Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas, è stato ucciso da un missile guidato israeliano a Teheran, dove si trovava per la cerimonia di insediamento del presidente Masoud Pezeshkian. In sede scientifica

(Di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas, è stato ucciso da un missile guidato israeliano a Teheran, dove si trovava per la cerimonia di insediamento del presidente Masoud Pezeshkian. In sede scientifica, la prima domanda rilevante è se la leadership decapitation, o decapitazione della leadership, funzioni. Più precisamente, la domanda è: “L’uccisione dei capi provoca la morte delle loro organizzazioni terroristiche?”. Le notizie non sono buone per Israele. Gli studi sul terrorismo dicono che la leadership decapitation non dà i risultati sperati con le organizzazioni terroristiche longeve, con un grande sostegno popolare, ricche di risorse materiali e immateriali. Le organizzazioni terroristiche possenti sono resilienti: morto un capo ne fanno un altro. È ciò che è accaduto con Bin Laden. Molti in Occidente pensavano che l’uccisione di Bin Laden avrebbe causato la morte di al Qaeda. Non è accaduto perché al Qaeda era un’organizzazione terroristica possente e resiliente. Bin Laden è stato sostituito da al-Zawahiri. La leadership decapitation funziona meglio con le organizzazioni terroristiche piccole, giovani e con poche risorse. In questo caso, l’uccisione del capo causa più spesso lo sbandamento del gruppo. Hamas non subirà contraccolpi particolari giacché i capi delle organizzazioni terroristiche nemiche degli Stati Uniti vivono nella consapevolezza che saranno uccisi e organizzano la successione con largo anticipo sulla loro morte. Nel momento in cui assumono la leadership, i capi delle organizzazioni terroristiche possenti indicano i successori per evitare lotte intestine. Il fondatore di Hamas, Ahmed Yassin, è stato ucciso il 22 marzo 2004 da un missile israeliano. Poi Hamas è cresciuta spaventosamente fino a realizzare uno degli attentati più smisurati della storia del terrorismo, diciannove anni dopo.

È presto per una valutazione complessiva. Tuttavia, Hamas ha dato prova finora di essere una delle organizzazioni terroristiche più forti di sempre. Questo giudizio provvisorio poggia su due fatti che l’osservazione sociologica registra agevolmente. Il primo fatto è che, nonostante Israele abbia raso al suolo la striscia di Gaza, i militanti di Hamas non tradiscono la propria leadership. Semmai, la difendono fino al martirio. In base alle informazioni disponibili, Haniyeh è stato ucciso per una propria leggerezza. L’Iran è pieno di spie israeliane. Partecipando alla cerimonia di insediamento del presidente Masoud Pezeshkian, Haniyeh si è reso pedinabile. È stato individuato e ucciso. Il secondo fatto è che l’uccisione di Haniyeh, anziché provocare scoramento tra i militanti di Hamas, sta creando una grande esaltazione collettiva che, con ogni probabilità, aumenterà gli arruolamenti in favore di Hamas.

Circa il rapporto tra Israele e Hamas, possiamo dire ciò che Marx diceva del rapporto tra capitalisti e proletari: i primi non possono esistere senza creare i secondi. Analogamente, Israele non può esistere senza creare il terrorismo giacché lo Stato d’Israele, come dimostrano le braccia spezzate ai ragazzini palestinesi durante la prima intifada iniziata nel 1987, parla soltanto il linguaggio della forza e della violenza. Marx prevedeva che i proletari avrebbero sopraffatto i capitalisti. Israele non sarà sopraffatto dai terroristi, ma continuerà a produrli, con poco profitto. Infine, nel valutare le ripercussioni dell’uccisione di Haniyeh su Hamas, occorre distinguere il leader dalla leadership. Israele ha ucciso un leader; la leadership di Hamas è intatta. La prova che Israele ha nuovamente fallito la sua missione di estirpare il terrorismo è il processo per genocidio che fronteggia davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Onu. E i tunnel di Gaza continuano a funzionare, per la gran parte illesi.