho visto morto. Mi sono venuti a chiamare a casa, mi hanno detto, scendi che Davide è stato fermato. Sono andata lì e l’ho trovato morto. L’ho chiamato, l’ho tirato per un braccio, ma era morto, il mio sole era morto”.
Il fratello: “lo hanno ucciso per un giro in motorino. È un omicidio, mi vergogno di essere italiano”.
Poteva mancare il sindaco De Magistris? “Il pensiero è adesso rivolto alla sua famiglia, scossa da questo drammatico lutto, che ferisce anche tutta la nostra città e le istituzioni”.
Mai una volta che un rappresentante delle istituzioni dica che di fronte alle forze dell’ordine che intimano l’alt ci si deve fermare.
Mai una volta che si dica che la legge va rispettata.
Poi ci chiediamo come mai non c’è più rispetto nelle scuole, nei pronto soccorso, verso le istituzioni.
p.s.
Quando morì Giovanni Vivenzio, del commissariato San Ferdinando di Napoli, “Sezione Falchi”, durante un inseguimento, non abbiamo letto parole strazianti della moglie o della figlia.
In questi casi nessuno chiede, secondo i pennivendoli, la verità.
Non ce n’è bisogno.
Ma infatti, perché non li lasciano delinquere in pace a questi soggetti?
Per me sono sempre marmaglia di troppo. Il sistema è strunz, ma anche loro non fanno molto per migliorare la situazione.
E gli inseguimenti con le FFOO non si sa mai fin dove possono arrivare, è un fatto. Chiedete ad un CC se sa fin dove si può arrivare ad inseguire qualcuno in auto. Fanno ad occhio, come gli viene meglio e sperando che non succeda il peggio.
"Mi piace""Mi piace"
Che poi non vorrei sbagliarmi, ma il morto e i protestanti non sono italianissmi, vero?
"Mi piace""Mi piace"
comunque sia , se ti fermano , ti fermi in altro modo meglio stare dalla parte della ragione , hai rubato o scippato e ti hanno beccato , ti fermi e prendi quel nulla che ti tocca , tanto in galera non ci va più nessuno nemmeno dopo un omicidio , se non ti fermi te le vai a cercare..
"Mi piace""Mi piace"
Il fatto da accertare è semplice: una persona è morta violentemente a causa di un incidente stradale che ha coinvolto un’auto dei carabinieri e uno scooter sul quale viaggiava. Non è assurdo aprire un’indagine per omicidio stradale che coinvolga sia l’autista della volante che il pilota del motorino e accertare i fatti. La nazionalità, gli effetti personali, i precedenti penali e il comportamento adottato dai due ragazzi, non c’entrano nulla con l’accadimento da chiarire.
"Mi piace""Mi piace"