Case di lusso a canoni popolari: c’è anche Beppe Marotta fra gli inquilini del Trivulzio. Il presidente dell’Inter paga 19 mila euro l’anno per 120 metri quadrati nel quartiere milanese Brera. L’affitto di mercato sarebbe oltre il doppio

Case di lusso a canoni popolari: c’è anche Beppe Marotta fra gli inquilini del Trivulzio

(di Andrea Montanari – milano.repubblica.it) – «Da commissario sto perseguendo un interesse pubblico, non l’interesse privato di nessuno. Bisogna però che si esaminino anche le situazioni di non fragilità». Il commissario straordinario del Pio Albergo Trivulzio, Francesco Paolo Tronca, non ci sta a passare per quello che vuole sfrattare gli inquilini bisognosi delle case della Baggina e in un’audizione in Consiglio regionale parla chiaro, spiegando il progetto di affidare il patrimonio immobiliare alla società pubblica Invimit. «Ribadisco — dice — la mia ferma disponibilità ad affrontare tutte le esigenze, ma non posso accettare altre cose paradossali, che mi sono balzate agli occhi subito e che continuano a venire fuori. Secondo una valutazione fatta da una struttura dell’Agenzia del Territorio ci sono canoni che sono la metà, un terzo, un quarto, un quinto e perfino un decimo di quello che dovrebbero essere. Per esempio, case di pregio pagate 5 mila euro l’anno».

Nomi, Tronca non li fa, ma documenti consultati da Repubblica consentono di ricostruire alcune situazioni significative per il divario tra canone pagato dagli inquilini e quello di mercato: si tratta in più di immobili in zone di gran pregio dati in affitto a manager o professionisti. È il caso di Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter che per un appartamento di 120 metri quadrati nel cuore di Brera paga un canone annuo di 19 mila euro, mentre secondo l’Osservatorio del Mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate l’affitto dovrebbe essere di almeno 42 mila euro. Lo stesso accade, sempre nel cuore di Brera, per Pier Filippo Giuggioli, presidente provinciale dell’Unione dei piccoli proprietari, ma anche presidente del comitato inquilini dello stabile in cui abita: qui paga un canone di 32.500 euro annui per un appartamento di oltre 200 metri quadrati che sempre secondo l’Osservatorio dovrebbe costarne almeno 72 mila. Il nome di Giuggioli era già comparso anche negli elenchi degli inquilini del Pat all’epoca di un altro caso di affitti a prezzi di favore, nel 2011. A pochi passi da Brera, poi, Matteo Mangia, figlio del noto avvocato Rocco Mangia risulta intestatario di un contratto di affitto per circa 160 metri quadrati per cui paga un canone di 13.600 euro, mentre secondo l’Agenzia delle Entrate il canone di mercato dovrebbe essere di oltre 54 mila.

Un altro caso eclatante riguarda un appartamento di grande metratura: circa 240 metri quadrati in zona Magenta: il contratto risulta a nome di un parente di Vito Corrao, ex direttore sanitario del Pat, che ha poi guidato alcuni dei più importanti ospedali lombardi, fino all’ultimo incarico come direttore generale dell’Asst di Lecco. Per questo appartamento completamente ristrutturato a spese dall’inquilino, il canone è di 5.100 euro l’anno, contro un canone di mercato stimato in 80.500 euro.

Altro caso curioso in zona Washington, dove un appartamento di oltre cento metri quadrati è affittato a un ex funzionario del Viminale. Canone annuo 2.500 euro, mentre per l’Osservatorio dell’Agenzia delle Entrate dovrebbe essere di almeno 26.680 euro. Tranne il caso di Marotta, il cui contratto è in essere, in tutti gli altri i contratti di affitto sono scaduti. La nuova gestione commissariale del Pat ha chiesto agli inquilini di poter avviare una rinegoziazione; ma senza ottenere una risposta o ricevendo proposte ritenute inadeguate.

«Molti contratti sono stati fatti ad personam — aggiunge in audizione Tronca — . Come quello che invece di fruttare una cifra relativamente modesta come 26 mila euro annui, da anni e anni ne frutta 2.500. Sono dati, non aggiungo valutazioni. Ma nei lasciti di chi ha donato gli immobili al Trivulzio c’è scritto che questi debbono essere utilizzati con il fine del sostegno dell’attività svolta dal Pat». Il tutto capita mentre nel bilancio del Pat risultano ancora 3,7 milioni di canoni non pagati. E se le lettere di sollecito agli inquilini — che partono dopo due trimestri di canoni non pagati — prima erano una sessantina al mese, ad aprile sono salite a duecento.