Dove resiste il Movimento – Sulcis. Minatori e lobbisti. La sindaca Massidda giù dopo 3 anni, “ma ha dimostrato che per noi c’è solo l’interesse pubblico”

(Di Mauro Lissia – ilfattoquotidiano.it) – Cagliari. Un anonimo ristorante nei pressi della piana di Pontida, dove la Lega Nord ha appena concluso il raduno nazionale. I ministri dell’Industria Vito Gnutti e del Bilancio Giancarlo Pagliarini incontrano una delegazione della Carbosulcis. Scene mai viste, gli irriducibili minatori sardi vengono accolti con abbracci (“voi sì che lavorate, non come a Roma…”) dal popolo padano: “Ma perché – chiede Gnutti – volete continuare a sudare in un buco scavato nella terra, a respirare carbone, quando il governo Berlusconi è pronto a finanziare nel Sulcis, a casa vostra, piccole fabbriche di giocattoli, di stuzzicadenti, fabbriche produttive che stiano sul mercato?”. Qualche secondo d’imbarazzo rotto da un imponente minatore, la barba nera, sulla testa lo storico caschetto giallo, che si alza in piedi: “Mio nonno era minatore, mio padre era minatore, per noi da generazioni la miniera è la vita ed è quella la vita che vogliamo continuare a fare”. Gnutti sospira, guarda Pagliarini, alza gli occhi al cielo e allarga le braccia: “Non c’è niente da fare. Allora come volete, andiamo avanti con l’accordo per il rilancio della miniera di Nuraxi Figus”.

Era il 19 giugno 1994, trent’anni che sembrano un secolo. Nel Sulcis sono bastati a trasformare in epopea i tempi dell’industria mineraria, memoria viva ma senza più nostalgia. Sono rimaste le scorie dell’attività estrattiva, i ruderi che sono ormai vestigia, ma non più l’idea che il lavoro e il benessere vengano solo dalle viscere della terra. Fondata nel 1937 dal regime fascista e inaugurata da Benito Mussolini, nella vicina Buggerru è nato il sindacato italiano e da queste parti le bandiere rosse hanno sempre sventolato insieme al tricolore. Ma le urne elettorali, che sono la bussola del cambiamento, dicono che Carbonia con le sue vie perpendicolari e le sue architetture razionaliste è oggi un’altra città. La sinistra storica, quella dei morti di Buggerru e delle occupazioni a oltranza dei pozzi minerari, è finita nei tanti musei del lavoro aperti tra i resti dei vecchi edifici industriali. A sventolare è rimasta la bandiera sbiadita del Pd, la sinistra non sinistra, nel corso degli ultimi dieci anni insidiata da un M5S che in un contesto di disoccupazione e speranze perdute si è fatto largo fino a prendersi l’amministrazione comunale con la sindaca Paola Massidda.

Era solo tre anni fa, dal 2016 al 2021. Oggi il movimento di Grillo è in caduta libera ovunque ma non in buona parte della Sardegna, dove nella città simbolo di Carbonia come a Sassari, Cagliari e Nuoro ha raccolto consensi ben al di là del disastroso dato europeo (il 9,99 per cento) sfiorando o andando oltre i 20 punti percentuali. Nella capitale delle miniere il 25 febbraio gli elettori 5S hanno dato una grossa mano al Campo Largo di Alessandra Todde che ha vinto grazie ai propri voti, quelli dei 5Stelle: un successo della coalizione ma soprattutto personale. Alle Europee il Movimento ha mantenuto a Carbonia un significativo 18,81 per cento contro il 29,36 del Pd, sia pure con una partecipazione al voto che non ha raggiunto il 37 per cento.

Un’anomalia elettorale tutta da analizzare: col Pd che nel Sulcis rappresenta oggi il potere forte, distante dall’orgoglio dei minatori e dal mondo operaio, soprattutto legato all’area affaristica che fa capo anche qui al potentissimo politico sulcitano Antonello Cabras, il M5S ha perso il governo della città, tornato al centrosinistra. Ma con un atto di ribellione all’avanzare dell’oblio ha mantenuto una grossa fetta dell’elettorato, mostrando la propria voglia di resistere proprio alla prova più ricca di significato politico, quella del voto per Bruxelles. La ragione? “Forse il M5S viene ancora visto come soggetto estraneo all’establishment e distinto dal Pd, che rappresenta il potere” è il parere di Simone Pinna, giurista e consigliere comunale a Iglesias. Come dire: un M5S più vicino alle origini, refrattario alle alleanze obbligate e rivolto solo all’obiettivo del buon governo. È questa la spiegazione? E quanto può aver pesato l’effetto Todde considerato che i consensi, non solo a Carbonia, sono raddoppiati in poco più di tre mesi, dalle Regionali alle Europee?

Le parole del portavoce del M5S nel Sulcis Gianluca Lai, consigliere comunale a Carbonia, sono su questa linea: “Con l’amministrazione di Paola Massidda abbiamo dimostrato che per il M5S l’unico interesse è quello pubblico e che l’onestà rimane la nostra stella polare. Purtroppo gli elettori della città ci hanno abbandonato alle prime delusioni, pensavano che avessimo la bacchetta magica e potessimo risolvere problemi enormi in pochi mesi”. Un po’ come per la nuova giunta regionale, sulla quale le attese sembrano superare di gran lunga la realtà delle cose: “Con Alessandra Todde e il governo sardo a guida 5Stelle possiamo dimostrare di saper incidere – avverte Lai – e i numeri delle recenti elezioni in Sardegna indicano che i cittadini non si sono allontanati dalle nostre idee. Siamo ancora qui, Carbonia regge insieme alla sua storia e la Sardegna regge. Se evitiamo di omologarci agli altri possiamo farcela, perché se si governa per gli interessi di pochi i cittadini ignorano la copia e scelgono l’originale”. Non omologarsi, restare a quello che in Sardegna è definito su connottu, la dimensione indefinita di ciò che si conosce e che rassicura, il luogo accogliente dove ritornare. Un’idea, quella di stare al largo da affari e clientele, che potrebbe essere ancor’oggi un programma politico.