I senatori meloniani avvertono: “Prima i Lep” – Il tema dei Livelli essenziali delle prestazioni nell’attuazione dell’Autonomia è stato sollevato dal vicepremier Antonio Tajani

(Di Vanessa Ricciardi – ilfattoquotidiano.it) – Prima gli italiani, ma anche prima i Lep: i Livelli essenziali delle prestazioni. Quello che è diventato il nuovo slogan non solo di Forza Italia ma anche di Fratelli d’Italia, è partito dal vicepremier Antonio Tajani e a sorpresa ha coinvolto gli esponenti campani del partito di Giorgia Meloni, tutti critici sull’Autonomia differenziata. Si è aperto così un nuovo scontro nella maggioranza dopo i giorni agitati sullo Ius Scholae, con la differenza che questa volta il litigio interno va a colpire la legge bandiera della Lega firmata dal ministro Roberto Calderoli.

Ieri è stato depositato un altro ricorso alla Corte costituzionale contro l’Autonomia, nello specifico quello della Campania del Pd Vincenzo De Luca. Nelle scorse settimane, si erano già mosse per le vie legali Puglia, Toscana e Sardegna. Un movimento deciso ma previsto. Quello che ha allarmato il centrodestra è la base elettorale. Mentre procede la via della Consulta, la settimana scorsa sono state raggiunte le 500 mila firme online per il referendum, circostanza a cui si è aggiunta la campagna critica dei vescovi e di parte del mondo di Comunione e Liberazione. Il primo a esprimere dubbi sulle intese per l’autonomia è stato il vicepremier Tajani, ieri si è aggiunto Antonio Iannone, senatore coordinatore campano di FdI, che al Mattino ha ribadito che prima di passare alle intese, il governo dovrà fissare i Lep, il punto economico e politico che ancora non è stato risolto. La legge stessa, ha ricordato, lo prevede: “Ci tutela l’articolo 4”. Con il Fatto, ha rincarato la dose Sergio Rastrelli, figlio di Antonio, presidente della Campania per Alleanza Nazionale a fine anni Novanta, ed ex coordinatore del partito a Napoli: “Nella nostra visione, la ‘autonomia competitiva’ dei territori è un provvedimento che deve contribuire a unire l’Italia, e a renderla più forte e più equilibrata. Perché ciò sia realizzabile, la previa puntuale individuazione dei livelli essenziali da garantire su tutto il territorio nazionale è la precondizione necessaria per avviare ogni iter di trasferimento delle funzioni alle singole Regioni”. Solo “dopo che siano stati definiti i Lep, siano stati calcolati i costi per sostenere tali livelli in ogni Regione e siano state attribuite le risorse necessarie, potrà essere accordata l’autonomia alle Regioni che ne faranno richiesta”. Oltre ai timori elettorali, se FI ne approfitta per marcare la distanza dagli altri partiti, in FdI c’è la voglia di dare segnali per il dossier sospeso del premierato. La legge Calderoli infatti ha tagliato il traguardo come da accordi, la “madre di tutte le riforme” ancora no.

Per il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, le critiche sono “strumentali” e “fake news”. Il vicepremier Matteo Salvini sabato era convinto: “Ai primi di ottobre verrà applicata la legge sull’Autonomia differenziata” in “Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria”, ha detto da Pinzolo. Una frase che non ha fatto i conti con i gli alleati.