
(di Milena Gabanelli e Marta Serafini – corriere.it) – La storia del Captagon inizia nel 1961 quando fu prodotto per la prima volta dalla tedesca Degussa Pharma Gruppe, come alternativa all’anfetamina per curare la stanchezza e i disturbi comportamentali. Poi, negli anni ’80 la comunità medica stabilì che creava dipendenza e disturbi mentali, e fu vietato in tutto il mondo. Una versione illegale ha continuato però a essere prodotta in Europa orientale e in seguito nel mondo arabo, dove si è diffusa a partire dal 2011. Soprannominata «la droga della jihad» o «la cocaina dei poveri», il Captagon aumenta la concentrazione e allontana il sonno e la fame, il che spiega in parte la sua popolarità tra i combattenti. L’effetto collaterale è quello di provocare confusione e allucinazioni, influenzando il controllo degli impulsi e il giudizio.
Dove si produce
Durante gli anni ’90 e i primi anni 2000, è stato prodotto, trafficato e consumato illecitamente nei Balcani e in Turchia, e a metà degli anni 2000 la valle della Bekaa controllata da Hezbollah, da tempo centro di produzione di cannabis e oppio, è diventata anche il centro di produzione del Captagon. Dopo la decisione di Hezbollah di entrare nella guerra civile siriana sostenendo Assad nel 2013, gli impianti di produzione del Captagon hanno iniziato a spostarsi nelle roccaforti del regime sulla costa alawita e sui monti Qalamoun. Si tratta di baracche, appartamenti e anche laboratori mobili, poiché la produzione è relativamente semplice ed è possibile con prodotti leciti. Oggi, secondo il rapporto dell’UNODC, Siria e Libano sono i principali produttori di Captagon.
La droga dei miliziani
L’uso di questa droga in ambito militare risale al 2011, così come testimoniato da alcuni manifestanti delle Primavere Arabe che hanno dichiarato di averlo ricevuto dagli organizzatori, per riscaldare le piazza della protesta. Da allora, la cronaca giornalistica ha spesso associato l’uso del Captagon alle azioni dei miliziani dell’Isis a Kobane, o dei terroristi islamici in attentati come quello al Bataclan, tant’è che oggi il Captagon viene immediatamente indentificato come «droga dei terroristi». Tuttavia i referti delle autopsie sui corpi degli attentatori di Parigi avrebbero puntualizzato che i terroristi non avessero assunto «droghe illecite o alcol» prima di compiere l’attacco. Mentre nel rapporto «Captagon trafficking and the role of Europe» del 2023 si legge: «Non ci sono state evidenze sull’uso di Captagon da parte dei terroristi che hanno compiuto gli attacchi all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles il 22 marzo 2016, né l’uso di Captagon è stato direttamente implicato in attacchi negli altri paesi europei, e che le affermazioni secondo le quali il Captagon sarebbe “la droga dei terroristi” non sono state provate, almeno non in relazione allo Stato Islamico». Nonostante l’impiego di sostanze stimolanti in guerra, in operazioni militari o terroristiche resti una pratica storicamente diffusa, il Captagon oggi è soprattutto, e sempre più, un gigantesco affare in tempi di guerra o di pace, per il narcotraffico internazionale e per i mercanti di armi.
I prezzi
Il costo di produzione di una compressa è di circa 1 dollari e può essere venduta a 14- 20 dollari, con un margine di profitto estremamente alto, il che spiega la sua attrattiva per il regime siriano e i suoi alleati. L’utilizzo della pillola è diffuso fra le popolazioni benestanti degli stati del Golfo, tuttavia gli obiettivi politici alla base del traffico sono altrettanto cruciali per il regime di Assad, che vede la droga come una leva per riparare e migliorare le relazioni con gli stati del Golfo. Questi legami sono vitali per la legittimità del regime: con gli incassi può garantire aiuti alla ricostruzione e sostegno finanziario dopo anni di guerra.
Il ruolo di Damasco
È difficile determinare quanto il regime di Assad guadagni dal commercio di Captagon. Un’indagine del quotidiano tedesco Der Spiegel ha stimato che il reddito derivante dalla droga nel 2021 è stato di circa 5,7 miliardi di dollari, altre fonti indicano 30 miliardi. Un parametro sull’importanza delle dimensioni di questo traffico lo indica la Banca Mondiale, che ha stimato il prodotto nazionale lordo della Siria nel 2021 a 8,9 miliardi di dollari. Una cifra ben lontana dai 60,04 miliardi di dollari del 2010. Un dato che mostra sia la perdita di entrate del governo a causa del conflitto siriano, sia il ruolo cruciale che il commercio di Captagon svolge ora nell’economia siriana. Secondo gli Stati Uniti e il Regno Unito le dimensione del commercio di Captagon in Siria si avvicina a quello dei cartelli messicani. Per la produzione e distribuzione Il regime di Assad si affida a una sofisticata rete di alleati, quali la quarta divisione corazzata d’élite dell’esercito siriano, comandata dal fratello di Bashar al-Assad Maher, la Air Force Intelligence e la Guardia Repubblicana. Coinvolge anche milizie locali, tra cui le Forze di Difesa Nazionale, le Brigate Baath e Saraya al-Areen, nonché gruppi armati stranieri di varie affiliazioni, come il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell’Iran e Hezbollah.
Le rotte
La maggior parte della produzione di Captagon lascia la Siria dal porto sul mediterraneo di Latakia e, passando dal continente europeo, viene poi riversata nella penisola arabica, dove si concentrano i principali mercati. Le ragioni di questa rotta che dalla Siria porta il Captagon in Europa e da lì lo convoglia verso il Medio Oriente sono descritte nel rapporto Captagon trafficking and the role of Europe, pubblicato a settembre 2023 dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) e dall’Ufficio federale di polizia criminale tedesco: il mercato europeo della cocaina è saturo e pertanto il Captagon viene dirottato verso il Medio Oriente, e in particolare nei Paesi del Golfo. Va però precisato che se negli Stati membri dell’Unione Europea non si segnala un consumo rilevante di questa sostanza non significa che il traffico attraversi indenne l’Europa. Sempre dall’indagine di Der Spiegel una spedizione di 14 tonnellate di Captagon fu confiscata nel porto italiano di Salerno nel luglio 2020, ed ha rivelato che la droga era stata prodotta da Samer Kamal al-Assad, un ricco uomo d’affari siriano e cugino paterno del presidente.
Il ruolo di Hezbollah
Il 16 ottobre scorso, il Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito nella black list tre individui e quattro società con sede in Libano che generano milioni di dollari di entrate per Hezbollah. Più altri 3 soggetti coinvolti nella produzione e nel traffico illegale di Captagon di cui hanno beneficiato il regime di Bashar al-Assad e i suoi alleati, tra cui Hezbollah. Sebbene il partito di Dio non controlli direttamente la produzione, ma l’appalti a famiglie della Bekaa cui chiede il pizzo per gestire i laboratori vendendo ai produttori la licenza, la milizia sciita dipende economicamente anche dal traffico di droga. Per capire quanto siano stretti i legami coi trafficanti basta guardare la storia Hassan Muhammad Daqou, meglio noto come Re del Captagon. Daqou aprì uno showroom di automobili e diverse società di facciata in Siria, Giordania e Libano prima di iniziare a importare le materie prime necessarie per produrre Captagon. Nel 2018 aveva ottenuto la doppia cittadinanza e avviato l’acquisto di fasce di terreni agricoli che si estendevano dal villaggio libanese di Tfail al villaggio siriano di Asal al-Ward. Dopo il crollo parziale della Siria durante la guerra civile, questa zona passò sotto il controllo diretto di Hezbollah , tagliando sostanzialmente fuori Tfail dallo stato libanese. Daqou ha acquisito prestigiosi palazzi a Tfail e nella Siria occidentale, ognuno del valore di milioni di dollari. Ad aiutarlo dietro le quinte a forgiare questo impero, la mano dei funzionari libanesi.
Le pressioni Usa
Con l’economia siriana messa a dura prova dalle conseguenze della guerra e dalle sanzioni statunitensi ed europee (quando il Congresso degli Stati Uniti nel 2019 ha approvato il Caesar Syria Civilian Protection Act), è improbabile che il regime di Assad abbandoni un’industria multimiliardaria. Nonostante le pressioni Usa attraverso l’alleata Giordania. E anche se il regime di Assad trovasse la volontà di frenare la produzione e la distribuzione di Captagon, l’ampia rete di produzione include molti attori al di fuori del suo controllo. A partire dall’esercito siriano e dalll’apparato di sicurezza frammentati e corrotti, ai quali si aggiungono milizie pro-regime e profittatori con interessi personali direttamente coinvolti nel traffico.
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