
(New York Times) – Le fabbriche cinesi hanno dato il via a un’ondata di esportazioni, suscitando preoccupazioni in tutto il mondo per gli effetti sulle economie di altri paesi. Scrive il NYT.
Le esportazioni cinesi, già formidabili, sono aumentate a giugno mentre le importazioni si sono ridotte, con le aziende e le famiglie cinesi che sono diventate più caute nello spendere denaro. Il risultato è stato un avanzo commerciale mensile record di poco più di 99 miliardi di dollari, come ha riferito venerdì l’amministrazione doganale cinese. […]
Per il governo cinese, l’avanzo commerciale sempre più ampio è una buona notizia. I consumatori dei mercati lontani acquistano molti dei beni che le famiglie cinesi non vogliono più. Ciò contribuisce a mantenere aperte le fabbriche in Cina e fornisce la domanda per un numero ancora maggiore di fabbriche in costruzione nell’ambito della strategia nazionale di espansione della produzione industriale.
Ma l’impennata del surplus commerciale cinese ha messo in allarme molte capitali straniere. I funzionari di tutto il mondo temono che le esportazioni dalla Cina sostituiscano la loro produzione industriale, costringendo le fabbriche a chiudere e danneggiando la crescita economica. Nelle ultime settimane, i governi di Stati Uniti, Unione Europea, Brasile, India, Turchia e altri Paesi hanno aumentato le tariffe o imposto nuovi dazi sui manufatti provenienti dalla Cina.
Il mese scorso il surplus commerciale della Cina ha superato il record stabilito nel luglio 2022, quando le fabbriche e i porti del Paese stavano correndo per mettersi al passo con la domanda globale dopo che un rigido blocco della Covid-19 a Shanghai aveva paralizzato la produzione in gran parte della Cina centrale.
Milioni di persone in Cina sono alla ricerca di modi per risparmiare in risposta alla crisi del settore immobiliare. Gli appartamenti e altri tipi di abitazioni rappresentano tra il 60 e l’80% dei risparmi delle famiglie in Cina, una percentuale insolitamente elevata rispetto agli standard internazionali. Ecco perché la crisi immobiliare iniziata tre anni fa, che ha già portato decine di costruttori a non pagare i debiti, ha avuto un effetto particolarmente pronunciato sui consumi.
A giugno il valore delle importazioni è sceso del 2,3% rispetto all’anno precedente, attestandosi a circa 209 miliardi di dollari, mentre le esportazioni sono aumentate dell’8,6%, raggiungendo i 308 miliardi di dollari, generando un surplus da record. […]
Le fabbriche cinesi producono già quasi un terzo dei prodotti manifatturieri del mondo. Xi Jinping, il massimo leader del Paese, ha fissato l’obiettivo nazionale di promuovere “nuove forze produttive di qualità”, ponendo l’accento sulla costruzione di un numero ancora maggiore di fabbriche con molti robot e altre automazioni.
La leadership del Partito Comunista Cinese si riunirà oggi a Pechino per una quattro giorni di revisione strategica della politica economica e dell’ideologia, che di solito si svolge ogni cinque anni. Oggi sono attese anche le ultime statistiche sulla crescita economica della Cina, con gli economisti che prevedono un rallentamento nel secondo trimestre.
L’enfasi sull’espansione industriale per compensare la crisi immobiliare cinese è evidente nei dati ufficiali: I nuovi prestiti bancari netti ai mutuatari industriali hanno raggiunto i 614 miliardi di dollari nei 12 mesi fino a marzo. Si tratta di una cifra sei volte superiore ai prestiti annuali concessi a questi mutuatari prima della pandemia, che ha quasi esattamente sostituito i prestiti precedentemente destinati al settore immobiliare.
Occorreva il NYT per farci conoscere le tragiche banalità della globalizzazione e della deindustrializzazione. Si tratta, nientemeno, che della” hot water’s discovery”, risultato delle ricerche congiunte delle più prestigiose università USA.
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“Il dragone padrone del mondo” e un fiasco di vino, anzi una bottiglia di palinka, il vino è troppo poco alcolico, all’imbecille che ha scritto l’intestazione con cui presenta l’articolo del NYT su Infosannio.
China’s trade surplus reaches record level, prompting worries abroad
questo il titolo dell’articolo del NYT riportante la data del 12-07-2024
https://www.nytimes.com/topic/subject/business-and-economy-in-china
Un ben più prosaico e ponderato “Il surplus commerciale della Cina raggiunge un livello record, suscitando paure all’estero” come scrive l’articolista Keith Bradsher.
Quali dati ha utilizzato KB per il suo articolo?
I seguenti
https://tradingeconomics.com/china/balance-of-trade
E quale è la fonte primaria?
La seguente
http://english.customs.gov.cn/ in cui c’è il link dell’articolo commemorativo dell’evento
https://www.ciie.org/zbh/en/news/exhibition/news/20240715/44999.html
Entriamo nel merito dell’articolo; lo possiamo dividere in due parti; la prima che fa riferimento al saldo commerciale e la seconda che fa riferimento alle paure all’estero.
Essendo un tema un pò complesso lo descrivo per punti.
Si tratta innanzi tutto del record dal luglio 2022
Bene per la Cina che le esportazioni siano aumentate; del resto è noto da tempo che la Cina stia diventando un attore commerciale non solo in fatto di cianfrusaglie e prodotti pronta monnezza, ma anche di prodotti ad alto contenuto tecnologico; nonchè fornitore di primaria importanza di materie prime e semilavorati che hnno impatto anche sulla transizione ecologica. In parole povere si può dire che la Cina ha migliorato nel periodo in esame la sua posizione di Rilevanza Strategica
Se andiamo in tempi più lunghi ( e ben più significativi) questo il, quadro
https://data.worldbank.org/indicator/NE.EXP.GNFS.ZS?end=2023&locations=CN&start=1998
Male per la Cina che il suo mercato interno sia in deterioramento, lo testimonia il fatto che le importazioni siano diminuite, contribuendo quindi alla crescita del saldo di parte corrente.In parole povere si può dire che la Cina ha peggiorato nel periodo in esame la sua posizione di Dipendenza Strategica.
La Cina ha guadagnato bene , ma dipende sempre più dagli importatori; detto in estrema sintesi; sempre nel periodo in esame
In tempi più lunghi ( e ben più significativi) questa la situazione
https://data.worldbank.org/indicator/NE.IMP.GNFS.CD?locations=CN
(dove sei Dragone Padrone del Mondo?)
Passiamo alla seconda parte e andiamo a vedere cosa succede nell’orto di casa.
La guerra commerciale è in atto già da tempo; il dato cui si riferisce l’articolista è solo uno dei tanti che potrebbe essere usato strumentalmente, ma non sposta di un micron il problema.
L’Europa al momento è coinvolta in una guerra solo commerciale; gli USA, oltre a quella commerciale, competono anche in ambito geopolitico.
I dazi, benchè quelli previsti dall’EU siano dazi compensativi e non antidumping, hanno sempre lo stesso effetto, quello di far aumentare i costi per gli acquirenti finali, di rendere meno competitivi i prodotti cinesi, nel caso di specie, e di salvaguardare posti di lavoro, entrate fiscali e crescita economica.
Dazi che non sono applicati sulla base degli ultimi dati, ma sono in fase di elaborazione da diverso tempo.
Funzionano? Si e no
Infatti la BYD aprirà due stabilimenti per la produzione di auto elettriche, uno in Ungheria e l’altro in Turchia.
Gli utili di BYD finiranno a Pechino, ma dovrà lasciarne una parte di quelli potenziali nei paesi citati per stipendi ai dipendenti locali, contributi previdenziali , costo dell’energia ecc ecc.
D’altro canto BYD con questo sistema riesce ad agirare la politica daziaria EU e se le auto si produrranno, si assembleranno in Turchia ed in Ungheria, non è detto che i componenti si producano sempre nei medesimi posti.
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