Guido Crosetto: “Incensurato, si è dovuto dimettere per tornare a essere libero”

(Di V. Bisbiglia e M. Grasso – ilfattoquotidiano.it) – “Il fallimento della democrazia”. È il tenore catastrofico dei commenti che per tutta la giornata di ieri hanno seguito la notizia, giunta in mattinata, delle dimissioni di Giovanni Toti da presidente della Regione Liguria. Se Toti è colpevole o innocente lo stabiliranno i giudici. La politica però non ha perso l’occasione per rimettere in discussione uno dei principi fondamentali della giustizia di tutti gli ordinamenti: le misure cautelari preventive. E in questo caso gli arresti domiciliari. Solo per i politici, ovviamente come “eletti” che dovrebbero essere immuni alla legge. Vediamo con quali dichiarazioni.
Crosetto “Un incensurato si dimesso per essere libero”
È il tema cardine del dibattito politico, rilanciato ieri da Guido Crosetto: Toti è ai domiciliari a causa del pericolo di reiterazione del reato. Ora che si è dimesso ci sono più chance che il giudice gli revochi le due misure cautelari inflittegli. E questo, secondo chi la pensa come il ministro della Difesa, diventa una sorta di ricatto politico. Ma è davvero così? La sentenza del Tribunale del Riesame dell’8 luglio è chiara. Il conflitto non dipende dall’attività politica di Toti, ma dalla sua funzione “tecnico-amministrativa”, proprio nella qualità di presidente della Regione: “È quest’ultima l’area in cui inerisce la persistente pericolosità di Toti – si legge nell’ordinanza – al quale, non a caso, viene contestato di aver scambiato utilità economiche con l’adozione di specifici provvedimenti amministrativi e non certo di aver adottato scelte ‘politiche’ nella sua veste di presidente della Regione”. Tradotto: se Toti avesse continuato a fare il governatore da uomo libero avrebbe potuto reiterare quei reati. La custodia cautelare funziona proprio così, si basa su tre principi: pericolo di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Ed è così per tutti, dai semplici furti, ai reati di mafia e anche per la corruzione o il finanziamento illecito, come in questo caso. Se passasse il principio di Crosetto, un maestro incensurato, accusato di un reato odioso come la pedofilia, potrebbe tornare in classe fino al terzo grado di giudizio.
Cassese “Esiste il diritto dell’eletto al mantenimento della carica”
Il costituzionalista Sabino Cassese è entrato in corsa nel collegio difensivo di Toti. E in una memoria ha inserito la sua interpretazione dell’articolo 97 della Costituzione: l’esigenza cautelare, a suo giudizio, avrebbe dovuto tenere conto del fatto che Toti era stato eletto dal popolo. E dunque non si poteva “arrestare” fino al terzo grado di giudizio. Una tesi però distrutta dal collegio di giudici: le “accuse di corruzione nei confronti di Toti non concernono un illecito di natura veniale (…)” e sostenere una simile tesi “significa solo teorizzare, nei fatti, una sorta di ‘immunità cautelare’”. La legge è uguale per tutti. E anche le misure cautelari.
Difesa di Toti “I fondi erano legali e registrati”
È la principale tesi dei legali di Toti: non si possono processare i finanziamenti leciti. Fermo restando che c’è pure un filone dell’inchiesta – quello relativo ai contributi Esselunga – dove per i pm ci sarebbero anche casi di erogazioni non registrate, il Riesame sul punto non lascia spazio a dubbi. Il problema non è il finanziamento in sé o l’atto che favorisce l’uno o l’altro imprenditore, bensì “l’accordo corruttivo” che lega le due vicende, ovvero il do ut des: lo scambio corrispettivo tra le due prestazioni. E infatti spesso accade che le tangenti siano mascherate da fatturazioni per operazioni inesistenti.
Calenda “Scelta forzata indegna in Stato di Diritto
Toti non è stato costretto a dimettersi. La Legge Severino prevede la sospensione in caso di misura cautelare che limita la libertà personale. La Regione Liguria era governata dal suo vice, Alessandro Piana, che avrebbe potuto portare l’Ente fino a fine mandato. Non solo. Vale lo stesso discorso fatto per Crosetto: lo “Stato di Diritto” funziona proprio così. E il principio delle misure cautelari preventive è a garanzia della collettività.
neanche fosse stato agli arresti all’Asinara o all’ Isola del Diavolo
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Io capisco tutto e da giurista l’analisi è ineccepibile, quello che non condividerò mai però è quello che accadrà dopo, alla fine del processo, in caso di assoluzione: la carica e la carriera a Toti (e a chiunque altro) non gliela restituiscono. Questo per me è inaccettabile.
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e allora lasciamoli rubare liberamente. E che diamine.
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No, neanche questo va bene ovviamente (che poi lo deciderà la magistratura se uno ha “rubato” o no), ma quello che mi aspetto da uno stato civile è che dopo che una persona è stata assolta (e quindi ingiustamente infangata) venga completamente riabilitata agli occhi dell’opinione pubblica.
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I comportamenti etici dei politici sono, o dovrebbero essere, precedenti a quelli di natura penale, altrimenti c’è l’attuale caos.
Se sei un politico dovresti avere prudenza nel frequentare certi personaggi e ambienti, perché chi ti ha votato in modo consapevole e libero, vive, sa come si vive e sa che cosa significa frequentare certa gente e certi ambienti: da quelli mafiosi, lobbistici, massonici deviati, già condannati per corruzione ecc.
Altrimenti viviamo tutti nella casa delle libertà.
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non glielo ha ordinato il dottore, sono i rischi di chi guadagna posti prestigiosi in politica.
Non sono complotti alla Dreyfuss in ogni caso, hanno amplissime garanzie.
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pare che vogliono rubare alla luce del sole e il popolo sovrano si deve pure piegare a novanta °, senza muoversi sennò li fa pure godere di più…!!!
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Calenda un’ altro dell’allegra brigata che dovrebbe partecipare a buttare saponette profumate a sor Giuseppi 🤔Con il livello della classe politica di questo periodo i five stars della Prima ora come Taverna e Di Battista avrebbero giocato a tiro al piccione(metaforicamenteparlando).
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La storia dell’eletto dal popolo mi ha letterlamente vaporizzato le OO
E’ stato eletto dal popolo per fare cosa?
E’ stato eletto dal popolo per, nel caso di specie, amministrare la regione Liguria, con “disciplina ed onore”; non per farsi i Kzi suoi e fare arricchire illecitamente alcune persone attingendo alle risorse pubbliche per poi averne un tornaconto politico.
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L’OSCURITA’ DEL POTERE – Viviana Vivarelli
Chi non ha nulla da temere ama la trasparenza e la verità. Chi ha reati da nascondere cerca la disinformazione e la calunnia.
In un mondo ideale si vorrebbe che un Ministro della Giustizia rendesse fede al suo ruolo e agisse come un difensore dell’equità, tutelando il diritto di ogni cittadino a una vera informazione, all’uguaglianza di tutti davanti alla legge come a leggi che difendono i diritti dell’uomo e non gli abusi del potere e i reati del capitale e dovrebbe fare di tutto per permettere una giusta informazione.
Ma non sembra propro che l’attuale Ministro della Giustizia o i suoi compari siano su questa linea di civiltà.
Tra il perseguire i reati e frenare le intercettazioni, il caro Nordio sceglie la seconda opzione.
Quello che in Italia proprio manca è la trasparenza del potere, che si riflette nella manipolazione dei media e ci abbassa di anno in anno nella classifica della libera informazione.
La trasparenza può e deve creare una partecipazione costante nei processi politici da parte dei cittadini. Uno strumento fondamentale per aumentare la partecipazione democratica ai processi politici è un’adeguata normativa sulla libera informazione. Il potere deve essere trasparente perché deve poter essere giudicato. I giornalisti dovrebbero essere i cani da guardia del potere, non i loro chihuahua scodinzolanti. Una moderna democrazia non cresce senza la partecipazione popolare alle scelte del governo, ma questa implica conoscenza e valutazione corretta dei fatti.
Un buon giornalista deve essere dotato di due qualità: onestà ed etica. Ma chi ha interessi in gioco e gestisce malamente il potere possiede molti modi per influenzare l’opinione pubblica e dunque il voto e le decisioni a tutti i livelli e sceglie i giornalisti più ossequienti e non quelli più onesti e dotati di coscienza morale. Oscurare i fatti del potere con la disinformazione o minimizzarli è uno degli strumenti usati dalle dittature. In politica, la trasparenza è lo strumento principe per informare la gente, responsabilizzare i membri del governo e combattere la corruzione. Per questo i protagonisti principali dei media, e massimamente i giornalisti che scrivono gli articoli di fondo dei quotidiani o sono onnipresenti in televisione, hanno una grandissima importanza per coartare le conoscenze e dunque le coscienze. Ormai la disinformazione programmata sembra a tal punto un’arma di dominio da dilagare su tutto il pianeta secondo gli ordini delle grandi banche, delle maggiori potenze militari e delle multinazionali. Ne danno ampiamente prova temi come la guerra, il Covid, il cambio climatico… dove è diventato ormai quasi impossibile avvicinarsi alla verità, come se incombesse sul globo un oscurantismo cognitivo che non ha niente da invidiare al Medioevo.
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