Se un giovane mi chiedesse un consiglio spassionato per costruirsi un futuro gli direi: vai all’opposizione. Lavori il giusto, giochi di rimessa sugli spropositi del governo, godi di un notevole spazio nei talk […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Se un giovane mi chiedesse un consiglio spassionato per costruirsi un futuro gli direi: vai all’opposizione. Lavori il giusto, giochi di rimessa sugli spropositi del governo, godi di un notevole spazio nei talk e poi gli orari non sono così malvagi. Se quel giovane vivesse in Italia confermerei: se stai all’opposizione restaci più che puoi. Infatti, qui da noi il governo è duramente impegnato a lavorare per la minoranza parlamentare, a cui fornisce argomenti a getto continuo per alimentare dileggio e indignazione. Ministri e viceministri che si fanno infinocchiare dalle amanti o che fermano d’autorità i treni in aperta campagna. Indagati a vario titolo, pistola con pistole. Costoro, però, non sono secondi a nessuno se si tratta di soffocare gli spazi di contestazione e la libertà d’espressione. Linea dura per chi protesta in piazza o occupa le case mentre si chiude un occhio, e preferibilmente entrambi, se si tratta di corruttori ed evasori. Uno spartito televisivo su misura per certe sofferte facce da Ventotene (copy Marco Travaglio) che sembrano sempre destinate al confino in un clima da perenne Marcia su Roma.

Uno strano clima che potrebbe generare un qualche, forse infondato, sospetto. Che, per esempio, chi siede sui banchi dell’opposizione, all’opposizione non si trovi tutto sommato malaccio. Lungi da noi la congettura che alle elezioni politiche del 2022 il centrosinistra abbia fatto in modo di perdere. Anche se, certo, in quello schieramento si ha l’impressione che nessuno (e segnatamente il Pd di Enrico Letta) si sia dannato l’anima per cercare di vincere. Un altro interrogativo riguarda la possibilità che l’opposizione stia cercando, realmente, di costruire una solida alleanza politica, e non solo numerica, in modo da tornare a vincere nel prossimo round quando sarà. Alla formula abbastanza iettatoria del “campo largo” ora, troppo spesso, si sostituisce quella del “solco largo” (copy Paolo Mieli). Accantonato al momento il problema legato all’ospite indesiderato Matteo Renzi, qualcosa non funziona più tra i due maggiori azionisti, Pd e M5S. Che hanno marciato separati sul referendum per abbreviare i tempi della cittadinanza (ha firmato la Schlein ma non Conte) e si sono divisi sulle nomine Rai (votate da Conte ma non dalla Schlein). Viene in mente Leopardi (“e il naufragar m’è dolce in questo mare”) ma forse siamo noi a non aver capito le sottili strategie sottese.