Balneari – I lidi trasformati in location per nozze. Un’estate intera per avere risposta dagli uffici del Comune: poi faldoni da mille pagine, attese, rimpalli. Fino all’arrivo dell’ennesima proroga di governo…

(Di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – “Per quelle carte vieni la settimana prossima”, mi dice il dirigente del demanio.

Passa una settimana e mi faccio trovare davanti alla porta dell’ufficio. Ho bisogno di conoscere il numero delle concessioni balneari, a chi sono andate e da quanto tempo. Se ci sono omissioni, distrazioni, connessioni nel solito giro dell’amichettismo. Faccio richiesta di accesso agli atti com’è mio diritto e attendo.

“Adesso c’è il bradisismo e siamo pieni di impegni, siamo immersi in altre questioni fino al collo. Vieni la settimana prossima”, ripete, dopo una settimana esatta, il funzionario che dirige il traffico in quell’ufficio.

Capisco, e giusto sette giorni dopo rifaccio le scale, riprendo a bussare alla solita porta per farmi consegnare le solite carte.

“Mo’ vediamo!”, risponde.

“Mo’ vediamo” è la misura dell’indolenza qui al Sud. Significa cioè che nulla è pronto ma sperabilmente lo sarà in un tempo indefinibile.

Sono così passati più di cento giorni e sette giri di lettere tra quattro uffici dello Stato consultati. Un’estate intera si è consumata andando su e giù per le scale del municipio.

Era il 26 aprile quando ho scritto al presidente del consiglio comunale di Pozzuoli, e poi al difensore civico della città metropolitana di Napoli. E poi al prefetto che pure ha scritto al segretario generale del Comune di Pozzuoli che ha scritto al dirigente dell’ufficio demanio. Era aprile.

A settembre, allargando le braccia, il funzionario ha lasciato cadere dalla bocca un ultimo: “Mo’ vediamo”.

La perfetta trasmigrazione dalla fantasia alla realtà, il plot sulle radici dell’inedia, sullo spirito filosofico della fannullaggine ma anche sulla tenuta storica del clientelismo. È quasi un secondo tempo della Concessione del telefono, il magnifico romanzo di Andrea Camilleri sul delirante reticolo degli adempimenti amministrativi per ottenere la concessione di una linea telefonica.

Camilleri datava l’incredibile burocrazia nella Vigata del 1891, invece questa è storia fresca, incrocio contemporaneo tra accidia e arroganza, tra l’inazione e la consapevole ostruzione. È il mirabile compendio delle cose che si fanno al rovescio da parte di chi guida una comunità senza però servirla.

Riccardo Volpe ha 37 anni ed è consigliere comunale in rappresentanza della lista civica Pozzuoli Ora (“Ci hanno votati i giovani pensando che la sinistra può cambiare il mondo e gli anziani ormai convinti che la sinistra che non s’arrischia a cambiare neanche un fico secco”). L’amministrazione comunale è invece un coagulo di altre liste civiche, composizioni organiche destra-sinistra. Il sindaco ha la tessera del Pd ma non lo rappresenta.

Ricapitoliamo. Pozzuoli, 80 mila abitanti, aprile 2024. “Ci segnalano che le concessioni balneari sono piene di buchi e non essendo ancora intervenuta la solita deroga ai termini di scadenza delle concessioni il comune ha l’obbligo di affidare la magnifica spiaggia della città in una gara trasparente tra imprenditori turistici conosciuti e apprezzati. Pozzuoli ha un lungomare bellissimo, dall’Arco Felice e da Lucrino guarda le isole: Ponza, Capri, Ischia. I nostri sopralluoghi sono dettagliati. Facciamo video, foto. Notiamo che un lido ha cambiato totalmente destinazione e un secondo starebbe per farlo. Il primo è divenuto un set matrimoniale, una sala open air per sponsali, un luogo in cui sulla sabbia si fanno le feste private. Gli ombrelloni tolti oppure riposti in un angolo per dare invece spazio tecnico al cibo, alla musica, ai cocktail di benvenuto. Sembra la succursale estiva del Castello delle cerimonie, la fabbrica tutta abusiva (infatti ora è sotto sequestro) dei matrimoni kitsch immortalata nella fortunata serie di Real Time.”

Dunque a Pozzuoli alcuni lidi chiudono ai bagnanti e aprono ai pranzi di nozze. Tu sei invitato ed entri, tu no e resti fuori. Non sempre si va in spiaggia col costume infatti. A volte è richiesto l’abito lungo. Gli sposi si baciano tra le onde, nel blu dipinto di blu.

Dice Volpe: “La gente inizia a mugugnare ‘ma è mai possibile che…’, i vigili urbani guardano e passano avanti, l’amministrazione comunale si fa i fatti suoi”.

E così la lista civica dei combattenti si dà da fare. E dopo richieste inevase, sollecitazioni di rito, proteste formali (persino un’interrogazione parlamentare), il consigliere comunale Riccardo Volpe viene invitato dal dirigente dell’ufficio demanio del comune a indicare esattamente cosa voglia estrarre dalla copiosa documentazione. Quali carte, quali documenti. Quali?

“Il 21 giugno il dirigente mi mette sul tavolo venti faldoni, un migliaio di fogli e mi chiede di leggerli a uno a uno e indicare cosa mi interessa”.

Il consigliere Volpe ogni giorno, per un intero mese, legge, rilegge e annota. “È un mondo obliquo, quasi capovolto. Il comune di Pozzuoli ad alcuni balneari ha concesso interi edifici con l’obbligo per i concessionari di renderli agibili e aprirli alla collettività. Invece niente. Hanno privatizzato la spiaggia, trasformando il business, fregandosene delle prescrizioni”.

Volpe, sciroppatosi le mille pagine di documenti, indica all’ufficio quelli che gli necessitano. E allora all’ufficio iniziano: ehm, vieni tra una settimana a ritirare le copie.

Una settimana tira l’altra, l’altra ancora e ancora. L’estate è finita, intanto il governo ha provveduto a derogare e a concedere ai concessionari ancora un po’ di tempo. Un anno per mettersi in regola e avanzare col bando, ma anzi due, e forse tre e poi chissà…