Borse a picco, i rischi possibili dietro i numeri. La spinta arriva dal turismo. Uno spostamento verso i servizi che un tempo si sarebbe detto più che virtuoso. Purché si fosse trattato di servizi nel segno della modernità

(di Daniele Manca – corriere.it) – Ce ne sarebbero di motivi per esercitarsi nel facile ruolo di Cassandre in queste settimane. Se non altro per prepararsi a quella che l’Economist chiama un’altra «estate pazza». Fatta di spread che si allargano, Borse che cadono spinte giù dai signori dei profitti: i grandi dell’hi-tech. E poi, l’incertezza sul taglio dei tassi, timori per una nuova recessione negli Stati Uniti, una Cina che rallenta assieme al nostro partner per eccellenza: la Germania.
Ma sarebbe altrettanto superficiale ignorare o sottovalutare i campanelli d’allarme che valgono per l’Occidente e segnatamente per il nostro Paese. Superficiale quanto rischioso. Con troppa esultanza si sono accolti gli ultimi dati italiani sul prodotto interno lordo, la misura al momento più attendibile sulla crescita di un Paese.
Abbiamo un aumento già acquisito dello 0,7% del Pil e a fine anno potremmo salire fino all’un per cento e oltre. Ci può far piacere crescere più della Germania ma deve preoccuparci il fatto che il nostro principale partner industriale rallenti. Non è un caso che la crescita aumenti mentre la nostra industria da oltre un anno (16 mesi) registra un rallentamento.
La spinta arriva dal turismo. Uno spostamento verso i servizi che un tempo si sarebbe detto più che virtuoso. Purché si fosse trattato di servizi nel segno della modernità. E quindi ad alta intensità tecnologica per esempio. Di sicuro c’è stato un aumento del 14% delle presenze nel turismo. Dati che ci fanno sicuramente piacere ma che dovrebbero entrare a far parte di una strategia.
Sull’accoglienza andrebbe strutturata un’offerta che sia sostenibile nel tempo e non basata semplicemente sul fatto che disponiamo di buona parte del patrimonio culturale e storico a livello mondiale. Non basta allargare le braccia e accogliere i visitatori in strutture improvvisate e poco efficienti, e con lavoratori mal pagati e precari. È vero che l’occupazione è così a livelli record in Italia. Ma responsabilmente dobbiamo chiederci se e quanto sia di qualità. Il «pittoresco» può aiutare una volta, ma non può essere la caratteristica principale di chi ambisce a essere una delle destinazioni più ricercate al mondo. Certo, non si costruisce un’infrastruttura turistica al pari di altri Paesi come la Spagna e la Francia nel giro di un paio d’anni. Ma non lo si fa nemmeno dando l’impressione di voler badare solo agli interessi delle categorie che devono offrire servizi (leggi taxi e balneari) e non a quelli che devono usufruire di quei servizi, siano essi cittadini o turisti.
La globalizzazione economica è in arretramento o perlomeno si sta modificando. Al contrario però, la globalizzazione dell’informazione marcia grazie ai social a ritmi forzati. E oltre alle persone anche i Paesi sono sotto gli occhi di tutti. Si è visto ieri come un dato relativamente negativo come i posti di lavoro creati negli Stati Uniti (non all’altezza delle aspettative) abbia innescato paure più o meno razionali sulle Borse mondiali. Gli esperti di mercati economici e finanziari usano una definizione azzeccata di momenti come questo: «volatili». E cioè, restando in ambito finanziario, chi compra e vende titoli azionari o di Stato è molto confuso dai dati contrastanti che arrivano dagli uffici di statistica. E questo rende altalenante, volatile, la reazione degli investitori.
Quando i mercati sono volatili si innesca una sorta di fuggi fuggi generale. Una «fuga dal rischio», si mettono in vendita i titoli azionari o di Stato in portafoglio. È così che cadono le Borse. Gli operatori cercano liquidità. Né più né meno come noi piccoli risparmiatori quando vediamo una situazione di rischio e corriamo a vendere preferendo avere in banca denaro liquido.
A questo è dovuto l’allargamento dello spread, della differenza tra quanto paghiamo noi italiani di interesse a chi ci presta soldi, rispetto ai tedeschi. Siamo alle soglie dei 150 punti, non elevatissimo, ma cresciuto di quasi il 10% nell’ultimo mese. Questo significa che i nostri titoli vengono acquistati meno o posti in vendita, e dobbiamo pagare tassi di interesse più alti.
Un segnale minimo. Ma che va colto. Il debito pubblico ormai veleggia attorno ai 3 mila miliardi. In rapporto al Pil: il 137,3% nel 2023, mentre nel 2019 (pre Covid) era il 134,8. L’azione della Banca centrale europea, da Mario Draghi in poi, ha fatto capire ai mercati che l’euro e i Paesi che lo compongono, sono ben difesi. E, sinora, le leggi di Bilancio hanno tenuto la barra dritta sul rigore; senza contare quegli oltre 24 miliardi di maggiori entrate che forniscono al ministero dell’Economia un confortevole cuscinetto per la finanziaria del 2025.
Dovremo avere però la capacità di mostrare agli investitori e ai risparmiatori italiani e non che comprano i nostri titoli o che mettono soldi nelle nostre aziende e sul nostro territorio, che abbiamo ben chiaro un sentiero di crescita sostenibile. Con chiare direzioni di marcia (dove sono finite la transizione digitale ed ecologica?). Il mese di agosto spesso in passato si è incaricato di riportare l’attenzione su questioni concrete. Sperando che non si tratti di bruschi risvegli.
Ecco perché creano ogni giorno un diversivo. Devono coprire i dati economici disastrosi e i loro fallimenti. Stiamo affondando e la maggiore preoccupazione del governo è la pugile algerina. Mario Draghi è pronto a tornare.
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Articolo veritiero tutto sommato.
La prima cosa che salta all’occhio è che sia il Corsera a pubblicarlo; segnale inequivocabile che tra l’elite economica nostrana e Meloni i rapporti sono sdruciti.
E’ mia convinzone personale che l’isolamento politico in europa in cui Meloni stessa si è messa, sia la peggiore batosta che potesse autoinfliggersi; così come non le avrebbe giovato mettersi sotto l’ala protettrice di VdL; è stata sfrotunata doveva decidere se morire con un colpo di pistola o con uno di fucile; scelta non facile, lo capisco.
Il PIL cresce di un misero 0,7%, numeri sufficienti a malapena per ripagare gli interessi passivi sul debito, poco più,.
L’articolo in modo grossolano attribuisce tale crescita al turismo,; l’ormai noto terziario arretrato, dove vigono precariato, bassi salari e sfruttamento; mentre quel che rimane dell’industria continua ad arretrare inesorabilmente.
Per quanto riguarda la transizone ecologica, questa necessita di essere sussidiata ( si spera in sussidi fatti col cervello e non col kulo), ma in Italia abbiamo le casse vuote e quindi la parte anatomica con cui fare i sussidi rimane in scondo piano.
Quanto alla crescita futura c’è poco da sperare, sostenibile o meno che sia ; un governo in stato confusionale a causa di una classe dirigente inadeguata, di uno stato di finanza pubblica da incubo, di un’insipenza politica fuori dal comune, difficilmente avrà la forza e la lucidità per manovrare il timone della barca la cui prua punta verso il fondo.
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Ho pensato la stessa cosa quando ho visto “corriere.it”. Non penso che con una situazione economica così precaria il governo possa arrivare a fine legislatura. Vedo già all’orizzonte l’ennesimo governo tecnico.
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Ti pongo una questione non retorica ma da persona a cui mancano delle informazioni. La Meloni si fa forte del Pil italiano confrontandolo con quello tedesco ma é chiaro che non é l’Italia a essere cresciuta ma la Germania che é crollata. Abbiamo la produzione in calo per il sedicesimo mese consecutivo le costruzioni dello 0,8 annuo le importazioni -3,5% esportazioni -0,8%. A fronte di questi dati che ho letto in alcuni report ho anche appreso che il Pil é trascinato oltreché dal turismo anche dai notevoli profitti registrati dalle banche e dai potentati dell’energia. E’ possibile?
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La prima risposta: è come scrivi. l’Italia è cresciuta poco e la Germania è crollata; ma questa è una magra consolazione perchè l’industria italiana fa parte della catena del valore tedesco; se crolla la Germania, prima o poi l’onda di piena arriva da noi ed infatti la nostra industria è in sofferenza.
La Germania ha poi i mezzi di risollevarsi, noi abbiamo riagguantato il crollo del PIl dovuto a Lehman Brothers solo di recente.
La seconda risposta: una delle cassificazioni del pil è la seguente
PIL= Spesa Pubblica+ Consumi+ Investimenti privati + (esportazioni-importazioni eventualmente corrette per i tassi di cambio tra le valute)
Se le importazioni diminuiscono, essendo queste l’unica voce del PIL negativa; da un punto di vista finanziario è un bene, vuol dire che migliora la bilancia commerciale; poi rimane da capire se importiamo meno perchè non ci serve o perchè non ce lo possiamo permettere.
Quando ho scritto che l’articolo definiva in modo grossolano la crescita del PIL dovuta al turismo, non era una parola scritta tanto per; la crescita del turismo si può manifestare in due delle voci; i consumi e anche gli investimenti privati, in infrastrutture turistiche nel caso di specie.
Il comparto energetico ha dato il suo contributo positivo al PIL in termini di investimenti in energia green; tuttavia, a fronte dei profitti registrati dai prezzi di petrolio e gas, ha depresso l’industria; in altri termini si è verificato un trasferimento di ricchezza dalle imprese ( e dai pagatori di bollette) alle imprese energetiche.
Per quanto riguarda i profitti delle banche essi non rientrano direttamente nel calcolo del pil; quindi dire che hanno aumentato o peggiorato il PIL, è una falsità.
Giocano tuttavia un ruolo cruciale; più le banche fanno profitti, più aumentano le disponibilità per finanziare investimenti;; quindi bisognerebbe andare a vedere quanto le banche hanno prestato alle imprese e per cosa.
Curiosità dove li hai presi i dati ch citi?
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Grazie per la gentile risposta. Ho preso i dati da un blogger che naviga su youtube direi attendibile.
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Non ho verificato i dati che hai scritto, in sostanza non cambia niente; io di solito faccio riferimento, quando voglio fare le verifiche, a fonti ufficiali; BCE, Banca Italia, ministeri, FED, ecc. ecc così da poter provare in caso di contestazione.
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Può darsi che il blogger di cui favevo cenno abbia preso questi dati dalle stesse tue fonti. Penso volesse rimarcare che lo 0,7% per quanto effettivo non rispecchiasse il vero andamento dell’economia.
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Infatti è così, il PIL non rispecchia il reale andamento dell’economia; bisogna analizzare una ad una le sue componenti e poi ci sono anche gli aspetti finanziari da considerare ( forza della valuta, tassi di interesse ecc ecc)
Se ad esempio i consumi sono al palo, gli investimenti anche e la crescita del PIL è sostenuta solo dalla spesa pubblica vuol dire che i cittadini (consumi) la vedono nera; le imprese (investimenti) la vedono nera.e si corre dritto di filato verso l’aumento del debito pubblico.
Quanto al nostro caso del turismo e dell’industria che arranca; questo vuol dire che si stanno perdendo posti di lavoro qualificati (operai, impiegati) che hanno tutto sommato ancora delle tutele e si sostituiscono con camerieri, e addetti alle pulizie che sono dei lavori a qualifica molto bassa e dove paghe da fame e sfruttamento la fanno da padroni.
Massimo rispetto per i camerieri e per gli addetti alle pulizie; fanno un lavoro faticoso e onesto; resta il fatto che qualifiche e retribuzioni rimangono basse.
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