(Gioacchino Musumeci) – “Il PD può esistere senza Matteo Renzi?” chiede Tommaso Cernobyl interpellato sul destino del Senatore nel “campo largo” ( locuzione sfigatissima).

Effettivamente una questione tanto annosa non poteva che gemmare dall’ingombrante simulacro della disinformazione imperante urbi et orbi perché in fondo la domanda sarebbe che se ne faccia Schlein di Renzi.

Bisognerebbe essere decisivi una buona volta: se la politica fosse natura, Renzi sarebbe un suo scherzo per inciso pessimo. Sarcasmo a parte Tommasone sostiene che d’altronde Renzi ha portato il Pd a percentuali di consenso mai viste prima di lui e rappresenta un pezzo di storia che non si può trascurare.

Tutto vero prima che Matteo dismettesse il vestitino di carta con cui ingannò la classe dirigente che poi, capito bene il tipo, fece più o meno di tutto per liberarsene senza mai riuscirci veramente. Almeno finché il pataccaro rignanese non decise di sintetizzare i principi del fallimento personale in una forza politica asfittica e senza futuro come si è visto dal risultato delle ultime europee. Ma senza un depuratore radicale è onesto ammettere che il renzismo aleggia sul Pd.

Schlein e Renzi sarebbero agli antipodi per più di una ragione: intanto perché il senatore ha detto che “ La Schlein infiamma gli ultrà ma perde pure le elezioni condominiali” e abbiamo visto alle europee quanto sia stato votato Renzi : ZERO. Abbiamo anche visto le amministrative con ottimi risultati del Pd col Movimento e la debacle del Cdx . Perché Italia Viva sostiene la Dx alla bisogna, poi perché c’è in vista il referendum sul Jobs Act ovvero la riforma cancerosa con cui fu devastato il mercato del lavoro. Ma prima ancora per una contraddizione di proporzioni cosmiche: Renzi sostiene di aver mandato a casa Conte, di non essersene pentito perché farebbe la stessa cosa domattina; allo stesso tempo afferma che non si può guardare il passato perché è importante sconfiggere la Dx.

“ Matty non dovresti spararle così grosse”: Melonissima è un tristissimo corollario del governo Draghi voluto proprio da Renzi. L’ascesa della Dx cominciò all’epoca del secondo governo Conte e Renzi durante la parentesi Draghi non fece che inveire contro le norme grilline – ricordare la putrida campagna contro il Rdc, favorendo quella Dx paludosa che oggi sostiene di voler sconfiggere.

Non so che farà Schlein ma da future aperture al rottamatore di sé stesso vedremo quanto la segretaria Dem sia votata al suicidio.