MELONI SENTE TRUMP, CONFERMATA LA SOLIDA ALLEANZA

(ANSA) – “Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto un primo colloquio telefonico con il Presidente-eletto degli Stati Uniti d’America, Donald J. Trump, per congratularsi della vittoria elettorale”. Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi, spiegando che “la conversazione ha costituito l’occasione per confermare la solida alleanza, il partenariato strategico e la profonda e storica amicizia che da sempre legano Roma e Washington”.

MELONI SENTE MUSK, SUA VISIONE RISORSA PER USA E ITALIA

(ANSA) – “Nelle scorse ore ho sentito l’amico Elon Musk. Sono convinta che il suo impegno e la sua visione potranno rappresentare un’importante risorsa per gli Stati Uniti e per l’Italia, in uno spirito di collaborazione volto ad affrontare le sfide future”. Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni.

CROSETTO, MUSK HA MONOPOLIO SATELLITI, NON POSSIAMO NON PARLARCI

(ANSA) – “Oggi c’ĆØ solo Starlink sui satelliti in bassa quota per la comunicazione. Per raggiungere il livello di Starlink serve una capacitĆ  di lanciarli che oggi nessuno ha e nessuno ha ai costi di Starlink. Nessun altro ĆØ in grado di far tornare un lanciatore cosƬ. Abbiamo quindi un privato, Elon Musk, che ha un monopolio sostanziale. Ti puoi permettere di non parlare con quel privato? Puoi mettere in campo un sistema tuo, e l’Europa ci sta pensando, ma arriverĆ  tra 10-15 anni”. CosƬ il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in audizione alla commissione Affari esteri e Difesa del Senato.

MELONI CHIAMA IL NEO PRESIDENTE SALVINI LA SFIDA SULLE ARMI A KIEV

(Tommaso Ciriaco – La Repubblica) – Sono scossoni gestibili, per adesso. Ma allarmano comunque palazzo Chigi. PerchĆ© la vittoria di Donald Trump smuove il centrodestra, rimescola equilibri, archivia placide certezze. Dei rischi della nuova fase ĆØ consapevole Giorgia Meloni.

La premier ha necessitĆ  di costruire un legame con il vincitore, tanto che dentro Fratelli d’Italia ipotizzano che possa volare a Washington per la cerimonia d’insediamento del 20 gennaio. Nel frattempo, si muove e ottiene di sentirlo al telefono, promettendosi reciprocamente di lavorare assieme in Ā«stretto coordinamentoĀ», a partire da Ucraina e Medio Oriente, per rafforzare Ā«stabilitĆ  e sicurezza, anche nel quadro dei rapporti con l’Unione europeaĀ».

Una prima candidatura a diventare ponte tra le due sponde dell’Atlantico. ƈ un segnale rivolto innanzitutto a Matteo Salvini, l’alleato in cerca di riscossa. Il leghista prepara un viaggio negli Stati Uniti entro il 2024 ed ĆØ solerte nel rivendicare la scommessa sul tycoon: Ā«In pochi tifavano per Donald, anche nel centrodestraĀ».

Nei prossimi sessanta giorni, la maggioranza deve approvare una risoluzione in Parlamento che autorizzi per l’anno prossimo eventuali nuove spedizioni belliche a Kiev. SarĆ  poi il governo a varare il conseguente decreto. In queste ore, però, Salvini medita un clamoroso strappo. Se Trump dovesse attestarsi subito e con forza sulla linea del ā€œbasta armiā€ all’Ucraina, il vicepremier minaccerĆ  di bloccare la risoluzione.

A palazzo Chigi sono stati avvertiti del rischio. E tremano. Basta leggere le dichiarazioni pubbliche di Salvini per pesare il problema. Ā«Aiuteremo sempre l’Ucraina per difendersi, mai per attaccare Ā», ĆØ la premessa. Ma ĆØ quanto sostiene dopo che chiarisce la prospettiva: Ā«Conto che l’insediamento di Trump riporti la pace e non ci sia bisogno di undicesimi, dodicesimi o tredicesimi pacchetti di armiĀ».

Per Meloni ĆØ diverso. La premier deve ricostruire un rapporto con il nuovo presidente, senza sconfessare la linea della ā€œpace giustaā€ sostenuta per due anni. Ecco perchĆ© saluta l’avvento del leader con un comunicato più che sobrio: Ā«Le più sincere congratulazioni. siamo nazioni sorelle, legate da un’alleanza incrollabile. ƈ un legame strategico, che sono certa ora rafforzeremo ancora di più. Buon lavoro PresidenteĀ».

In realtĆ , a preoccupare Meloni ĆØ soprattutto il nodo politico del ā€œnemico a destraā€, l’ossessione dei post missini. Vale per le armi, i dazi e i rapporti di forza a Bruxelles. […]