Elezioni – Le cariche contese tra i soliti noti. Controllo politico. I sindacati fanno cartello violando il codice deontologico

(Di Natascia Ronchetti – ilfattoquotidiano.it) – A Torino, in una delle quattro liste in corsa per l’elezione del direttivo dell’Ordine provinciale dei medici c’è un indagato: è finito nell’inchiesta sulla presunta manipolazione dei bilanci della Città della Salute, l’azienda ospedaliero-universitaria del capoluogo piemontese. A Palermo, invece, le elezioni per il rinnovo degli organi statutari dell’Ordine sono state annullate per il sospetto di brogli, con tanto di esposto alla magistratura presentato dal candidato presidente di una delle due liste in lizza.

Casi limite, sì. Ma anche punta dell’iceberg di un forte malumore. Quello che serpeggia da tempo tra i camici bianchi per l’accentramento del potere nelle mani di pochi (e dei soliti noti) e per i tanti macroscopici conflitti di interesse che compromettono la terzietà dei vertici degli Ordini. “Un fenomeno ormai esteso a livello nazionale”, dice Giuseppe Barbaro, cardiologo romano che come molti altri suoi colleghi denuncia la commistione con le organizzazioni sindacali, in violazione del codice di deontologia medica. “Un medico non dovrebbe essere condizionato da nulla, tantomeno dalla politica o da un sindacato”. Proprio a Roma, poco più di due settimane fa, il 29 e il 30 settembre, alle urne si è presentata una lista espressione di una larga intesa sindacale, da Anaao (medici ospedalieri) a Fimmg (federazione dei medici di famiglia). “Si sono presentati con camper e con i loro adesivi, distribuivano anche gadget ai votanti: sembrava una festa di paese”, osserva Barbaro, candidato con la lista di opposizione Ippocrate. Alla fine l’ha spuntata Antonio Maggi, sostenuto dalle forze sindacali, segretario a Roma del Sumai, sindacato degli specialisti ambulatoriali. Per lui una rielezione: è al terzo mandato.

Sempre poco tempo fa a Venezia è stato rieletto per la quarta volta lo stesso presidente. Questo nonostante la legge Lorenzin, che nel 2017 ha riformato gli ordini delle professioni sanitarie, abbia imposto il vincolo dei due mandati. Ma mancano i decreti attuativi e si va avanti così. “C’è poi la questione dei medici che hanno altri incarichi nelle aziende sanitarie e per questo sono sempre esposti a un potenziale conflitto di interessi”, spiega Marta Mello, medico torinese che si prepara al rinnovo delle cariche dell’Ordine, previsto dal 27 al 29 ottobre. “E il ruolo del presidente dell’Ordine dei medici, che è un organo sussidiario dello Stato, è molto importante – aggiunge Mello -. Non solo per quanto riguarda i procedimenti disciplinari ma anche perché è il primo interlocutore delle istituzioni”. L’obiettivo? “Avere il controllo dell’Enpam, l’istituto di previdenza della categoria, i cui amministratori vengono nominati dai vertici degli Ordini”, dice Francesco Russo, medico del Policlinico di Tor Vergata di Roma. Oggi nel Cda dell’istituto siedono molti rappresentanti o ex rappresentanti sindacali. Da Guido Quici (Cimo-Fesmed) a Silvestro Scotti (segretario nazionale di Fimmg). Da Costantino Troise (ex segretario nazionale di Anaao) a Luigi Galvano (segretario di Fimmg Sicilia). Di mezzo, secondo le liste di opposizione, ci sono non solo i trattamenti pensionistici ma anche i lauti compensi degli amministratori. Dai 280 mila euro annui per il presidente ai 95 mila per il vicario. Dal 2021 la spesa per i componenti degli organi statutari dell’ente è fissata a oltre 3,1 milioni.