Fondi scarsi, ma parole in abbondanza – I numeri. Il finanziamento resterà per anni al 6,2% del Pil, livello più basso dal 2007, lo 0,6% sotto la media Ue (in cifre significa 12 miliardi)

(Di Marco Palombi – ilfattoquotidiano.it) – Giorgia Meloni ha una tendenza, non nascosta, a reagire male alle critiche. Nel farlo, le capita spesso di buttarsi sulla propaganda più becera o, se preferite, di mentire spudoratamente. Ieri è stata la volta della Sanità, buco nero della nostra storia recente e non per colpa (solo) di questo governo: “Sento molte falsità in queste ore su Sanità e legge di Bilancio – ha scritto sui social – E allora facciamo ancora più chiarezza: +6,4 miliardi per la Sanità in due anni (+2,37 miliardi nel 2025 e +4,12 miliardi nel 2026). Record della storia d’Italia per il fondo sanitario nazionale: 136,48 miliardi nel 2025 e 140,6 miliardi nel 2026”. Sempre via social si è presa la rispostaccia di Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, che da molti anni s’impegna contro il disastro del Ssn: “Gentile Presidente Giorgia Meloni, il suo tentativo di fare più chiarezza confonde ulteriormente. Perché Lei somma le risorse assegnate alla Sanità in due leggi di Bilancio: 2024 e 2025. In attesa del testo della manovra, stando al Dpb i numeri sono: + 0,86 miliardi di euro nel 2025 ; + 3,1 miliardi nel 2026; + 0,17 miliardi nel 2027”.
Detta in breve, ha ragione Cartabellotta: il Documento programmatico di bilancio (Dpb) inviato a Bruxelles certifica che la manovra assegnerà all’ingrosso quei soldi “netti” alla Sanità. Per l’anno prossimo significa circa 880 milioni in più – invece dei 3 o 4 miliardi chiesti dal ministro della Salute Orazio Schillaci – portando il fondo per il Ssn a 136,5 miliardi di euro, il 6,2% del Pil, come quest’anno e come quello prima, il livello più basso dal 2007 che il governo promette di mantenere (non aumentare) nei prossimi anni. Quella che aumenta invece è la spesa diretta delle famiglie in salute, quella cosiddetta out of pocket: 40,6 miliardi nel 2023 (Istat), una decina in più in un decennio. “Lasci stare i record”, ha maramaldeggiato Cartabellotta, “altrimenti citiamo come triste primato i 4,5 milioni di persone che non si curano più, di cui 2,5 milioni per ragioni economiche”.
Insomma, niente record, se non quello insensato del totale nominale di finanziamento del Ssn: una cifra “record” con cui si pagano meno medici e infermieri e si acquistano meno servizi sanitari che in passato… Torniamo allora alla spesa in rapporto al Pil: nato nel 1978, il Servizio sanitario nazionale pesava per il 4,7% del Pil nel 1980, per poi salire fino al 2010 (in zona 7%), il momento in cui inizia il tracollo. Oggi e per diversi anni, come detto, saremo al 6,2%, un livello inferiore alla media Ocse (6,9%) e alla media Ue (6,8%), lontanissimo dai numeri di Germania (10,1%) o Francia (11,8%) e che ci colloca all’ultimo posto nel G7. Per capirci, colmare quello 0,6% di differenza con la media europea significherebbe, ai prezzi attuali, spendere in salute oltre 12 miliardi l’anno in più.
Detto questo, cosa sta facendo questo governo in materia di spesa sanitaria? Di fatto quello che – esclusa la breve parentesi pandemica – hanno fatto i suoi predecessori, cioè poco: oggi come allora la spinta verso il precipizio arriva anche dai vincoli di bilancio Ue, che impongono continue strette fiscali. Il duo Draghi-Meloni, per dire, nel 2022-23 ha lasciato che il finanziamento del Ssn fosse inferiore del 7,5% cumulato all’aumento dei prezzi, che in termini reali è un taglio. Peggio: nel 2023, piena èra Meloni, persino la spesa nominale è stata più bassa del 2022. Quest’anno, scesa l’inflazione, ci sarà invece un lieve recupero, nel 2025 saremo in linea di galleggiamento, nel 2026 arriveranno un po’ di soldi in più e nel 2027 quasi nulla.
Il disastro di oggi, però, arriva da lontano. La fase di definanziamento del Ssn inizia nel 2010 con Berlusconi e subisce un’accelerazione inaudita con Monti. I governi successivi (Letta, Renzi, Gentiloni, Conte-1) si sono limitati a gestire il declino della sanità pubblica finanziando il sistema quasi sempre meno della crescita dei prezzi e del Pil: il risultato, in un quindicennio, è la perdita di posti letto, personale del Ssn, presidi territoriali, medici e pediatri di base con gli effetti che tutti vediamo su liste d’attesa, Pronto Soccorso, etc. Col Covid ci dissero che sarebbe cambiato tutto, ma non è successo: il governo Meloni è quello del ritorno al business as usual, necessario anche per la stretta alla spesa pubblica contenuta nel nuovo Patto di Stabilità. La differenza rispetto al passato è che affamare un sistema sano è pessima politica, affamarne uno moribondo è omicidio. D’altronde Meloni stessa mercoledì aveva detto: “Queste sono le risorse che abbiamo, io sulla sanità avrei stanziato di più…”. Più del record della storia d’Italia?
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… ma per le ARMI i soldi si trovano.
Solo quest’estate hanno stanziato oltre 14 mld di euro per comprare 49 caccia EF-2000 e F-35.
Quasi 30.000 miliardi delle vecchie lire per meno di 50 aerei.
Tanto per capire a che punto è arrivata la follia umana.
Però i signorotti se stanno in difficoltà di salute si ricoverano nelle meglio cliniche oppure, come la Polverini qualche anno fa, negli ospedali pubblici ma con l’intera corsia sgombrata per motivi di privacy.
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E la spesa per l’Ucraina? In sintesi: Fino a febbraio scorso, quindi in due anni di guerra, l’Italia ha sborsato 14,6 miliardi di Euro di finanziamento più altri miliardi per le armi inviate. Restano gli ultimi 8 mesi che hanno comportato ulteriore spesa. Il totale? Siamo molto oltre i 20 mld di Euro e forse molto di più ancora.
Nello specifico, riportando più dettagliatamente il tutto avvalendoci di un articolo di Qui Finanza del 24 febbraio scorso, ecco i dati dello spreco per il sostegno ad una guerra persa.
AIUTI ALL’UCRAINA, QUANTO HANNO SPESO L’ITALIA E GLI ALTRI PAESI IN DUE ANNI DI GUERRA: la spesa globale sarebbe stata di 91 miliardi totali (comprendendo però anche gli 11,3 miliardi dell’Inghilterra che non fa parte dell’UE).
A questa entità di spesa in armi e finanziamenti, vanno aggiunti i miliardi per il sostegno dei rifugiati ucraini presenti in tutti i paesi europei.
L’Italia, come riportato nell’articolo, ha speso in aiuti diretti all’Ucraina 11,8 miliardi, ai quali però vanno aggiunti altri 2,8 miliardi per il sostentamento dei rifugiati. Quindi finora l’Italia ha tirato fuori globalmente14,6 miliardi. A questi va aggiunto il costo delle armi.
Peraltro le cifre precise per l’Italia potrebbero anche essere maggiori perchè è stato apposto IL SEGRETO sulle uscite inerenti all’Ucraina: https://www.facebook.com/renzo.rossi.M5S/videos/386967654041133?locale=it_IT .
Se poi a tutto questo si aggiungono gli “Accordi bilaterali di Sicurezza” con i quali i principali paesi NATO (Italia compresa) si sono impegnati per i prossimi 10 anni a sostenere Kiev in armi, finanziamenti, e persino con interventi diretti nella guerra se necessario, allora si comprende che, alla fine, l’esborso dell’Europa sarà MOLTO, MOLTO, COSPICUO e tale da far piegare le ginocchia, sotto il profilo economico, a tutto il nostro continente.
Infine non dimentichiamo il costo maggiorato per l’energia che, grazie alle sanzioni alla Russia come ha detto Conte nel suo intervento del 15 ottobre in parlamento, è incrementato del 40%.
Quindi care bambole non c’è una lira (come si diceva un tempo).
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SANITÀ DELLE MIE BRAME- Viviana Vivarelli
Che la sanità italiana vada sempre peggio non è un mistero per nessuno. Chiunque abbia bisogno di una mamografia o di una Pec sa che i tempi di attesa diventano troppo spesso insostenibili e che i pronto soccorso sembrano l’anticamera dell’inferno. Se poi sei ricoverato in ospedale, basta che respiri e ti rimandano a casa, quando non ti respingono addirittura per mancanza di posti letto e di personale sanitario.
Nell’Ue oltre 4 milioni di pazienti ogni anno contraggono infezioni durante il ricovero ospedaliero e l’Italia è la peggiore di tutte, seconda solo al Portogallo. Nel periodo 2022-2023, 430 mila Italiani hanno contratto infezioni durante la degenza ospedaliera. Di questi, 70 mila sono morti per sepsi (infezioni contratte durante il ricovero) nel 2020, una cifra che corrisponde a 200 morti al giorno. Questi numeri confermano l’Italia come il paese con il più alto tasso di mortalità per infezioni ospedaliere d’Europa.
Per anni politiche dissennate di privatizzazione hanno chiuso piccoli ospedali, pronto soccorso, consultori, facendo dei medici pubblici italiani i peggiori medici pagati e considerati d’Europa, mentre si è fatta languire la ricerca, per assenza di fondi e di considerazione, allargando il fiume di cervelli che fuggono all’estero e arricchiscono col loro lavoro e le loro ricerche altri Paesi. La depenalizzazione dell’abuso di ufficio fatta da Nordio peggiorerà altresì il livello dei vincitori di concorsi, perché dalle sua sciagurate leggi, fare concorsi fasulli per sistemare amici e parenti diventerà la norma, non la trasgressione.
Quando è scoppiata la pandemia, è risultato che due terzi della sanità lombarda era stata privatizzata e un terzo quella veneta e le case di cura private non accoglievano gli infetti, erano solo una fonte superflua di sprechi per ricchi.
Via via nel tempo è andata aumentando la carenza di medici, infermieri, operatori sanitari, medici di famiglia, consultori…
In una Sanità allo sfascio il Ministro Schillaci aveva chiesto almeno 3 miliardi, una cifra ridicola. Ma, al di là delle bugie della Meloni, la Finanziaria prevede solo 800 milioni, appena sufficienti a far fronte all’aumento dei costi per l’inflazione, mentre soldi a go go sono stati sparsi a pioggia per le cose più inutili, come questo miliardo buttato per i lager di Tirana, o gli aumenti di tutti i benefit della casta (vedi gli stipendi iperbolici dei direttori Rai o i compensi incomprensibili agli artisti) o i regali a banche, società energetiche, stampa, propaganda e tv. Vedi per es. i 300.000 euro annui dati a Brunetta come capo del CNEL o l’elefantiasi di tutti i Ministeri che hanno fatto a gara per aumentarsi gli addetti e far man bassa su fondi e privilegi. Cancellate tutte le misure di economia di spesa introdotte da Conte, si è pensato solo a chi godeva di una situazione di Bengodi, senza una qualsiasi parvenza di piano economico per il Paese e nella distruzione progressiva di misure già in atto come il PNRR, di cui è stata spesa solo una minima parte, o il Bonus edilizio, che è stato ritoccato dieci volte e ha visto chi lo ha usato per migliorare la coibentazione e quindi l’ambiente con un aumento delle tasse catastali. Dopo lo scempio la beffa.
Come risultato finale, dopo due anni di Governo del Trio Sfasciacarrozze, la percentuale di soldi pubblici finalizzati alla sanità è scesa al 6,2% del Pil, il livello più basso dal 2007, lo 0,6% sotto la media Ue. Mancano 12 miliardi. Sarà contento Giorgetti che mira alla totale privatizzazione dei servizi pubblici, del resto in linea con Renzi e Draghi.
Ma nella propaganda meloniana dati e cifre non contano. La bugiarda smentisce sé stessa in ogni sua dichiarazione. E i fessi continuano a votarla. Insomma così è se vi pare. La realtà è una illusione. E troppi Italiani, o per ignoranza o per gretto egoismo, vivono ormai in una realtà virtuale che niente ha a che fare col mondo reale.
Conte aveva l’alibi di essere il primo a occuparsi della pandemia e ha fatto i suoi errori come hanno fatto tutti, sotto gli ordini di un OMS al servizio delle multinazionali del farmaco mentre i media facevano un vero lavaggio del cervello e i pochi medici che respingevano la dittatura sanitaria venivano licenziati. Ma, dopo di lui, i soldi per la sanità non hanno fatto che diminuire per toccare il loro minimo storico con questa disgraziata, che distribuisce soldi a destra e a destra, come fosse un salvadanaio bucato, gratificando amici e parenti, giornalisti o operatori televisivi, venditori di armi e di medicinali, mentre il bieco Giorgetti mira alla privatizzazione totale dello Stato secondo la peggiore linea bocconiana, per ingrassare già ricchi privati e Nordio, dal canto suo, depenalizza i reati della casta politica peggiore di tutti i tempi.
Del resto la cosidetta sinistra ha poco di cui vantarsi, dopo un Renzi allineato sullo stesso regime iperliberista, le sue orrende leggi sul lavoro, la sua distruzione della sanità pubblica come del diritto penale o di qualsiasi cosa su cui abbia messo le mani. L’appoggio del Pd alla linea Draghi (purtroppo sostenuta anche da Conte), prima di Monti e dopo della Meloni è il peggior esempio di trasformismo politico di un partito, che ha ormai perduto da 36 anni (morte di Berlinguer) tutte le sue caratteristiche di forza di sinistra per diventare il luogo dei parolai allineati al peggio.
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