(Di Patrizia De Rubertis – ilfattoquotidiano.it) – Allineare le accise per diesel e benzina. Questa la brutale sintesi di quello che il governo ha deciso di piazzare nel Piano strutturale di bilancio (Psb) di medio termine (una volta era il Documento programmatico per la finanza pubblica) con cui intende “utilizzare il riordino delle spese fiscali (tax expenditures) in determinati ambiti di tassazione”. Cosa significa in soldoni per gli automobilisti? Anche se non è scritto chiaramente se l’allineamento sarà verso l’alto o verso il basso, non sono belle notizie. Vista la disperata ricerca del governo di Giorgia Meloni di trovare coperture per la manovra, è più probabile che venga cancellato lo sconto rispetto alla benzina e, quindi, che ci sia un aumento dell’accisa sul diesel. Attualmente le accise incidono su un rifornimento con un’imposta fissa da 0,728 euro al litro sulla verde e da 0,61740 sul gasolio. Una decisione che fa infilare Meloni ancora una volta nel vicolo cieco delle accise che la premier aveva invece giurato di abolire o di tagliare, mentre – per ora – l’unica cosa che ha tagliato è stato lo sconto imposto dal governo Draghi per fronteggiare i rincari dei prezzi dell’energia dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Se il diesel raggiungesse l’equiparazione della sua tassazione a quella della benzina, “per gli automobilisti ci sarebbe un maggior esborso di 5,5 euro a pieno che determinerebbe una stangata da 3,1 miliardi”, denuncia Assoutenti. “Solo nel 2023 gli italiani hanno pagato 38 miliardi di euro a causa della tassazione (Iva e accise) che grava sui carburanti venduti in Italia”, spiega il presidente Gabriele Melluso. Delle accise introdotte nel corso dei decenni per finanziare di tutto (perfino guerre ormai archiviate nei libri di storia, disastri o ricostruzioni post calamità naturali), se ne contano 20 dal 1935 al 2014. Millesimi su millesimi che garantiscono introiti allo Stato per oltre 25 miliardi e valgono il 60% di quanto paghiamo al distributore, compresa l’Iva al 22%. Non è un caso che siano un pallino di tutti i politici che negli anni hanno promesso di eliminarle o perlomeno ridurre, senza mai riuscirci, tra cui la premier Meloni. All’opposizione, nel 2019, ha promesso decisi tagli delle accise non appena fosse stata al governo. “È una vergogna che su 50 euro, 35 vadano allo Stato”, diceva in un filmato. Nulla è successo, nonostante la cesoiata alle odiate imposte fosse anche nel programma elettorale del centrodestra.