Oltre la prevalenza del cattivo – “Oggi vediamo la guerra come un cinema, con gli occhi di chi la comanda”

(Di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – Perchè in questo nostro mondo vincono i cattivi? Potrebbe essere la domanda d’apertura di un suo prossimo romanzo.

Lei pensa che i buoni siano invece la maggioranza in questo mondo lordato di sangue?

Chiara Gamberale pensa che i fetenti di questo mondo insanguinato, i puzzolenti d’animo, gli assalitori della pace siano la guida luminosa?

Mettiamo in fila i fatti. I cattivi, intendendo per cattivo la personalità dal carattere spiccatamente eversivo e da uno spiccato senso di onnipotenza, vincono e governano grazie al voto dei fragili e dei bisognosi. È così?

È così: Trump ha conquistato gli ispanici, la classe appiedata degli States. Milei ha gonfiato le vele grazie al voto dei disperati. Per fermarci alle due Americhe.

Io contesto l’assunto secondo il quale il bisognoso è buono di diritto. Da dove nasce questo giudizio che conduce a questa problematica equivalenza? Si può essere bisognosi e poi anche un po’ stronzi, fragili e nonostante i problemi e la debolezza piuttosto cattivi. La prima condizione non risolve la seconda, non la mitiga.

I suprematisti sono sempre esistiti, e la politica fornisce ogni dettaglio sulla virtù del potere soverchiante e sulla capacità dei forti di dettare legge.

Esistono anche le virtù civili, sa che hanno neutralizzato la dimensione animalesca e aggressiva nelle relazioni tra Stati.

Chi è il cattivo?

Chi è protagonista di una disconnessione delle proprie emozioni da quelle degli altri.

Sembriamo quasi assuefatti da una crudeltà crescente, da una ferocia che sale ogni giorno di livello. Noi usiamo la parola inglese: escalation. Ma la usiamo senza alcuna emozione.

Perchè la guerra è divenuta cinema, perchè le bombe che sotterrano i civili fanno parte di una scena che non ci sembra più nostra.

Vedere i bimbi sgozzati, le madri sventrate, le bombe che svuotano la terra in Ucraina come a Gaza è per noi divenuto quasi un film, la guerra diviene cinema?

Non abbiamo alcuna connessione emotiva, e infatti la questione ucraina come quella palestinese non è mai giudicata con gli occhi di chi viene percosso ma con le menti di coloro che gestiscono la guerra, siano essi aggressori o aggrediti.

Così non c’è scampo.

Lei mi ha chiesto del perché i buoni siano finiti in minoranza.

Restiamo umani, o no?

La bontà, la generosità sono atti di volontà, rappresentano una scelta, hanno bisogno di un moto d’animo. Mica si è buoni stando in poltrona a sbadigliare? Sono reduce da un incontro che Anna Foglietta, attrice di successo, tiene per fare vivere la sua associazione: “Every child is my child”. Beh, ci vuole impegno, dedizione, anche un po’ di fatica per dimostrare che quel che dici, “every child”, sia veramente quel che prometti, cioè sia “my child”. Non è semplice, non è facile. Ad Anna sarebbero potute bastare altre gratificazioni e invece non si è fermata, non si è chiusa nella bolla, ma ha trascinato tanta gente fuori da quell’ossessione che si chiama social network.

Il computer, il click, la litania solitaria del giudizio in rete, della connessione solo virtuale.

Sono assolutamente certa che i social ci stiano facendo vivere peggio, che la bellezza della tecnologia abbia però come effetto collaterale questo solipsismo di massa.

Si vive da soli. “Dimmi di te” è il titolo del suo ultimo romanzo.

Come ti è andata la vita? È la domanda agli amici perduti e ritrovati. È la vita degli altri che vai ad ascoltare per capire finalmente il cammino tuo.

Già bestseller, per cinque settimane prima in classifica dei libri più venduti, siamo già quasi a centomila copie, la casa di produzione cinematografica Cattleya ha appena acquistato i diritti per farne un film.

Invece, dimmi di te.