Archiviato – Cade l’accusa di traffico di influenze con Onorato

(Di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – Beppe Grillo lancia il richiamo alle armi. “Riprendiamoci le nostre battaglie!” urla il suo post, e la foto colma di bandiere del Movimento dice già quasi tutto. Il garante chiama a sé gli attivisti e magari qualche eletto scontento, nel nome del vecchio Movimento, “quello che partiva come un meteorite pronto a spazzare via tutto”, celebra. Un testo che sembra l’antipasto di una piattaforma congressuale. Anche se Grillo, spiegano, non ha ancora deciso se sfidare Giuseppe Conte nell’assemblea costituente, come in un congresso dopo il quale ne resterà solo uno, di leader. O se provare a fermare tutto a colpi di carte bollate, strada sempre più impervia, ma che qualche fedelissimo invoca ancora, “perché il simbolo è di Beppe, su questo non ci sono dubbi” giurano un paio di grillini doc. La certezza è che il fondatore promette ancora guerriglia, il giorno dopo l’annuncio di Conte della data ufficiale della Costituente, il 23 e il 24 a novembre a Roma (probabilmente presso il Palazzo delle Esposizioni). Soprattutto, lo fa nel mercoledì in cui a Milano – su richiesta della Procura – viene archiviata l’indagine in cui era accusato di traffico di influenza illecite assieme a Vincenzo Onorato, patron del gruppo Moby. Ha un tarlo in meno, Grillo. Così sul suo blog – “un baluardo” – annuncia che ripubblicherà tutte le sue proposte per un futuro diverso, “una per volta, ogni settimana”. Assicura: “Vi faremo riscoprire tutto quello che abbiamo già detto, ma che forse qualcuno non ha compreso abbastanza bene”. Quel “qualcuno” a naso è Conte. Ma l’ex premier non è mai citato.

Piuttosto, c’è un morso al Pd: “Nei corridoi dei palazzi le nostre lotte scomparivano sotto il peso degli accordi sottobanco, fino a finire sui manifesti degli altri partiti, che arrivavano con il sorriso e ci mettevano sopra la loro firma”. E il pensiero corre al salario minimo, immediata parola d’ordine di Elly Schlein. Ma gioca soprattutto di rimpianto, il garante: “Eravamo un’armata di sognatori, poi siamo finiti in quel labirinto magico chiamato governo. Dove se ti distrai ti perdi nei corridoi, inciampi sui tappeti rossi e sbatti la testa contro i candelabri dorati”. E così, sostiene, “le nostre belle battaglie sono state ingoiate dal mostro burocratico”. Ma lui vuole riparare: “È arrivato il tempo di riprenderci tutto: le nostre battaglie, i nostri sogni, quel futuro che ci aspetta”. Narrazione chiara: lui è quello del vero M5S, non certo Conte. Ma affrontarlo apertamente non è semplice, per il fondatore. La causa legale sarebbe costosissima e rischiosa. Glielo avrebbe spiegato anche l’avvocato romano Pieremilio Sammarco, dove lavorava la fedelissima Virginia Raggi. E le truppe per un’eventuale scissione latitano. Però può ancora smuovere parte della base, il garante. Seminare dubbi, facendo leva sull’identità da difendere con il no alla cancellazione della regola totem, quella dei due mandati. La partita è ancora lunga. E qualche parlamentare è già esausto. Aspetta novità sui due mandati, e intanto si guarda intorno. Ci sono 3-4 eletti inquieti, nel Movimento, a cui Forza Italia ha già portato via due parlamentari in poche settimane. Il M5S potrebbe perdere qualche altro pezzo, da qui a fine anno. Perché la Costituente è uno snodo. Ma per alcuni può essere un pretesto.