A quattro anni dalla riforma costituzionale e a due anni dalla sua introduzione con la partenza della XIX legislatura, le Camere sono cambiate in peggio. Openpolis: «Le leggi passano sempre più dal governo»

(di Carlo Tecce – lespresso.it) – Quattro anni fa una variegata maggioranza di partiti, come estremo e, pare finale, atto di purificazione collettiva e sottomissione a un certo modo populista di interpretare la democrazia, implorò gli italiani di confermare la riforma costituzionale che mozzava poltrone e cadreghe e portava il numero di senatori da 315 a 200 e il numero di deputati da 630 a 400. Due anni fa, avviata la legislatura XIX, la riforma ha iniziato a rilasciare i suoi effetti che, a detta dei padri costituenti palesatesi per l’occasione, dovevano essere benefici per la spesa pubblica (meglio noto come lo spreco) e salvifici per la democrazia malaticcia. Né l’uno né l’altro. Non ci sono risparmi clamorosi, invero vanno rintracciati con il microscopio. Non si percepisce una ritrovata vitalità dei parlamentari, confinati da almeno tre decenni nel ruolo di chiassosi vidimatori di leggi pensate, studiate, corrette altrove. Al governo, e dove sennò?
Ridurre deputati e senatori da 945 esattamente a 600 non aveva una ragione specifica. Se non che facesse cifra tonda. Certo, le Camere pagano meno indennità e meno contributi, ma le cariche apicali, le commissioni permanenti, bicamerali, speciali, i lavori in assemblea, le delegazioni internazionali, eccetera, non si possono sopprimere e ugualmente costano, e come se costano, per quanto è cara, e ci è cara, la Repubblica parlamentare. Tutto è rimasto identico a sé stesso. E lo dimostrano i bilanci interni alle Camere. E lo esplicitano le statistiche di Openpolis. Un momento. Qualcosa è cambiato. Si è acuita la distanza fra elettori ed eletti. Per una formula micidiale: una legge elettorale senza preferenze, collegi sterminati, le province ininfluenti, la ritirata dei partiti.
Vediamo la voce soldi, che tanto appassiona. In un anno senza interruzioni e senza riforma (2021), il rendiconto di Montecitorio dichiarava una dotazione statale di 943 milioni di euro, 1,240 miliardi di entrate, 1,241 miliardi di spese impegnate, un avanzo di esercizio di 8,4 milioni. In un anno senza interruzioni e con la riforma (2023), il rendiconto di Montecitorio ha dichiarato una dotazione statale di 943 milioni di euro, 1,284 miliardi di entrate, 1,234 miliardi di spese impegnate, un avanzo di esercizio di 59 milioni. La colonna “spese impegnate”, dunque, differisce soltanto di 6 milioni di euro.
I vicini del Senato, che hanno una dotazione statale di 505 milioni di euro, a consuntivo hanno segnalato spese correnti per 484, 481, 485 milioni di euro nel triennio 2020-2022, per il 2023 ci sono ancora i progetti di bilancio che vanno oltre i 500 milioni. Quel che colpisce, invece, è un passaggio della relazione dei senatori-questori: ricordano che in un decennio, prima della riforma con 315 eletti più i senatori a vita, Palazzo Madama ha armonizzato la sua gestione e ha risparmiato 397 milioni di euro.
Terminate queste premesse da apprendisti commercialisti, è opportuno trasferire l’attenzione sulle prestazioni dei parlamentari per capire se sono peggiorate o migliorate. Indubbiamente, sono affannate. Poiché i parlamentari coprono più posti nelle commissioni, non sempre attinenti fra loro, spesso dovrebbero farlo in contemporanea. Questo riguarda più la Camera, che non ha sforbiciato le commissioni permanenti, che il Senato rapido ad aggiornare il regolamento.
Il dono dell’ubiquità non è calato sui parlamentari e neppure i parlamentari pendolari bramano dal desiderio di fermarsi a Roma il venerdì o addirittura precipitarsi il lunedì. Le attività assembleari sono immutate: nel 2019 si sono tenute 176 sedute per un totale di 834 ore, nel 2023 si è arrivati a 191 sedute per un totale di 883 ore. Le commissioni permanenti ne hanno risentito un po’: nel 2019 si sono tenute 2.472 sedute formali per un totale di 1.243 ore, nel 2023 si è arrivati a 2.187 sedute per 955 ore.
Lo stesso è accaduto per gli emendamenti presentati; diminuendo il gruppo dei proponenti, diminuisce la quantità delle proposte di modifica delle norme: 10.944 (2019), 23.730 (2020), 8.273 (2023). E le approvazioni hanno seguito un andamento simile: 302 (2019), 125 (2020), 95 (2023).
Il Parlamento com’era, è: periferico. Anzi sempre di più: «Emerge una chiara differenza rispetto agli altri governi nell’utilizzo imponente dei decreti legge. Delle leggi entrate in vigore – spiega la Fondazione Openpolis che monitora le evoluzioni e soprattutto le involuzioni della democrazia italiana – dall’inizio della legislatura il 41,7% sono conversioni di decreti legge. Solo il governo Letta (che però è rimasto in carica pochi mesi) riporta un dato più alto (58,3%). Il governo Conte II si ferma al 34,3%. In valori assoluti, per decreti leggi, il governo Meloni è secondo (72, considerando anche l’ultimo approvato che però non è ancora in Gazzetta ufficiale) superato solo dal governo Berlusconi IV (80), che è rimasto in carica molto più tempo. Poi ci sono Draghi (63) e Renzi (56). Considerando il dato sulla media di decreti legge pubblicati al mese, i governi Conte II, Draghi (3,07) e Meloni (3,05) sono sostanzialmente in linea. Bisogna evidenziare che, di fatto, l’attuale esecutivo sta continuando a produrre decreti allo stesso ritmo che è stato tenuto durante la pandemia».
Insomma, a distanza di quattro anni dalla riforma costituzionale, a due anni dal suo ingresso nei meccanismi democratici, il Parlamento non è diventato più sparagnino, laborioso, incisivo. E la riforma del “premierato” firmata dal governo Meloni, che una volta è il tema del giorno e un’altra, a convenienza, è riposta nei cassetti della memoria, è perfettamente coerente con gli ultimi trattamenti riservati al Parlamento. È quella che, dopo una lunga agonia, stacca la spina.
No risparmio ? Si sistema!
Piatto ricco mi ci ficco!!!!
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345 pelandroni in meno esistono solo nella fantasia di chi è allergico alla realtà
I 345 pelandroni sono stati trasferiti dal parlamento ad altre istituzioni.
L’esempio più chiaro di quanto dico è dato da Renato Brunetta,
Si trova, infatti, al vertice del CNEL che lui, quando era parlamentare, aveva proposto di abolire.
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Bisogna vedere se quei posti sono stati creati ex novo oppure c’erano già.
Ma questo non diciamolo a chi è ‘allergico alla realtà’, vero Leoncino?
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Alcuni posti c’erano già, vedi il caso Brunetta, altri li creano per l’occasione in ASL. Cda delle municipalizzate e di consorzi
Ma questo non diciamolo a chi deve ancora conoscere il buonsenso, L’ABC della logica,
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Si sarebbe dovuto intervenire immediatamente con una nuova legge elettorale.. chi avevamo a fianco il pd?Secondo voi, saremmo riusciti a cambiarla? Dubito fortemente…
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“Dal momento che un risparmio sulle indennità dei parlamentari c’è comunque stato, se i costi della Camera non sono cambiati vuol dire che sono state introdotte nuove spese, che di fatto hanno pareggiato i circa 60 milioni risparmiati annualmente con il taglio dei parlamentari. E così è stato”.
Più nel dettaglio, varie voci di spesa tra il conto consuntivo del 2022 e il bilancio di previsione per il 2023 hanno registrato un aumento. Per esempio la spesa per le forniture di acqua, gas ed energia elettrica è aumentata di 4,6 milioni di euro a fronte del rincaro dei prezzi energetici.
«Poi bisogna tenere conto di alcune modifiche all’organizzazione e al funzionamento della Camera, come la riforma sul pagamento dei contributi dei collaboratori dei deputati».
Trancassini si riferisce alla decisione, presa alla fine della scorsa legislatura e rivista lo scorso febbraio, di porre a carico del bilancio dell’aula il pagamento degli oneri contributivi del personale non dipendente della Camera, tra cui i collaboratori dei deputati, il cui stipendio rimane comunque pagato dal rimborso spese garantito ai parlamentari per le spese di esercizio di mandato. Questa nuova disciplina, che nel triennio 2023-2025 è stimata avere un costo di 15,1 milioni di euro l’anno, da sola azzera un quarto dei risparmi ottenuti con il taglio dei parlamentari.
https://pagellapolitica.it/articoli/costo-camera-uguale-taglio-parlamentari
Avvisate l’articolista che senza il taglio dei parlamentari oggi spenderemmo 60 MLN ALL’ANNO IN PIU’ rispetto alla scorsa legislatura, non la stessa cifra come vuol fare intendere, perchè gli aumenti di spesa ci sarebbero stati anche senza taglio dei parlamentari.
Il trucco di farli apparire poca cosa rispetto al costo totale è vecchio come il mondo.
E’ lo stesso trucco che si usa per difendere vitalizi e altri privilegi: fare il confronto col totale di spesa per poi dire che in fondo non danno fastidio perchè sono solo una piccola parte del totale.
E’ purtroppo molti ci cascano.
Datele a me ste “briciole” da 60 MLN ALL’ANNO se vi fanno schifo. Non mi offendo mica.
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Come ho scritto sopra, l’articolista dice il vero; per due ragioni.
La prima: un risparmio di 60MLN su 1900 MLD di pil è un risparmio dello 0,003 % più o meno.
Non c’è nessun trucco, basta solo farsi due conti e provare a fare un parallelismo.
Prendiamo uno che ha uno stipendio netto di 1500€
Lo 0,003% di 1500 = 4,5 centesimi€
Praticamente il nulla.
La seconda: i parlamentari non più rieletti sono stati collocati in altre istituzioni, in enti a gestione pubblica quali ASL, consorzi e via discorrendo.
La riduzione del numero dei parlamentari aveva il solo scopo di dare un senso di giustizia e di eguaglianza ai tanti elettori.
In altri termini si è trattato di una misura di bandiera per far esultare coloro che detengono viscere bollenti e senso critico prossimo allo zero assoluto.
Una riduzione di spesa della stessa entità si sarebbe potuta ottenere riducendo i costi di funzionamento, delle indennità, dei rimborsi spese.
Su questo fronte nulla è stato fatto anche perché non tutti, te compreso, lo avrebbero capito
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“Praticamente il nulla”
Ma infatti mio cugggino ha fatto una rapina di 1 MLN ad un portavalori ed è stato assolto, grazie alla magia delle proporzioni, per tenuità del furto.
Il giudice, probabilmente tuo parente, ha dimostrato che 1 MLN per quella banca equivale allo 0,1% del suo patrimonio. Praticamente il nulla!
Il giudice ha detto che, in proporzione, è come se mio cuggino avesse rubato pochi spiccioli da una busta paga di un operaio. Praticamente il nulla.
Tornando nel mondo reale, il valore del denaro non si misura in proporzione al PIL, ma a ciò che puoi fare con quel denaro.
Col “nulla” di 60 MLN puoi regalare ogni anno almeno 250 appartamenti ad altrettante famiglie bisognose. In una legislatura son 1250 famiglie che non devono più pagare un affitto.
Dire che ciò sarebbe il nulla, facendo ridicole proporzione col PIL di una nazione, non credo sia una cosa da persone intelligenti.
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Infatti i 60 MLN risparmiati Conte li ha spesi per dare 250 appartamenti alle famiglie bisognose.
Il riferimento per valutare l’efficacia della spesa pubblica, (il valore del denaro, così come tu lo concepisci, vale per i singoli non per la pubblica amministrazione) qualunque sia la forma in cui essa si manifesta, tagli o ulteriori spese è proprio il pil, non l’utilità che può avere per gli altri.
Perché non 2,5 milioni di pacchi di pasta o 100.000 maglioni o 1000 automobili nuove e in base a cosa si dovrebbe decidere a chi dare l’appartamento, perché a 250 si e agli altri, molti di più, di cui avrebbero anch’essi bisogno, no? Quale sarebbe la base L’ISEE?
Che differenza c’è tra uno senza casa con 2000€ di ISEE e uno senza casa con 3000€ di ISEE?
E’ meglio dare 250 appartamenti da 70 mq ciascuno, 300 da 60 mq ciascuno o 200 da 80 mq ciascuno?
Ecco perché si usa il PIL per valutare l’efficacia di politica economica; il PIL è una grandezza aggregata.
Altra considerazione; la tua risposta verte solo su una delle mie osservazioni; cioè che sul piano economico il taglio del numero dei parlamentari ha un’efficacia risibile.
La seconda considerazione che ho fatto invece fa riferimento al fatto che i 60 MLN non sono stati risparmiati perché i parlamentari non eletti sono stati dirottati su altri lidi ben remunerati: su questo non hai niente da dire? O ti sembra irreale anche questo?
Un’ultima cosa da dire a tuo cugggino, la tenuità della rapina esiste; art 628 comma 2 del codice penale; quindi il giudice che la pensa come me, che sa fare le proporzioni, valuta in base a queste sa, a differenza tua, di cosa sta parlando.
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Ah dimenticavo: se domani questa maggioranza decidesse di raddoppiare gli emolumenti per politici/eletti, spiega a chi dovesse protestare che, in fondo, trattasi di nulla se paragonato al PIL.
Poi fai sapere che ti rispondono.
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Ladis, ti sto facendo una standing ovation in casa 👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻
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Ti ringrazio.
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mi associo alla standing ovation di Anail, questo articolo non si può leggere per quanto sia approssimativo. Vivaiddio che c’è stato quel taglio, che ha dimostrato l’inutilità assoluta dei 345. Sul punto economico, hai giá detto.
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solito articoletto contro i 5S. ‘sto giornalista genuflesso al suo proprietrio spreca righe su righe per spiegarci che 2+2 fa 5 e 1/4.
ma va a ciapà i ratt
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Politiche 2022: astensione al 36%
Confesso che, innocentemente, rispetto al taglio dei parlamentari, io credevo in un altro esito: pur considerando l’ aspetto del probabile risparmio, ero fermamente convinto che la classe politica, vista la riduzione di poltrone, si sarebbe trovata obbligata a selezionare una categoria rinnovata e credibile di eleggibili. Salvo alcune eccezioni, i partiti hanno proposto i vecchi arnesi, gli amici e i parenti. Tante facce già ben note. Strano, quindi, l’alto tasso di astensione.
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Titolo, articolo, e alcuni commenti, fuorvianti : in uno stato decentemente amministrato, la riduzione (sacrosanta) del nugolo dei parlamentari, un record mondiale in precedenza, doveva comportare meno affitti, meno personale, meno telefoni, spese generali etc. Non dico un terzo di meno, ma neppure quella miseria evidenziata.
E poi, quelli che saltano, non possono cercarsi un onesto lavoro? Oo una volta saltati sulla diligenza dell’abbuffata pubblica è proibito scenderne?
In quanto al rendimento, se lavorassero come i comuni mortali dal lunedi al venerdì invece di avere sempre lo zainetto o il trolley a mano per le loro intense settimane di 3 giorni, vedi come riescono a fare tutto e più, che li paghiamo una montagna di soldi .
E per finire, come universo generale, cialtroni disprezzati dalla gente, con le dovute eccezioni, erano prima e lo sono anche adesso, forse anche di più, ma non perch è sono meno, perche da un almeno 40 anni il livello della gente che i partiti (non noi) spediscono in Parlamento non ha fatto altro che calare. È quello della corruzione e della mancanza di scrupoli ad aumentare
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In un pozzo nero ci sono 945 strnz che emanano un olezzo insopportabile. Il contadino che, al contrario di De Andrè (RIP), preferirebbe diamanti al letame…, decide di tamponare (beh, dopo il covid, ci sta…) il problema ma non potendolo svuotare completamente, decide di ridurli a 600, per attenuare il tanfo. Tolti 345 si rende conto che il miasma resta uguale, soltanto la quantità è diminuita. Ovviamente sono cifre buttate a caso, sia ben chiaro!
C’è una morale in tutto ciò? Dipende dai punti (o dai puzzi) di vista, diciamo che ci fosse mai un giorno di “pulizia generale”, la quantità da portare via per lo svuotamento risulterebbe minore.
Cari signori, al di là dell’ironia, possa piacere o meno, non è la quantità a fare qualità. So di essere ridondante, anche se Dante ha poco da ridere…, ma in una nazione dove è concesso ad un parlamentare di poter conservare la cadrega da condannato, mentre al cittadino elettore, per poter partecipare ad un concorso pubblico, chiedono certificato carichi pendenti intonso, che a deciderlo siano 945, 600 o 25, nulla cambierà. Ed è solo una delle mille storture che ingurgitiamo da decenni.
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“i 60 MLN non sono stati risparmiati perché i parlamentari non eletti sono stati dirottati su altri lidi ben remunerati: su questo non hai niente da dire? O ti sembra irreale anche questo?”
Dubito che tutti i 300 siano stati dirottati su “altri lidi” pubblici. Ma anche prendendo per buono quanto tu affermi, senza taglio dei parlamentari i 300 “nuovi lidi” sarebbero stati comunque occupati da altri a cui bisogna pagare stipendio e oneri previdenziali. Quindi, se non ci fosse stato il taglio dei parlamentari, ora dovremmo pagare i 300 “nuovi lidi” + 300 “vecchi lidi”.
Che ci sia stato un risparmio di 60 MLN ANNO lo dice la calcolatrice.
Se poi questo risparmio è stato mangiato da nuove spese, prenditela con chi ha deciso per le nuove spese, se le ritieni evitabili e inutili, ma non puoi sposare la tesi dell’articolo e cioè che sia stato inutile il taglio dei parlamentari, a meno che tu non dimostri che le nuove spese siano state causate dal taglio dei parlamentari.
Questo articolo non dice il falso, ma fa molto di peggio perchè manipola le menti di chi non ci ragiona su ciò che legge. Fa credere che non ci sia differenza tra pagare 1.000 parlamentari e pagarne 600, non spiegando che le nuove spese che hanno mangiato il risparmio CI SAREBBERO STATE ANCHE SENZA IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI. QUINDI ORA SPENDEREMMO 60 MLN ANNO IN PIU’ SENZA TAGLIO DEL NUMERO DI PARLAMENTARI.
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in risposta a lionheart70
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